:::

Inserisci le tue credenziali per accedere ai servizi per gli abbonati

   
Ricordami

Password dimenticata?

Oppure scopri come abbonarti »

Stampa Stampa

Bafode e gli altri: i giovani braccianti morti sognando l'autonomia

Tre ragazzi accolti Rimini sono morti negli incidenti di Foggia in cui hanno perso la vita 16 braccianti, un altro è in gravi condizioni. Manila (Casa Madiba network): “Abbiamo provato a convincere Bafode a non andare, ma le alternative quali erano? Nessuna”. Domani marcia a Rimini per la dignità dei lavoratori stagionali

08 agosto 2018

bafode

RIMINI – Bafode aveva 22 anni, era originario della Guinea Conakry ed era arrivato in Italia nel 2016. Lo sbarco in Sicilia, il passaggio dall'hub regionale di accoglienza di Bologna e poi l'assegnazione al Cas (Centro di accoglienza straordinaria) gestito dalla cooperativa sociale Cento Fiori di Rimini. Nel frattempo aveva ottenuto il riconoscimento della protezione umanitaria, aveva fatto un mese e mezzo a Casa don Andrea Gallo, uno -spazio a bassa soglia di accoglienza autogestito dagli ospiti con il coordinamento dell'associazione Rumori Sinistri e aveva iniziato a giocare a calcio, la sua passione, nella Polisportiva Autside di Rimini. Poi l'ingresso nello Sprar, prima a Riccione e poi di nuovo a Rimini. A febbraio di quest'anno però il progetto è finito, Bafode è rientrato a Casa don Gallo, ma solo per un mese.

“Ha parlato con Federico che segue la squadra di calcio per dirgli che lo Sprar stava finendo e lui rischiava di ritrovarsi in strada, quindi abbiamo predisposto lo spazio per riaccoglierlo – racconta Manila di Casa Madiba network – Poi un amico gli ha proposto di andare a lavorare a Foggia, come bracciante. Noi abbiamo provato in tutti i modi a convincerlo a non partire, abbiamo chiesto a chi nella Capitanata c'era già stato di parlarci, ma per lui erano 4 o 5 mesi di lavoro e non c'è stata possibilità. D'altra parte, le alternative quali erano? Nessuna”. Bafode è morto lo scorso weekend in uno degli incidenti in cui hanno perso la vita 16 braccianti che lavoravano nel foggiano. Insieme a lui c'erano anche Romanus ed Ebere, nigeriani, anche loro giovanissimi, anche loro transitati dai progetti di accoglienza di Rimini, da Casa don Gallo e dalla Ciclofficina di Rimini dove si tengono corsi per imparare a riparare le biciclette. Un altro ragazzo è in gravi condizioni.

A Casa don Gallo Bafode era arrivato grazie alla sua passione per il calcio. Uno dei progetti di Casa Madiba network è quello della Polisportiva Autside, una squadra di calcio antirazzista che partecipa al campionato di calcio a 7 della Uisp. “Per Bafode il calcio era molto importante, giocava anche nel suo Paese di origine – racconta Manila – e la Cento Fiori ci ha subito parlato di lui quando è arrivato al Cas. Dal 2016 fino a quando è uscito dalla Casa era sempre presente ai due appuntamenti settimanali dell'allenamento e della partita. Era un ragazzo molto serio, si impegnava molto”. Orfano dei genitori, Bafode ha una sorella più piccola nel Paese di origine. “Non era andato a scuola ma sapeva leggere – racconta Manila – Aveva qualche difficoltà in più nell'apprendimento della lingua rispetto agli altri ragazzi che invece hanno un percorso di studi alle spalle, inoltre era timido e questo non lo ha aiutato nella ricerca del lavoro. Ma aveva un forte desiderio di autonomia e anche quando era da noi, era molto attivo, ha frequentato i corsi di italiano, i percorsi del Cpia, ha fatto tirocini e stage. Ma non aveva molte prospettive”.

Attualmente sono 42 le persone accolte a Casa don Andrea Gallo, di cui 5 italiani e 37 migranti. “I migranti sono ragazzi, molto giovani, tutti usciti dai centri di accoglienza del territorio – spiega Manila – . Casa don Gallo risponde a un bisogno generato dalla povertà dei lavoratori italiani che finiscono in strada e a quello prodotto dal sistema di accoglienza emergenziale nel nostro Paese. La Casa si trova vicino a Casa Madiba e nei pressi del Parco della Resistenza, dove in estate vivono in centinaia, in maggioranza ragazzi africani usciti dai progetti”. Attraverso lo sportello sindacale del lavoro, l'associazione Rumori sinistri ha organizzato, insieme ad Adl Cobas (Associazione Diritti lavoratori lavoratrici)un corso base di diritto del lavoro terminato a metà luglio, “per dare ai ragazzi gli strumenti per capire come funziona il rapporto di lavoro, che cos'è il contratto”. Molti dei ragazzi accolti a Casa don Gallo sono in tirocinio, “ma le condizioni sono al livello dello sfruttamento. Bafode è andato in Puglia e non ha cercato lavoro qui ma quello che c'è qui è comunque lavoro precario e sfruttato. Certo qui non rischi di morire in un incidente stradale stipato insieme ad altri nel retro di un furgone, ma puoi andare incontro ad altri problemi”.

Una manifestazione per la dignità dei lavoratori e delle lavoratrici stagionali in agricoltura e nel turismo, contro la disuguaglianza e il razzismo e per ricordare Bafode, Ebere, Romanus e gli altri braccianti morti a Foggia. La promuovono Rumori sinistri e la Ciclofficina per il 9 agosto alle 18.30. “Partiremo dalla Fontana Quattro Cavalli e in un lungo percorso passeremo davanti alla Guardia Costiera, all'associazione albergatori e arriveremo in centro, davanti al Comune – conclude Manila – Chiediamo a chi parteciperà di portare berretti o fazzoletti rossi per richiamare il colore del pomodoro e del sangue”. (lp)

© Copyright Redattore Sociale

Stampa Stampa