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Sulla mia pelle, The mountain e tutti gli altri film "sociali" a Venezia

Il film sulla vita di Stefano Cucchi apre la sezione Orizzonti. Tra le pellicole da segnalare il documentario di Roberto Minervini su New Orleans e il film di Rick Averson sulla lobotomia. Fuori concorso il documentario di Francesca Mannocchi e Alessio Romenzi "Isis, Tomorrow"

29 agosto 2018

Sulla mia pelle
"Sulla mia pelle" - Immagine del film

ROMA - “I film non sono un’aula di giustizia, i film raccontano, non giudicano. Nel nostro film c’è una porta che si chiude perché è giusto che siano i magistrati a dirci cos’è successo”. Sono queste le parole che Alessio Cremonini, regista di "Sulla mia pelle", ha scelto per commentare il film sugli ultimi giorni di vita di Stefano Cucchi, che oggi inaugura la sezione Orizzonti del Festival del Cinema di Venezia. La pellicola racconta i sette giorni, dall’arresto alla morte, in cui Cucchi viene a contatto con 140 persone tra personale medico, infermieri, carabinieri, giudici e agenti di polizia penitenziaria. Nessuno capisce che l’uomo è in gravi condizioni fino all’epilogo tragico. Quanto Cucchi muore, il 22 ottobre del 2009 è il decesso numero 148 in carcere. A fine anno si arriverà a 176. Un film denuncia che riapre il dibattito su uno dei casi di cronaca che più di altri hanno puntato i riflettori sul sistema penitenziario italiano, e il trattamento riservato ai detenuti, in particolare tossicodipendenti.

- Tra gli altri film in gara, "What you gonna do when the world's in fire?" del regista italiano Roberto Minervini. Un documentario ambientato a New Orleans nell’estate del 2017, quando una serie di brutali uccisioni di giovani africani americani per mano della polizia scuote gli Stati Uniti. Una comunità nera del Sud americano affronta gli effetti persistenti del passato, cercando di sopravvivere in un paese che non è dalla parte della sua gente. Intanto le Black Panthers organizzano una ferma manifestazione di protesta contro la brutalità della polizia. Una scottante riflessione sul concetto di razza in America. “Ho raccontato storie che si sono svolte in forme inaspettate sotto i miei occhi. Ho documentato aree dell’America di oggi dove i semi della rabbia reazionaria e anti-istituzionale (cui il paese deve la presidenza di Donald Trump) erano già stati piantati, anche se solo pochi si erano presi la briga di accorgersene. Questa volta ho voluto scavare ancora più a fondo nelle radici della disuguaglianza sociale nell’America odierna, concentrandomi sulla condizione degli africani americani - sottolinea il registo originario di Fermo, nelle Marche -. Nella fase di ricerca e preparazione del film siamo riusciti ad avere accesso a quartieri e comunità off-limits per i più. Mi sono presto reso conto che la maggior parte delle persone si sentiva molto coinvolta in due eventi drammatici della recente storia locale: l’uragano Katrina (2005) e l’uccisione di Alton Sterling per mano di due poliziotti (2016). Entrambi gli eventi erano stati una conseguenza diretta della negligenza istituzionale, del divario socio-economico tra poveri e ricchi e del forte razzismo endemico. Mossa dalla collera e dalla paura, la gente cercava un’occasione per raccontare a voce alta le proprie storie - aggiunge -. La mia speranza è che 'What You Gonna Do When the World’s on Fire?' susciti un dibattito necessario sulle attuali condizioni dei neri americani che, oggi più che mai, vedono intensificarsi i crimini motivati dall’odio e delle politiche discriminatorie”.

"The Montain", film di Rick Averson

Sarà proiettato domani, invece "The Montain", il film di Rick Averson.Nell’America degli anni Cinquanta, il film racconta la storia di un un giovane introverso che si unisce a un famoso lobotomista che promuove la propria procedura, la cui validità è stata da poco smentita. Durante le visite agli ospedali psichiatrici, il giovane comincia a identificarsi con i pazienti, in particolare con la figlia di un carismatico leader del nascente movimento New Age nelle regioni dell’Ovest.

