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Disability Pride, le sorelle "Witty Wheels": aria profumata di diritti civili

Elena e Chiara, due sorelle in sedia a ruote molto attive sui social, raccontano il loro “Disability Pride” a Rimini. “Per un momento mi è sembrato che la giustizia sociale fosse un obiettivo vicino”

07 agosto 2018

Le sorelle “Witty Wheels”
witty wheels

- ROMA – I vigili le hanno fatte parcheggiare lontano, una signora voleva aiutarle a uscire dal corteo e un tipo voleva scattarsi una foto con loro: qualcuno, insomma, non ha capito bene lo spirito della manifestazione. Eppure, per Elena e Chiara, note ai social come le sorelle “Witty Wheels”, il Disability Pride è stato un giorno da ricordare. Lo racconta Elena, in un post da poco pubblicato su Facebook. “Io e Chiara siamo andate a quello di Rimini – riferisce - ed è stato davvero molto bello. Non è mancata la signora che, senza apparente ragione visto che ero lì ferma ad aspettare come tutti in mezzo alla folla che la parata partisse, mi ha chiesto se doveva farmi strada per uscire dal corteo; quello che mi ha dato un bacio; quella che mi ha detto 'grande!' con tono ispirato - riconosco il tono usato specificamente per le persone disabili -; quello che voleva una foto con me e ha chiesto il permesso alla mia assistente (attenuante: era brillo, credo)”. 

L'elemento più negativo, poi, è stata la scarsa partecipazione di persone disabili: “C'erano davvero poche persone disabili, ma non è una novità nei grandi eventi – ricorda Elena -. O forse quelli con le carrozzine manuali sono ancora lì che si spingono cercando di arrivare, visto che i vigili ci hanno fatto parcheggiare lontanissimo ('abbiamo l'ordine di far parcheggiare lontano anche i disabili!!')”. 

Sulle immancabili ombre, però, prevalgono le luci, perché “a parte queste cose, che ho comunque percepito come marginali, al Pride c'era una bella energia e mi sono sentita parte della community, anche se non era strettamente la mia - riferisce Elena - E pensavo a quanto sarebbe bello, anzi a quanto sarà bello, quando svilupperemo lo stesso orgoglio collettivo nella community disabile, con la stessa ironia dissacrante, con la gioia tipica di un gruppo marginalizzato che riprende il suo posto, con lo stesso sentimento di rivalsa. Ho respirato aria profumata di diritti civili mentre ascoltavo Battiato remixato, e per un momento mi è sembrato che la giustizia sociale fosse un obiettivo vicino”.

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