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Thom, sfuggito allo sfruttamento: "La mia storia per aiutare i migranti"

Arrivato in Thailandia nel 2009 con la promessa di un lavoro in edilizia, Thom è stato costretto a lavorare su un peschereccio ininterrottamente. Oggi è ambasciatore sociale della ong Gvc. Romanelli: “Ricordiamoci che i gamberetti che mangiamo possono nascondere una storia di sfruttamento”

11 agosto 2018

-BOLOGNA – Thom Touch è cambogiano. In Thailandia è arrivato nel 2009 perché un broker gli aveva promesso un lavoro nell'edilizia. Ma quando ha attraversato il confine, gli hanno preso i documenti e lo hanno costretto a lavorare ininterrottamente su un peschereccio thailandese. “Non avevamo un solo momento per riposare. Soffrivo il mal di mare e non potevo mangiare. E così mi sono ammalato'”, racconta. Un giorno ha anche assistito a un omicidio a bordo, come capita a circa il 59% dei migranti. Tanti sono stati uccisi, altri sono diventati dipendenti da droghe o hanno sviluppato disturbi post-traumatici e problemi psichici (dati Onu). Sfuggito alla schiavitù, oggi Thom è ambasciatore sociale della ong Gvc in Cambogia: racconta la sua storia e così aiuta altri migranti a non cadere nella trappola della trappola e dello sfruttamento. “Se è facile identificare i trafficanti in coloro che costringono alla prostituzione, è più difficile che la stessa cosa accada con imprenditori senza scrupoli che riducono i migranti al lavoro forzato – dice Margherita Romanelli, responsabile di Gvc per l'area asiatica - Siano essi caporali nel Sud Italia o nel Sud Est Asiatico, è bene sapere che i gamberetti che arrivano sulle nostre tavole possono nascondere una storia drammatica, se non si sconfigge il fenomeno della tratta e si effettuano rigorosi controlli sulla rete di approvvigionamento”.

Negli ultimi anni, la comunità internazionale ha più volte criticato la Thailandia per non aver contrastato in modo efficace la tratta di esseri umani e lo sfruttamento. Inoltre, nonostante l'Ue abbia minacciato di bandire l'importazione di prodotti ittici, nel settore persistono ancora abusi e violazioni dei diritti umani.

Sono circa 1,5 milioni i cambogiani che migrano in Thailandia. Oltre un milione è a rischio sfruttamento. Sono 120 mila le donne cambogiane che, ogni anno, sono vittime di tratta in Thailandia (dati Gvc). “Lavoriamo da anni in Cambogia e, da poco, anche in Thailandia per far sì che i migranti cambogiani siano adeguatamente informati affinché si possano prevenire altri episodi simili – spiega Dina Taddia, presidente di Gvc – Di recente, in Cambogia, Gvc ha firmato un 'Memorandum of understanding' con il National committee for counter trafficking, un passo avanti per sostenere i migranti cambogiani e prevenire il traffico e lo sfruttamento di esseri umani in Thailandia”. (lp)

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