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Nel campo profughi libanese, per ascoltare le storie dei bimbi siriani

Si conclude oggi la missione nel campo profughi di bambini siriani a Kefraya di mons. Peragine, amministratore apostolico dell’Albania meridionale. "Gli sguardi dei bambini sorridenti non potevano nascondere la sofferenza di un recente passato e il dolore di un futuro molto incerto"

12 agosto 2018

ROMA - Si conclude oggi la missione in Libano, partita ad inizio mese, di mons. Giovanni Peragine, Amministratore apostolico dell’Albania meridionale e vicepresidente della Conferenza episcopale albanese. Mons. Peragine, italiano e missionario per più di 10 anni in Albania prima della sua nomina a Vescovo poco più di un anno fa da papa Francesco, ha visitato insieme a gruppo della sua Diocesi organizzato dalle Suore Marcelline di -Saranda, il campo profughi di bambini siriani a Kefraya, in LIbano, e ne ha incontrato il vescovo maronita.

“L'idea della missione nel campo profughi libanese – ci dice mons. Peragine - è maturata qualche mese fa quando incontrando suor Daniela della comunità di Saranda, che mi ha raccontato del suo viaggio in Libano della scorsa estate. In seguito è maturata l'intenzione di proporre anche a un gruppo della nostra amministrazione apostolica una forte esperienza di animazione ai bambini siriani profughi, in uno dei numerosi campi presenti nel paese dei cedri”.

“Il Libano, pur essendo un piccolo paese di circa 4 milioni di abitanti, ospita più di 1,5 milioni di profughi regolari e molti altri clandestini. Accolti in diversi campi sparsi nel paese, tutta questa popolazione, segnata già da numerose sofferenze e costretta a lasciare la propria terra per le violenze della guerra, è in attesa di conoscere le sorti del proprio destino dalle decisioni politiche da parte dei "padroni" di questa parte del mondo”, ricorda ancora il Vescovo.

“Al di là di tutte le questioni politiche – prosegue il Vescovo dell’Albania meridionale -, la nostra presenza in Libano, nella zona di Kefraya, nella parte ovest della Bekah, ha avuto lo scopo di farci vicini all'esperienza quotidiana di tanta gente e soprattutto di tanti bambini che affollano uno di questi campi profughi. Siamo entrati nel loro campo nel rispetto della loro condizione condividendo, nonostante la difficoltà della lingua, le loro storie e soprattutto la loro attuale realtà. Gli sguardi dei bambini sorridenti e gioiosi non potevano comunque nascondere la sofferenza di un recente passato e il dolore di un futuro molto incerto”.

“Come cristiani abbiamo solo voluto condividere un piccolo tratto della loro esistenza sperimentando nell'accoglienza reciproca che la fraternità umana supera ogni barriera culturale e religiosa. Torniamo a casa arricchiti dagli incontri con tanti volti, ma anche con la convinzione che questi bambini, così come tutti le persone che si trovano in queste condizioni, hanno il diritto, in virtù della propria dignità umana ad avere un avvenire dignitoso. Di questo tutti dobbiamo sentirci responsabili”, conclude mons. Peragine. La missione in Libano è stata anche condivisa attraverso le foto pubblicate sulla pagina Facebook “Administratura Apostolike e Ahqiperise se Jugut”. (FSp)

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