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Aquarius, Unhcr: “Bene lo sbarco ma serve la certezza dell'attracco"

Apprezzamento da parte dell'Agenzia dell'Onu per la decisione di Malta ed elogi per i Paesi europei che accoglieranno i migranti. Ma sottolinea la necessità di un “piano regionale per l'area del Mediterraneo che offra chiarezza sull'attracco per chi trasporta persone soccorse”

16 agosto 2018

ROMA – Apprezzamento per la decisione del governo di Malta di consentire l'attracco all'Aquarius e lo sbarco di 141 migranti soccorsi il 10 agosto nel Mediterraneo centrale ed elogi per i 5 Paesi europei che si sono proposti di accoglierli. “Questo dimostra i benefici che possono derivare da un approccio collaborativo”, si legge in una nota di Unhcr, l'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, in cui però si sottolinea che la situazione di stallo degli ultimi giorni (l'Aquarius ha effettuato 2 salvataggi il 10 agosto, il primo di 25 persone e il secondo con 116, e ha ottenuto il via libera da Malta per l'attracco solo il 14 agosto, ndr) ha evidenziato la necessità di un piano regionale per l'area del Mediterraneo che offra chiarezza e prevedibilità sul punto di attracco delle imbarcazioni che trasportano persone soccorse. “L'Unhcr accoglie con favore la fine della situazione di stallo rispetto all'Aquarius e il fatto che 141 bambini, donne e uomini non siano più bloccati in mare – ha dichiarato Filippo Grandi, alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati – ma la situazione non dovrebbe mai arrivare a questo punto. È sbagliato, pericoloso e immorale tenere le navi di soccorso a vagare nel Mediterraneo mentre i governi competono su chi può assumersi anche la minima responsabilità”.
 
- In una nota congiunta con l'Agenzia delle Nazioni Unite per le migrazioni (Oim), l'Unhcr ha ripetutamente richiesto un approccio regionale per gestire le operazioni di salvataggio e sbarco nel Mediterraneo, formulando precise proposte. “C'è un urgente bisogno di rompere con questa continua corsa a creare impasse e approcci ad hoc nave per nave su dove far attraccare le persone soccorse – ha detto Grandi – Solo in presenza di porti sicuri chiaramente identificati, i comandanti saranno certi che, quando risponderanno alle chiamate di soccorso, saranno in grado di sbarcare rapidamente le persone a bordo e non diventeranno oggetto di lunghe negoziazioni”.
 
Appello dell'Unhcr ai comandanti delle navi per continuare i loro sforzi nel sostenere il salvataggio in mare. “Senza questa essenziale e fondamentale pietra angolare della legge del mare, molte altre vite andranno perse – sottolinea l'Agenzia – Sebbene si sia ridotto significativamente il numero di persone che attraversano il Mediterraneo rispetto agli ultimi anni, il numero di quelle morte o disperse in mare rimane elevato. Già quest'anno più di 1.500 persone sono morte o disperse in mare. Lungo la rotta del Mediterraneo centrale, in particolare, il tasso di mortalità è triplicato, e ora si attesta a 1 persona che muore ogni 17 che tentano la traversata, rispetto a 1 ogni 43 durante lo stesso periodo dello scorso anno”.
 
Ci sono voluti 4 giorni perché l'Aquarius ricevesse il via libera per l'attracco. Dopo aver salvato 141 persone nel Mediterraneo centrale, di cui la metà minori di 18 anni, Sos Mediterranée, la ong che opera a bordo della nave insieme a Medici senza frontiere, ha fatto richiesta ai governi europei di assegnare loro un luogo sicuro di sbarco ma “le autorità marittime maltesi e italiane ci hanno informato che non indicheranno all'Aquarius un luogo sicuro per lo sbarco dei 141 sopravvissuti a bordo”, si legge in un post pubblicato il 13 agosto sul profilo di Sos Mediterranée. Dopo essere rimasta in stand by tra Malta e Italia, Aquarius ha ricevuto il 14 agosto l'autorizzazione formale a entrare in acque territoriali maltesi. Dopo più di 5 giorni in mare le persone salvate sono sbarcate a La Valletta nella giornata di Ferragosto. Sono 5 i Paesi che hanno dato la disponibilità ad accogliere i migranti salvati: Francia, Germania, Lussemburgo, Portogallo, Spagna. “Siamo sollevati dall'aver ricevuto un porto sicuro e siamo lieti che Germania, Francia, Lussemburgo, Portogallo e Spagna abbiano deciso di condividere la responsabilità in una risposta coordinata a livello europeo”, ha detto Sos Mediterranée. (lp)
 

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