Tra le pellicole fuori concorso, da segnalare "Isis, Tomorrow" di Francesca Mannocchi e Alessio Romenzi. Il documentario parla delle centinaia di migliaia di bambini educati alla violenza e al martirio dall’Isis: l’arma più efficace per portare nel futuro l’idea di un Califfato universale, creare un mondo diviso a metà, da un lato i jihadisti e dall’altro lato gli infedeli da sterminare. Solo a Mosul, nei tre anni di occupazione dello Stato Islamico, hanno vissuto 500.000 minori. "Isis, Tomorrow" ripercorre i mesi di guerra attraverso le voci dei figli dei miliziani addestrati a diventare kamikaze, ma anche delle loro vittime e di chi li ha combattuti. Oggi i figli dei combattenti sono bambini che portano sulle spalle il peso di essere stati educati a uccidere i propri vicini e far sopravvivere l’ideologia per farla rinascere dalle ceneri dei padri. "Isis, Tomorrow" segue i destini delle famiglie sopravvissute dei combattenti nella complessità del dopoguerra in cui il sangue della battaglia lascia spazio alle vendette e alle ritorsioni quotidiane, alla violenza come sola risposta alla violenza. “L’Isis ha perso Mosul. Ma è davvero sconfitto? O la vera guerra – per chi la vive e per chi sopravvive – inizia il giorno dopo la proclamata vittoria? - sottolineano i registi - Questo film nasce dalle domande che si sono fatte più insistenti durante i mesi di guerra a Mosul e che ci hanno accompagnato nelle faticose fasi del dopoguerra: cosa è necessario fare per salvare le centinaia di migliaia di bambini cresciuti per tre anni sotto l’Isis? Come scongiurare la possibilità che questi bambini siano il terreno fertile del terrorismo di domani?”

Rwanda
Rwanda - film di Riccardo Salvetti

Durante le giornate del festival ci sarà spazio anche per  "Rwanda", del regista Riccardo Salvetti. La pellicola, nata dalla tenacia di quattro giovani cineasti under 40 e finanziato tramite un crowfunding, sabato 1 settembre alle alle 20.30, presso l’Auditorium S. M. Elisabetta al Lido, avrà a Venezia la sua prima assoluta, in accordo con le Giornate degli Autori. “Venezia é una parola che mette i brividi perché significa regalare a questo film la premiere piu’ prestigiosa che mai potessimo desiderare”, ha detto Marco Cortesi, sceneggiatore e attore.

Il Festival del cinema di Venezia rappresenta “il miglior punto di partenza affinché il nostro film raggiunga il grande pubblico, e possa divenire il primo di una collana di film su tematiche volte a sensibilizzare le persone sui grandi errori dell’umanita’”, ha detto Massimo Gardini, direttore della fotografia e produttore esecutivo con la sua Horizon Srl (casa di produzione indipendente, che vanta già importanti collaborazioni con Rai, Sky, Fox e Focus TV). "Rwanda" beneficia anche della partnership con Sedicicorto International Film Festival e Fedic (Federazione Italiana dei Cineclub). Altro traguardo gia’ raggiunto dal progetto riguarda il crowdfunding, definito “una delle campagne cinematografiche di maggiore successo degli ultimi 10 anni” secondo ‘Radio 105’ – ‘SmartUp!’.), grazie alla piattaforma Produzioni dal basso. Alle riprese hanno partecipato oltre 480 persone originarie di 24 Paesi dell’Africa centrale. Ferite, contusioni e bruciature sul set “sono state ricreate ad hoc” da professionisti in possesso di competenze “non solo artistiche, ma anche anatomiche e mediche. Ogni comparsa seguiva la propria catena di montaggio”, il resoconto del regista Riccardo Salvetti. “Realizzare il film in territorio ruandese – ha spiegato ancora Gardini – avrebbe comportato difficoltà logistiche enormi. Dovevamo trovare un’alternativa. Un gruppo di esperti in geografia locale e un botanico hanno analizzato decine di location”. Alla fine la scelta e’ ricaduta sull’entroterra costiero romagnolo: “Specchi d’acqua, una vegetazione spesso selvaggia, un terreno argilloso con zone sabbiose. Avevamo trovato un piccolo angolo di Ruanda in Italia”.

Da segnalare anche la visita del regista David Cronenberg, presente a Venezia per ritirare il Leone d’Oro alla Carriera della 75esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia al carcere della Giudecca. L’incontro si svolgerà presso la sala teatro della Casa di Reclusione Femminile di Giudecca, lunedì 3 Settembre. Per l’occasione, durante la Biennale Cinema 2018, all’interno dell’istituto penitenziario femminile di Giudecca verrà organizzata la proiezione di alcuni film di David Cronenberg per facilitare l’incontro con il regista. Alla presentazione nell’ambito della Mostra del Cinema del film di David Cronenberg “M.Butterfly” prevista per Giovedì 6 settembre 2018, alle ore 14.00, presso la Sala Grande, parteciperà anche una donna detenuta, attrice e cantante del gruppo teatrale della Casa di Reclusione Femminile veneziana, diretta da Michalis Traitsis.(ec)

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