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Libia. Unhcr: "Gli scontri a Tripoli minacciano civili, rifugiati e migranti"

L'Alto commissariato invita a risparmiare le infrastrutture civili. Il recente bombardamento di quartieri abitati da civili ha provocato, infatti, morte e distruzione e ha costretto le persone a fuggire. Difficile portare aiuto a migranti e rifugiati: "Ci stiamo adoperando per trasferirli in un posto sicuro"

04 settembre 2018

ROMA - Risparmiare i cittadini e le infrastrutture civili. A chiederlo è l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) alla luce degli scontri in corso nella capitale della Libia. In particolare, si esortano le parti in conflitto a risparmiare i cittadini e le infrastrutture civili e a consentire l’accesso ad aree più sicure a coloro che cercano protezione. Il recente bombardamento di quartieri abitati da civili ha provocato, infatti, morte e distruzione e ha costretto le persone a fuggire,  motivo di grande preoccupazione. Nella notte di domenica gli scontri a fuoco tra gruppi armati hanno ucciso due persone e ferito molte altre, compresi bambini, nel centro per sfollati Fallah 2 Tawergha. Il sito ospita oltre 900 cittadini libici sfollati.

- Nell’area di Janzour, nella parte occidentale di Tripoli, 27 famiglie libiche, tra cui due minori affetti da una malattia degenerativa, hanno cercato riparo in una scuola dopo aver abbandonato le proprie abitazioni a causa degli scontri a sud della città. Ieri (lunedì 3 settembre) un team dell’Unhcr ha visitato le famiglie e valutato la loro situazione. L’Unhcr, in coordinamento con altre agenzie umanitarie, fornirà aiuti di emergenza a tutte le 150 persone che si trovano nella scuola. Un’équipe medica di una clinica locale è impegnata a visitare le famiglie e a fornire assistenza sanitaria di base, ma i bisogni sono in aumento.

"L’attuale situazione della sicurezza nella capitale libica è instabile, imprevedibile e sta limitando l’accesso delle agenzie umanitarie sia ai libici sfollati che ai rifugiati colpiti dagli scontri - spiega Unhcr - Domenica scorsa, in collaborazione con il Ministero dell’Interno libico e il World Food Programme, abbiamo distribuito aiuti alimentari per una settimana nei centri di detenzione governativi di Triq Al Matar e Qaser Ben Ghasheer, dove sono detenuti 2.450 rifugiati e migranti. La distribuzione di aiuti nel centro di detenzione di Abu Salim, dove sono detenute 450 persone, è stata invece sospesa a causa dell’inasprirsi degli scontri nell’area".

"Stiamo monitorando da vicino la situazione, lavoriamo in collaborazione con la Direzione libica per la lotta contro la migrazione illegale e le Agenzie delle Nazioni Unite, e ci adoperiamo affinché tutti i rifugiati e i migranti siano trasferiti in un posto più sicuro - continua l'Alto Commissariato - . Nel frattempo, sabato, la Guardia costiera libica ha soccorso 276 rifugiati e migranti e li ha fatti sbarcare ad Al Khums, 120 km a est di Tripoli".

L’International Medical Corps, partner dell’Unhcr, era presente al punto di sbarco a Al Khums e ha fornito aiuti di emergenza e assistenza medica. In tutto sono sbarcati 195 uomini, 36 donne e 45 bambini, e sono stati recuperati due corpi durante l’operazione della guardia costiera. L’Unhcr continuerà a fornire assistenza alle famiglie e ai rifugiati libici sfollati nonostante l’aggravarsi delle condizioni di sicurezza a Tripoli.

 

 

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