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No ai pregiudizi, i ragazzi del servizio civile "ci mettono la faccia”

Campagna di sensibilizzazione promossa dal Csv di Catanzaro: la solidarietà per andare oltre la diversità. “La disabilità non appartiene soltanto alle famiglie, ma all'intera società"

07 settembre 2018

Campagna csv catanzaro

Catanzaro - “Abbiamo scelto di andare oltre la paura. L’importanza del tema ci ha dato il coraggio di prestare il nostro volto. Perché la diversità non deve significare separazione”, spiega emozionata Alessia Mangiacasale. Lei fa parte del gruppo di ragazze e ragazzi, in totale quattordici, in prima linea per la campagna di sensibilizzazione contro il pregiudizio, “Il pregiudizio è una zavorra. Liberatene!”,  messa in campo nell’ambito del servizio civile prestato per il Centro servizi al volontariato di Catanzaro. Un’iniziativa inserita nell’ampio cartellone della Festa del volontariato promossa dal Csv.

Ieri la presentazione del progetto nella storica biblioteca “De Nobili” del capoluogo calabrese. Un repentino cambio di sede, e dunque non più la sala concerti del Comune, a causa di un guasto all’ascensore del palazzo municipale. Una variazione di programma richiesta dal Csv e subito accordata dal Comune per facilitare la presenza di uno dei protagonisti della campagna: Antonino Badalucco, ventitré anni, che vive con l’ausilio di una sedia a rotelle a seguito di una malattia rara. “Evidenzio questo fatto negativo come spunto per migliorarci: per un banale, ma in realtà molto rilevante, problema di burocrazia la casa comunale, la casa dei cittadini, oggi non è agibile”, dice a proposito dell’ascensore il direttore del Csv, Stefano Morena, dopo i saluti introduttivi del presidente Luigi Cuomo. “Questi fatti - continua Morena - fanno capire perché le nostre città sono agli ultimi posti nelle graduatorie sulla qualità della vita”. In sala c’è anche l’assessora comunale alle Politiche sociali, Lea Concolino. Che replica così: “C’è una scadenza di contratto e si sta espletando la gara. Purtroppo non possiamo rivolgerci a un tecnico di fiducia e a volte la burocrazia rallenta la buona volontà delle amministrazioni”. “Di questo mi scuso - prosegue - ma abbiamo trovato immediatamente la soluzione e penso che anche la biblioteca 'De Nobili' sia la casa di tutti”. Mentre riguardo alle barriere architettoniche “sicuramente abbiamo tanto da fare, ma le cose si stanno muovendo: abbiamo ottenuto dei fondi e ci stiamo lavorando”.

Campagna csv catanzaro 1

“Non ci siamo mai fermati davanti agli ostacoli. Saremmo venuti anche con l’ascensore rotto”, dice la madre di Antonio, Rosanna Durante, raccontando l’entusiasmo di un figlio che per partecipare alla campagna e farsi fotografare ha rinunciato a una giornata in piscina del campo vacanza promosso dall’associazione di aiuto-mutuo aiuto “Il Girasole” di Lamezia Terme. Poi però l’appello: “La disabilità non appartiene soltanto alle famiglie, ma all’intera società. Voi politici dovete prendere in mano la situazione e fare in modo che queste cose non esistano”. “L’altro giorno sono andata ai Servizi sociali del Comune di Lamezia Terme e ho dovuto lasciare mio figlio in compagnia dell’usciere”, dice ancora la signora Rosanna restando sul tema della difficoltà di accesso agli spazi pubblici.

La campagna di sensibilizzazione.  Il tema di fondo è il pregiudizio. Il modo per raccontarlo è dato dalle immagini. Un lavoro di fotomontaggio prodotto da Andrea Menniti sulla base di scatti realizzati da Ilaria Mungo, volontaria con competenze di fotografia messe a frutto proprio nel corso di questa esperienza di servizio civile. “I ragazzi sono stati suddivisi in gruppi e hanno proposto le loro idee scambiandoci opinioni e a volte anche scontrandoci”, spiega Menniti. Il percorso concettuale di questa collezione fotografica parte da un puzzle: c’è dentro il colore nero della pelle di una ragazza venuta dall’Africa, ci sono le rughe dell’attore catanzarese Enzo Colacino, ci sono gli occhi, le facce, le storie, l’identità delle ragazze e dei ragazzi del servizio civile. Il risultato “è un’immagine che disturba con il caos del mettere insieme tratti somatici e psicologici diversi”, commenta. “Il puzzle rappresenta l’imperscrutabile che ci fa paura. Qui dentro ci sono le paure ma anche il pregiudizio”, osserva l’addetta stampa del Csv, la giornalista Benedetta Garofalo, facendosi portavoce dell’auspicio del Centro di servizi per il volontariato: promuovere il progetto con cartelloni da diffondere capillarmente in città.
Il puzzle, come si diceva, è solo la prima possibile “mappa” rappresentativa della realtà. Perché poi l’approdo rimanda a chiavi di lettura alternative. Altre composizioni fotografiche restituiscono infatti volti riconoscibili, leggibili, più “comprensibili”. Sono le facce di ragazzi uniti dallo spirito della solidarietà. Uno spirito che consente di andare oltre la diversità, che non è più caos e non fa più paura. 

Anche Angela Robbe, assessora regionale alle Politiche sociali, traccia le linee di interpretazione a proposito del puzzle: “In realtà non c’è un’immagine che disturba, perché il nostro cervello ha la capacità di completare le cose e di riempire i pezzi mancanti”. Ed è da qui, spiega, che nascono le categorie del pregiudizio. “Il problema - avverte - si ha quando questo è l’unico modo per arrivare al tutto. Ecco perché va diffuso il metodo di questa campagna. Il metodo secondo cui stare insieme ci consente di stare meglio, di completarci, di vedere le differenze e di valorizzarle”. Poi il monito: “Non devono essere solo le donne a essere sensibili” rispetto al sociale e al volontariato, “e non dev’essere solo compito delle istituzioni”. E ancora: “Il benessere dobbiamo costruirlo insieme. Il sistema non è nulla senza le persone che ci mettono la faccia come è stato fatto con questa iniziativa”. Infine il passaggio sul servizio civile: “Dovremo incrementare le attività e questo - sottolinea Robbe - è in impegno da assicurare anche a livello istituzionale. Perché il servizio civile fa bene a tutti e cambia la nostra regione”.

Non ha dubbi sull’importanza del servizio civile Giulia Menniti. La referente del Csv parte dalle “resistenze” di quei ragazzi in un primo momento non proprio desiderosi di farsi fotografare per il progetto. “All’inizio - racconta - anche noi siamo caduti nel pregiudizio secondo cui i giovani sono vuoti e solo interessati ai social”. Ma poi le barriere sono cadute: “Postate tutto su Facebook e non mettete a disposizione la vostra faccia per fare emergere il meglio di voi?” è la frase rivolta da Giulia a mo’ di “scossone”. Insomma: prova che il servizio civile non è tutto “rose e fiori”, che è “un lavoro volto a scavare dentro noi stessi”, “un percorso fatto di cose positive ma anche negative”, in ogni caso “una palestra di vita”. (Francesco Ciampa)

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