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Badanti e assistenti, costi troppo alti: "Sistema genera povertà e lavoro nero"

Eliminata dal decreto dignità la norma che avrebbe finito per penalizzare le famiglie che fruiscono del supporto di badanti e assistenti familiari. Per il presidente della Fish, scampato il pericolo resta però un sistema che va profondamente rivisto nella sua impostazione

03 agosto 2018

ROMA – Il pericolo rappresentato dal decreto dignità pare essere stato scongiurato, ma l’impostazione delle norme da tempo in vigore e relative ai costi che le famiglie devono sopportare per usufruire dell’aiuto e del supporto di badanti e assistenti familiari rimane profondamente sbagliata: un sistema che di fatto impoverisce le famiglie e genera lavoro nero. Uno scenario che dunque va “profondamente rivisto”. A dirlo è Vincenzo Falabella, presidente della Fish, al quale abbiamo chiesto un punto sulla questione dopo l’approvazione in prima lettura alla Camera del decreto dignità.
 
“Come Fish nei giorni scorsi, abbiamo attirato l’attenzione sul fatto che nella stesura originale del cosiddetto “decreto dignità” fossero previsti dei meccanismi che finivano per penalizzare le famiglie che fruiscono del supporto di badanti e di assistenti familiari. Un effetto tutt’altro che secondario pensando che moltissimi fruitori di quei servizi sono persone anziane, non autosufficienti o persone con disabilità”. “Alcuni emendamenti al testo governativo intervenuti in sede di discussione parlamentare sembrano – dice Falabella - aver sanato quell’effetto che vogliamo ritenere indesiderato. Con la consueta prudenza attendiamo il testo definitivo della conversione in legge visto che, peraltro, inizia ora l’esame del Senato”.
 
“Abbiamo tuttavia colto questa occasione – prosegue il presidente della Fish - per attirare, per l’ennesima volta, l’attenzione sull’assistenza (il lavoro di cura) che milioni di famiglie pagano in proprio con insufficienti aiuti economici. A fronte delle spese sostenute per il lavoro di cura privato le agevolazioni fiscali alle famiglie risultano assai limitate. Per tutti i contribuenti privati è prevista una deduzione dal reddito fino a 1.549,37 euro e limitata ai soli contributi previdenziali e assistenziali. Nel caso la prestazione sia resa a persone non autosufficienti è prevista, in aggiunta all’agevolazione precedente, una detrazione del 19% della spesa sostenuta, ma solo fino a 2.100 euro di spesa. È inoltre posto il limite reddituale di 40.000 euro. Peraltro – ricorda Falabella - su queste assunzioni le famiglie non godono nemmeno del sistema di incentivi di cui godono invece le aziende. 
 
“Questa impostazione, che da anni stigmatizziamo, genera impoverimento nelle famiglie ma contribuisce anche all’evasione fiscale e contributiva (lavoro nero). E’ uno scenario – conclude il presidente della Fish - che va profondamente rivisto”. (cl)
 

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