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Giovani e sclerosi multipla. “La botta è arrivata, bella forte”

Sul blog ideato e gestito da un gruppo di 10 ragazzi con sclerosi multipla, la storia di Giulia “a puntate”. La prima puntata racconta il momento in cui, all'improvviso, ha conosciuto – sulla propria pelle – una malattia di cui prima non sapeva nulla

01 settembre 2018

ROMA - “Quella mattina ero andata di buon umore all’ospedale. Il neurologo aveva in programma per me una bella mattinata di analisi, test, risonanze e chi più ne ha più ne metta, ma io non ero particolarmente preoccupata. Gli ospedali non mi hanno mai resa nervosa. Ero fiduciosa che a fine giornata avrei capito perché ormai da un mese sentivo un fastidioso e costante formicolio dall’ombelico alla punta dei piedi”. Avvenne così, il 12 marzo 2018, l'improvviso e inaspettato incontro tra Giulia e la sclerosi multipla. Un incontro che Giulia ha raccontato, il 27 agosto, sulle pagine del blog “#Giovanioltrelasm”, un raccoglitore di storie, esperienze e “istantanee” di giovani accomunati dalla malattia, ma sopratutto dal desiderio di andare “oltre” questa. 

“Non sospettavo nulla, ma proprio zero eh! - assicura Giulia - Ricordo poi di essere stata accompagnata a fare la risonanza. Ho mai pensato di poter avere la Sclerosi Multipla? No. Perché non sapevo nemmeno cosa fosse. Finita la RM – continua - torno in reparto rintronata come non mai e mi fanno accomodare nella stanzetta del day hospital”. E lì si è annunciata la “botta”, prima timidamente, poi forte e chiara. “Mi siedo su una poltrona e dopo poco entrano il doc e l’infermiera. Perché si siede? Perché l’infermiera chiude la porta? Non sarò mai in grado di descrivere come sia andata dopo. Non ricordo né le parole esatte né l’ordine degli eventi, ma ricordo nettamente che sono stata io a chiedere se avessi o meno la Sclerosi multipla. E ancora oggi mi stupisco come sia stato possibile visto che fino a quel momento non la conoscevo. E ammettiamolo, la botta è arrivata, bella e forte. L’ho sentita nettamente, SBANG. Poco dopo sono crollata e la mia prima flebo di cortisone l’ho fatta in lacrime. E in lacrime ho scritto la mail alla mia capa, dicendo che quel pomeriggio non sarei andata a lavorare, e probabilmente nemmeno i giorni successivi. E ora? Chi devo avvisare? Nessuno, non per telefono e non adesso. Stasera, a casa, dopo essermi fermata a comprare una mega fetta di torta Sacher. E così è iniziato tutto”. 

La versione integrale della storia di Giulia è sul blog di “#GiovanioltrelaSm”

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