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Diciotti, i 50 migranti irreperibili? “Sono transitanti, fenomeno noto da anni”

I migranti approdano in Italia con un progetto migratorio preciso: il Nord Europa. Le mete preferite sono Regno Unito, Svizzera e Germania. Miraglia (Arci): "Non vogliono restare in Italia". Negli ultimi 20 anni presentate 728 mila domande d'asilo a fronte di oltre 1 milione di persone sbarcate. Il 32% ha tentato fortuna altrove

06 settembre 2018

ROMA - Circa 50 dei migranti arrivati in Italia sulla nave Diciotti della Guardia Costiera, e trasferiti nelle diocesi che hanno dato disponibilità all’accoglienza, si sono allontanati dai centri e risultano irreperibili. A renderlo noto è il Viminale. Lo stesso ministro dell’Interno, Matteo Salvini, in un post su Twitter commenta la vicenda: “Più di 50 degli immigrati sbarcati dalla Diciotti erano così 'bisognosi' di avere protezione, vitto e alloggio, che hanno deciso di allontanarsi e sparire - scrive -.Ma come, non li avevo sequestrati??? È l’ennesima conferma che non tutti quelli che arrivano in Italia sono 'scheletrini che scappano dalla guerra e dalla fame'. Lavorerò ancora di più per cambiare leggi sbagliate e azzerare gli arrivi”.
In realtà il fenomeno dei cosiddetti migranti transitanti, cioè di coloro che una volta arrivati in Italia cercano di lasciare il nostro paese, è noto e conosciuto da anni. Lo stesso termine “transitanti” è stato coniato proprio per poter spiegare le loro storie. In particolare, a partire dalla primavera del 2015, il fenomeno è diventato evidente per la chiusura temporanea delle frontiere a causa del G7. A Roma molti dei migranti che erano in attesa di lasciare il nostro paese si erano concentrati alla stazione di Ponte Mammolo, nella zona est della Capitale, dove vivevano altri connazionali. L’accampamento fu sgomberato con l’ausilio delle ruspe, pochi giorni dopo si creò il caos alla stazione Tiburtina e poi nel centro Baobab di via Cupa. Lo stesso avvenne in altri luoghi di transito, come la stazione di Milano.

Ma chi sono queste persone e perché scelgono di lasciare l’Italia? I cosiddetti transitanti,  arrivano per lo più dal Corno d’Africa, eritrei ed etiopi in particolare, ma anche dal Sudan, Siria, Afghanistan. Da sempre approdano in Italia con un progetto migratorio preciso: il Nord Europa. Per questo dopo una sosta nel nostro paese cercano di raggiungere altre città, dove ci sono già parenti e amici disposti ad aiutarli. Le mete preferite sono il Regno Unito, la Svizzera e la Germania. Fino a qualche anno fa arrivarci non era difficile, perché molti di loro non venivano identificati subito all’arrivo. Solo nel 2016 con l’entrata in vigore del cosiddetto sistema hotspot si è resa obbligatoria la fotosegnalazione all’arrivo e le norme del Regolamento Dublino (che obbliga a fare richiesta d’asilo nel primo paese d’approdo) sono diventate più stringenti. Il transito è diventato più difficile, ma è continuato fino ad oggi, anche se i numeri si sono ridotti negli anni. 

Come ricorda Filippo Miraglia, vicepresidente di Arci nazionale il fenomeno è “vecchio e molto consistente per alcune nazionalità”. “I commenti del 'leader del governo', il ministro Salvini, sull'allontanamento volontario di una parte dei richiedenti asilo della nave Diciotti, sono, come sempre, pillole di veleno introdotte nel dibattito pubblico sull'immigrazione per consolidare l'immagine negativa dei rifugiati e del diritto d'asilo - sottolinea -. Salvini non sa, o fa finta di non sapere, che il fenomeno dell'allontanamento volontario, determinato da varie ragioni, tutte peraltro note, è un fenomeno vecchio e molto consistente per alcune nazionalità”.

In particolare, stando ai dati: dal 1997 al 2017 (cioè negli ultimi 20 anni) sono state presentate 728 mila domande d'asilo a fronte di oltre un milione di persone sbarcate. Questo vuol dire che il 32 per cento di coloro che sono sbarcati non hanno presentato domanda d'asilo. “Non è che non sono bisognosi di protezione o d'accoglienza ma, più semplicemente, che non vogliono restare in Italia - aggiunge -. Una circostanza che il Viminale ha utilizzato, anche favorendo l'allontanamento delle persone (affinché non pesassero sul nostro sistema d'accoglienza), a tal punto che l'UE ha dovuto introdurre procedure e strumenti (gli hot spot) per impedire quelli che vengono chiamati movimenti secondari interni, che disattendono il Regolamento Dublino”.

Tra le persone maggiormente coinvolte in questo fenomeno ci sono proprio gli eritrei. “I dati del Viminale dicono che dal 2012 al 2017 gli eritrei sbarcati nel nostro Paese sono stati 113.000, ma quelli che hanno chiesto protezione in Italia nello stesso periodo sono meno di 16 mila, ossia il 14% circa - aggiunge Miraglia -. Anche tra i somali a fronte di circa 35.000 sbarcati sulle nostre coste negli ultimi 6 anni, hanno presentato domanda d'asilo poco piu` di 9.500 (circa 27%) Per non parlare dei siriani: su 62 mila arrivati in Italia negli stessi anni, solo 5.800 hanno presentato domanda d'asilo, ossia il 9%. Il record è però dei sudanesi: su 30 mila sbarcati in Italia, poco più di 1000, ossia il 4%, ha presentato domanda d'asilo. Stiamo parlando di Paesi dove è in corso un conflitto ben noto internazionalmente (Somalia e Siria) o una persecuzione che produce continue stragi (Sudan) o una dittatura feroce (Eritrea) - conclude -. Paesi dai quali i richiedenti si vedono riconosciuto il diritto d'asilo nella quasi totalità dei casi”.

Inoltre, secondo i dati dell’Oim, sono 7052 gli eritrei sbarcati nel 2017, a questi si aggiungono oltre tremila persone arrivate nei primi 8 mesi del 2018. L’organizzazione internazionale delle migrazioni ha assistito il ricollocamento in altri paesi d’Europa di oltre 9400 di loro: il 49 per cento in Germania, il 10 per cento in Svezia, il 7 per cento in Svizzera e il 6 per cento in Norvegia. Ora che il programma di relocation è terminato le persone stanno ricominciando ad organizzarsi da sole. (Eleonora Camilli)

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