:::

Inserisci le tue credenziali per accedere ai servizi per gli abbonati

   
Ricordami

Password dimenticata?

Oppure scopri come abbonarti »

Stampa Stampa

Diciotti, il retroscena: "La mediazione di don Aldo, silenzioso lavoro diplomatico"

E’ stato proprio Papa Francesco, sul volo di ritorno dall'Irlanda, a svelare la mediazione con Salvini di “Padre Aldo che continua il lavoro di don Benzi” nella risoluzione della vicenda dei 177 migranti per giorni fermi al porto di Catania. Il racconto di padre Ramonda, presidente della Comunità

30 agosto 2018

ROMA - E’ stato proprio Papa Francesco, sul volo di ritorno dall'Irlanda, a svelare la mediazione di “Padre Aldo che continua il lavoro di don Benzi” nella risoluzione della vicenda dei 177 migranti da giorni fermi al porto di Catania sulla nave della Guardia Costiera “Diciotti”. Oggi a rivelare i retroscena di quella mediazione è Giovanni Paolo Ramonda, presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII e successore di don Oreste Benzi.

- “La mediazione è nata tramite don Aldo Buonaiuto, perché conosce il ministro Salvini e conosce bene anche il cardinal Bassetti, presidente della Cei. Da tanti anni la Comunità realizza a Perugia, la Diocesi di Bassetti, un'unità di strada per la liberazione delle donne costrette a prostituirsi. Il cardinal Bassetti è anche venuto ad una nostra assemblea per celebrare la Santa Messa - spiega -. In questa vicenda si era creato un impasse e dunque si è pensato che la Chiesa potesse fare qualcosa. Io come responsabile sono stato d'accordissimo alla mediazione di don Aldo Buonaiuto, il quale è rimasto in stretto contatto con me e mi ha sempre chiesto conferma dei suoi passi. Ed io li ho confermati ben volentieri. Questo silenzioso lavoro diplomatico è stato un atto di giustizia”.
Ramonda racconta che Don Aldo con diplomazia “ha sbloccato una situazione molto critica, insostenibile per i migranti, che stava dividendo il Paese. Ritengo poi molto valido che la Chiesa abbia risposto positivamente alla richiesta di ospitare i profughi - aggiunge -. Evidenzia ancora una volta come la Chiesa da secoli sia maestra nell'accoglienza dei poveri”.

Per il presidente della Comunità “il fatto che il Papa abbia riconosciuto il ruolo della Papa Giovanni nella diplomazia è un vanto. Conferma questo rapporto con la sede di Pietro che la Comunità ha sempre tenuto sin da quando c'era don Oreste. Con questo Papa poi la collaborazione si stringe sempre di più - aggiunge - Noi mettiamo il nostro carisma a servizio della Chiesa italiana anzitutto, ma anche della Santa Sede”.

I 100 migranti presi in carico dalla Cei sono attualmente ospitati nel Cas Mondo Migliore di Rocca di Papa. Nelle prossime ore saranno trasferiti nelle diocesi che hanno dato la loro disponibilità. Anche la COmunità Papa Giovanni XXIII ha offerto 40 posti “
ma vedo con piacere che tante diocesi hanno risposto di volerli accogliere. Noi abbiamo già centinaia di persone che ogni giorno bussano alla porta - afferma Ramonda. 

Infine per Ramonda ancora critica è la posizione dell’Europa che “fa orecchie da mercanti”. “Programma tutto, fino all'ultimo centesimo sul piano economico, ma su questo tema lascia la libertà di accogliere o no. È una follia. Per cui la richiesta che l'Europa faccia la sua parte è legittima. Tanto che in questo caso han dato la disponibilità l'Irlanda e l'Albania, che non è neanche membro dell'Unione Europea - spiga -. Il buon senso fa dire che è giusta la ripartizione dei migranti tra gli Stati Europei, perché la ripartizione garantirebbe l'integrazione”. Anche per discutere di questo il prossimo 18 settembre si terrà a Rimini un incontro straordinario dell’associazione sul tema immigrazione.

 

© Copyright Redattore Sociale

Stampa Stampa