:::

Inserisci le tue credenziali per accedere ai servizi per gli abbonati

   
Ricordami

Password dimenticata?

Oppure scopri come abbonarti »

Stampa Stampa

Accoglienza migranti. Due paesi veneti in lotta per la chiusura dei centri

Cona e Bagnoli, tremila persone l’una, in provincia di Venezia e Padova. Travolte, tre anni fa, dall’apertura di due centri di accoglienza in altrettanti ex basi. I numeri sono saliti fino a sfondare quota 1000 richiedenti asilo in ciascuna base. In attesa di risposte dal ministero, i sindaci chiedono chiarezza. E un’accoglienza diffusa

06 settembre 2018

VENEZIA - Cona e Bagnoli, due cittadine di tremila persone l’una: la prima in provincia di Venezia, la seconda di Padova. Travolte, tre anni fa, dall’apertura di due centri di accoglienza in altrettanti ex basi. Iniziati prima con una manciata di arrivi, i numeri sono saliti esponenzialmente fino a sfondare la quota 1000 richiedenti asilo ospitati in ciascuna base. Un esempio orribile di non accoglienza, secondo i sindaci che ora sperano nella chiusura. Lo sperano perché il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, proprio dal Veneto ha annunciato una svolta. Ma a distanza di alcuni giorni nulla si è ancora mosso. “Lì si produce sofferenza, non si costruisce nulla e si buttano via i soldi e da ogni punto di vista è un fallimento”, riassume Alberto Panfilio, sindaco di Cona, il più scettico tra i due primi cittadini interessati. Di parole in questi anni, dice, ne ha sentite tante ma nei fatti poco è cambiato.

Partiamo dai numeri: “Quello che succede là dentro non è dato sapere – avvisa -. Io rilevo il numero leggendo i giornali: ora ci sono 469 persone. Ma siamo arrivati ad averne 1.500”. Panfilio lamenta poca chiarezza da parte del Viminale: “Il ministro Salvini ha rilasciato tre dichiarazioni differenti in tre giorni in merito al futuro della nostra ex base di Conetta (frazione con 189 abitanti, ndr). Prima ha detto: ‘Dimezzeremo in pochi giorni Cona e progressivamente la svuoteremo’. Il giorno dopo ha detto, con tanto di comunicato stampa: ‘Cesseremo l’attività a Bagnoli e progressivamente svuoteremo Conetta’, introducendo già una distinzione tra noi e Bagnoli. Poi la notizia del giorno, fresca fresca: il Viminale ha revocato il bando per la gestione del centro, che era stato aggiudicato a una nuova società, la Nuova facility, che opera con numeri importanti e buoni risultati nel settore dell’accoglienza. Cosa avviene ora? Come nel giro dell’oca siamo ritornati al punto di partenza: ci ritroviamo 469 persone in un luogo che deve essere chiuso, per civiltà e rispetto della vita umana. Qual è quel paese del primo mondo che fa accoglienza in queste condizioni? Chiunque abbia a cuore un essere umano non può che essere d’accordo”. Soprattutto, dice Panfilio, perché per ora la gestione torna in deroga alla cooperativa Edeco, al centro di un’inchiesta.

Da tre anni il primo cittadino ripete, come un refrain, che la soluzione è l’accoglienza diffusa: “Il principio del ‘distribuiamoli tra tutti’ evocato da Salvini in Europa  dovrebbe essere messo in campo anche nella regione Veneto e in provincia. Perché se un principio è giusto, è giusto per tutti. Con l’accoglienza diffusa Conetta si può svuotare in 3 giorni”. Alla domanda se si fidi delle parole del ministro il sindaco risponde così: “A chi dovrei credere ancora visto che tutti hanno detto tutto e il contrario di tutto? Chiedo ai partiti di rispondere ai cittadini che li hanno votati. Non lo devono fare per me, devono rispondere a loro”.

Roberto Milan, sindaco di Bagnoli, è più possibilista: “Attualmente sono ospitate nell’ex base di San Siro 200 persone, ma ne abbiamo avute oltre mille. Sono molto contento che si parli di chiusura, perché sono 3 anni che abbiamo questa esperienza fortemente negativa, spero che si proceda rapidamente. So che il Prefetto è pronto alla chiusura, sono già stati individuati i posti, siamo in attesa del via libera dal ministero”. Ha paura che non arrivi o è fiducioso? “La speranza è tantissima: penso che ce lo meritiamo e che finalmente venga fatta giustizia per questa comunità. Non si sarebbe mai dovuto aprire, almeno chiudiamo definitivamente questa bruttissima pagina di gestione dei richiedenti asilo”.

© Copyright Redattore Sociale

Stampa Stampa