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A Venezia "La felicità è blu". La regista: i nati dopo il 2000 non sono raccontati

La regista Enza Negroni racconta la passione per il nuoto di Samuedè e Sonia, nati a Bologna da padre italiano e madre nigeriana, sfatando il pregiudizio che gli africani non possano praticarlo con successo. Il film, realizzato in collaborazione con Uisp, è al Premio Migrarti Venezia il 2 e 3 settembre

30 agosto 2018

VENEZIA - Lui è già un campione, lei non è meno determinata a diventarlo. Lui ora è negli Stati Uniti, lei vuole rimanere in Italia. La felicità di nuotare lega i due fratelli Samuedè e Sonia Andreis di 18 e 14 anni. Sono nati a Bologna da padre italiano e madre nigeriana e nuotano nelle piscine della città sin da piccoli. Una sfida per loro il nuoto, una sfida per la regista bolognese raccontare in 15 minuti la loro vita. Così è nato “La felicità è blu” della regista bolognese Enza Negroni, che ha vinto il bando MigrArti 2018 del Mibact e ora partecipa al Premio Migrarti Venezia 2018, con un'anteprima nazionale domenica 2 settembre e una replica lunedì 3.

“I ragazzi nati dopo il 2000 non sono stati ancora raccontati”, afferma la regista Enza Negroni, che torna tra le vasche come all'inizio del suo “Jack Frusciante è uscito dal gruppo”, del 1996, trasposizione del romanzo di Enrico Brizzi. “Rispetto agli adolescenti della mia generazione, mi sembrano più positivi, molto determinati, più maturi”. Il film è stato realizzato in collaborazione con Uisp, l'associazione sportiva che promuove lo sport come strumento di integrazione e nelle cui piscine i due fratelli sono nati sportivamente. Li ha portati lì il padre, mentre la mamma non sa nuotare.

Il film vuole sfatare il mito che le persone di origine africana siano poco adatte al nuoto. Ad oggi sono pochi i campioni olimpici neri nel nuoto, spiegano in Uisp,  perché si è sempre creduto che non fossero adatti a questa disciplina, alle volte indulgendo nella convinzione che una differenza razziale nella struttura fisica impedisse ai ragazzi di praticare questo sport con successo: si è parlato di densità ossea più elevata e di minor percentuale di tessuto grasso, dai cui uno stare a galla più difficilmente. Alcuni atleti neri, come il surinamese Anthony Nesty o l’olandese Enith Brigitha, hanno dimostrato il contrario, conquistando storici successi olimpici.

Non è il caso dei protagonisti del corto, che sono cittadini italiani, ma i ragazzi di seconda generazione, che non possono concorrere per la Nazionale, sono liberi di partecipare ai campionati Uisp.

Raccontando la loro vita quotidiana, Negroni scopre due ragazzi con le idee chiare e molta determinazione nel raggiungere i propri obiettivi. Parlano con un deciso accento bolognese, sono cresciuti in quello che tutti conoscono come “il negozio africano” della madre, nel quartiere Bolognina, una sorta di crocevia per la comunità nigeriana locale. “Sono una bellissima famiglia -  racconta la regista - i figli hanno vissuto come un arricchimento essere a contatto con la cultura africana, anche se non parlano il dialetto della mamma, e questo è il secondo valore che il film mostra, oltre all'importanza dello sport”.

Nel 2017 Samuedè ha trascorso un periodo di studi alla High School in Ohio, dove ha frequentato i corsi di nuoto vincendo poi il campionato di categoria. Il suo obiettivo è proseguire gli studi all'Università dell'Ohio per diventare ingegnere informatico e allo stesso tempo vuole continuare a gareggiare in Italia. Sonia ha già nuotato in corsia a fianco di Federica Pellegrini, vuole continuare a migliorarsi e competere con le migliori atlete italiane. “Nel colore blu dell'acqua ho visto la loro voglia di crescere, la loro vitalità – conclude l'autrice - la loro è una storia positiva di integrazione e anche di globalizzazione, visto che ora la passione del nuoto ha portato Samuedè in America, anche se entrambi continuano a essere legati al team sportivo con cui hanno iniziato”. (Benedetta Aledda)

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