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Disabilità, la denuncia: "Facebook discrimina"

Denuncia del Dipartimento per l'abilitazione e lo sviluppo urbano degli Stati Uniti: “Facebook discrimina illegalmente consentendo agli inserzionisti di scegliere quali utenti ricevono annunci relativi alla casa in base a etnia, colore, religione, sesso, stato familiare, origine nazionale e disabilità”. Appello al “boicottaggio”

28 agosto 2018

ROMA – Una vera e propria “chiamata alle armi” contro un colosso e per una buona causa: è quella lanciata da Adriana Belotti sulle pagine di Lettera43, L'arma è il “boicottaggio di massa”, il colosso è Facebook e la buona causa è l'inclusione. Il tema è quello delle inserzioni, non nuovo sui social network. In particolare, gli annunci immobiliari: secondo quanto riferito da Belotti, “il governo degli Stati Uniti ha infatti accusato l'azienda di Mark Zuckerberg di consentire l'uso di condotte discriminatorie da parte degli inserzionisti che acquistano spazi pubblicitari sulla piattaforma per l'affitto o la vendita delle abitazioni”.

Facebook contro discriminazioni

Nello specifico, alcuni giorni fa il Dipartimento per l'abilitazione e lo sviluppo urbano ha denunciato in una nota che “Facebook discrimina illegalmente consentendo agli inserzionisti di scegliere quali utenti ricevono annunci relativi alla casa in base a etnia, colore, religione, sesso, stato familiare, origine nazionale e disabilità”, tramite l'utilizzo di specifici filtri, escludendo, per esempio, gli utenti che Facebook categorizza come interessati a parole chiave come “sedie a rotelle o scooters per disabili”, “cani guida”, “accessibilità”, “cultura sorda”, ecc. In questo modo, le inserzioni verrebbero riservate solo a utenti per così dire “graditi”, mentre ne resterebbero all'oscuro coloro che Facebook riconosca come categorie “indesiderate” dall'inserzionista. 

box Le “Discriminatory practices” di Facebook. La questione non è nuova per Facebook, che nel febbraio 2017 rinnovò le proprie “policies” proprio in chiave inclusiva. “La pubblicità discriminatoria non trova spazio su Facebook – scriveva allora il colosso nel documento che annunciava le novità - Lo scorso autunno ci siamo impegnati a fornire agli inserzionisti una migliore indicazione riguardo il nostro divieto di discriminazione e il rafforzamento delle procedure che utilizziamo per far rispettare questo divieto. Oggi siamo lieti di annunciare i passi che abbiamo intrapreso a sostegno del nostro impegno. Negli ultimi mesi, ci siamo incontrati con i responsabili delle politiche e i leader dei diritti civili per raccogliere indicazioni sui modi per migliorare la nostra applicazione, preservando al contempo gli usi vantaggiosi dei nostri strumenti pubblicitari. Abbiamo sentito la preoccupazione che la pubblicità discriminatoria possa ingiustamente privare le persone di opportunità ed esperienze, in particolare nei settori dell'edilizia abitativa, dell'occupazione e del credito, dove storicamente alcuni gruppi hanno subito discriminazioni”. Il colosso faceva dunque sapere di aver “aggiornato le nostre politiche, per rendere ancora più forte il nostro divieto di discriminazione. Mettiamo in chiaro che gli inserzionisti non possono discriminare persone sulla baase su attributi personali come razza, etnia, colore, origine nazionale, religione, età, sesso, orientamento sessuale, identità di genere, stato di famiglia, disabilità, condizione medica o genetica”.

Tutte le “Discriminatory practices” sono illustrate nel documento diffuso da Facebook: vietano espressamente di ncludere contenuti discriminatori nei propri annunci, come pure di utilizzare gli strumenti di selezione dell’audience per dirigere illegittimamente gli annunci verso specifici gruppi di persone o per impedirne ad altri la visualizzazione. Facebook ha inoltre predisposto particolari limitazioni e speciali forme di vigilanza per alcune categorie di annunci, ovvero: le offerte di lavoro, le inserzioni promozionali per servizi di acceso al credito e la pubblicità relativa ai servizi abitativi. Per queste tipologie di inserzioni non sarà più possibile utilizzare i filtri relativi ai gruppi etnici ed un sistema automatico ne impedirà la pubblicazione. 

Boicottaggio di massa”. Ma le “policies” non bastano a sradicare le discriminazioni su Facebook, come dimostra la recente denuncia del Dipartimento Usa per la casa e lo sviluppo urbano. C'è uno strumento che potrebbe essere più efficace e che Adriana Belotti suggerisce di utilizzare: è il “boicottaggio di massa”. “Storicamente i successi ottenuti attraverso grandi boicottaggi contro aziende del calibro di Coca Cola o Nestlè ci dimostrano che quando i consumatori si uniscono e si organizzano riescono a influenzare anche le scelte di grandi multinazionali”, osserva Belotti. Il boicottaggio deve essere però propositivo e in questo senso Belotti ha già qualche idea: “Invece che introdurre filtri che escludono le persone con disabilità dalla visualizzazione di determinate offerte, si potrebbe suggerire di adottare sistemi di selezione e indicizzazione che prediligano le offerte di soluzioni immobiliari accessibili a tutti. In questo modo i proprietari degli alloggi e le agenzie sarebbero incentivati a costruire o restaurare gli edifici secondo i criteri dello Universal Design per renderli fruibili e vivibili da chiunque”. Chissà che, laddove non riescono i proclami ufficiali e le denunce istituzionali, centrino invece il bersaglio le proteste e le azioni del popolo della rete... (cl)

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