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Diciotti, migranti accolti da Cei prima a Rocca di Papa e poi nelle diocesi

I migranti presi in carico dalla Chiesa saranno trasferiti dapprima in una struttura alle porte di Roma e in un secondo momento nelle parrocchie. I dettagli sui fondi in via di definizione al Viminale. Maffeis (Cei): “Ci premeva risolvere la situazione”. Forti (Caritas): “Impegno di anni, in accoglienza oltre 26 mila persone”

27 agosto 2018

ROMA - I 100 migranti sbarcati sabato sera dalla nave Diciotti e presi in carico dalla Conferenza episcopale italiana, saranno accolti nel centro di Rocca di Papa, sulla via dei Laghi, alle porte di Roma. A confermarlo è proprio Papa Francesco sul volo di ritorno dalla visita in Irlanda. Il pontefice  ha sottolineato che nel centro Mondo migliore, gestito dalla cooperativa Auxilium, i migranti “cominceranno a imparare la lingua e ad essere migranti integrati". Poi, secondo quanto si apprende dalla Cei, i migranti saranno trasferiti nelle diocesi che hanno già dato disponibilità all’accoglienza come Torino, Brescia, Bologna, Agrigento, Cassano all’Jonio, Rossano Calabro.

I particolari dell’accoglienza nelle strutture della Chiesa saranno definite nelle prossime ore al Viminale. “La nostra disponibilità è piena e totale, quello che ci premeva fin dall’inizio era sbloccare una situazione che andava avanti da giorni - spiega don Ivan De Maffeis, sottosegretario della Cei e direttore dell'Ufficio per le comunicazioni sociali. Probabilmente nelle prossime ore le persone saranno inviate al centro gestito da Auxilium, che ha già accolto alcune delle famiglie arrivare in Italia col progetto dei corridoi umanitari. Il centro è un Cas (centro per l’accoglienza straordinaria) che rientra nel sistema prefettizio. Secondo quanto appreso da Redattore sociale, a parte la fase iniziale nel Cas, che dovrebbe avere una durata limitata, la Cei si farà carico dell’ospitalità nelle diocesi. “Di fondi per ora non abbiamo parlato - chiarisce De Maffeis - sono dettagli che saranno definiti al Viminale”.

Come funziona l’accoglienza nella rete della Chiesa  “Noi ci siamo adoperati questa volta per aiutare le persone in una situazione di emergenza, è stato innanzitutto un intervento umanitario, il nostro pensiero era tutto dedicato ai migranti da giorni sulla nave - afferma Oliviero Forti, responsabile immigrazione di Caritas italiana -. Tutto questo viene fatto nel solco di un impegno che ci vede da decenni in prima linea. Abbiamo ad oggi circa 26mila persone in accoglienza in collaborazione con il governo, in molti casi le accoglienze vengono rafforzate coi contributi della Chiesa o totalmente pagate dalla Chiesa. Un esempio su tutti è quello dei corridoi umanitari. In generale, c’è un’attività in essere da tempo che conferma la presenza della Chiesa e la competenza in questo campo”.

Negli ultimi anni si sono moltiplicati i progetti di accoglienza e integrazione promossi dalle diocesi italiane, in collaborazione con le istituzioni locali e nazionali deputate all’organizzazione del sistema di protezione ed accoglienza. La rete ecclesiale oggi è parte integrante del sistema Sprar nonché un pezzo significativo del sistema emergenziale che fa perno sui cosiddetti Centri di accoglienza straordinaria. Secondo i dati del 2017 contenuti nell’ultimo rapporto sulla Protezione internazionale in Italia le diocesi coinvolte nell’accoglienza sono 139 su un totale nazionale di 220 (63,2%) e hanno accolto oltre 23.300 richiedenti asilo/titolari di una forma di protezione, un valore pressoché identico a quello emerso nel monitoraggio dell’anno precedente (2015-16), in cui si riscontrarono poco più di 22.500 accoglienze. Ad oggi il numero è salito a circa 27mila. Come tipologia di accoglienza prevale quella nei Cas (60,7%), seguita dallo Sprar (16,4%). Ci sono poi altre due tipologie di accoglienza: nelle parrocchie e in strutture ecclesiali (appartamenti, canoniche, ovvero altri locali messi a disposizione da congregazioni, da istituti della diocesi) che unitamente considerate, in realtà superano lo stesso Sprar. Infine, una quota dell’1,6% del totale è rappresentata dall’accoglienza nelle famiglie: 383 persone a febbraio 2017. Il dato è frutto di un’iiniziativa lanciata dalla CEI attraverso Caritas Italiana, tra il 2016 e il 2017: il progetto di accoglienza in famiglia “Protetto. Rifugiato a casa mia". (Eleonora Camilli)

© Copyright Redattore Sociale

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