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Servizio civile, il “libretto di istruzioni” dei volontari in casa famiglia

Lo hanno scritto sei ragazzi che hanno appena svolto il proprio servizio civile presso due case famiglia di Spes contra Spem. I sei “trucchi del mestiere” per i successori: entrare in punta di piedi, attenzione alle differenze, il kit delle competenze, mettersi in gioco, equilibrio emotivo e lavoro in equipe

10 settembre 2018

ROMA - Stare accanto a ragazzi in difficoltà, che hanno alle spalle storie difficili, famiglie complesse e spesso vicende drammatiche non è un'impresa facile. Ma vale la pena di giocarsi così la “carta” del servizio civile: parola di chi ci è appena passato. Francesca, Fabio, Sara, Rosa, Giulia e Lorena hanno deciso di racchiudere in una lettera ai loro “successori” le impressioni, le esperienze, le fatiche e le gioie vissute presso le case famiglia di Spes contra Spem “L’Approdo” e “Semi di Autonomia”, destinate ad adolescenti (la prima) e giovani in difficoltà. “Siamo consapevoli che le esperienze cambiano al cambiare delle persone e che non potranno mai essere uguali a sé stesse – scrivono i volontari - Nel ripensare al nostro percorso, abbiamo tuttavia individuato dei nodi centrali che ci hanno guidato nel lavoro all’interno dei servizi e che pensiamo sia utile approfondire per raccontare quanto abbiamo appreso da questa esperienza e per fornire una sorta di 'libretto di istruzioni' ai nostri successori”. 

Entrare in punta di piedi. “La prima cosa che si deve tenere a mente è che stiamo entrando nella vita quotidiana di diverse persone, sia in quella di un’equipe di lavoro di professionisti che lavorano da tempo in questo ambito, sia in quella degli utenti che vivono nella struttura. La cosa fondamentale è entrare in punta di piedi, rispettare gli spazi altrui e il fatto che, almeno all’inizio, siamo degli sconosciuti che si troveranno a passare molto tempo con loro. È importante osservare molto, imparare a conoscere le abitudini e il carattere di ognuno, prima di imporre il proprio, e capire quali sono le regole della struttura per evitare di inviare messaggi contrastanti. Lasciatevi incuriosire da tutto ciò che vedete e fate molte domande. Le informazioni che mano a mano raccoglierete saranno fondamentali per costruire relazioni affidabili e durature o, quanto meno, per capirci qualcosa nei momenti critici. Prima che ve ne accorgiate, entrerete a far parte delle loro vite e della loro storia ed è importante farlo con rispetto”. 

Attenzione alle differenze. “I ragazzi ospiti della casa famiglia – ricordano i volontari - hanno spesso origini culturali diverse: possono convivere persone di cultura islamica, africana, dell’est Europa, rom, italiana e così via. Ogni appartenenza culturale avrà diverse implicazioni e richiederà diverse attenzioni, che vanno dal preoccuparsi di cucinare pasti che tutti possano mangiare senza sentirsi offesi, al capire che ognuno di loro ha un’idea diversa di come si debba comportare un uomo o una donna. Quando si parla di obiettivi di integrazione, la prima cosa da ricordare è il rispetto della cultura altrui: è importante parlare delle differenze, non imporre le proprie idee, per quanto strane e assurde possano sembrare quelle dell’altro”. 

Il kit delle competenze: al primo posto, la pazienza. “Capirete ben presto che ogni ragazzo ha un proprio carattere e, se con uno sarà più facile intavolare una conversazione, con un altro sarà altrettanto utile rispettarne il silenzio o lo scarso interesse nei vostri confronti. Non basta essere armati di buone intenzioni per essere accettati. Le relazioni devono essere costruite nel tempo e sarà quindi fondamentale portare nel proprio kit di competenze tanta pazienza (che non sarà mai troppa!)”. 

Mettersi in gioco. “Spesso sarete provocati dai ragazzi, che ci terranno fin da subito a mettere in chiaro che, finché non dimostrerete il contrario, voi non siete che persone di passaggio per loro. Per le storie di vita che li hanno portati ad essere accolti in una casa famiglia, spesso sono diffidenti nei confronti delle persone. Cercheranno di tenervi a distanza o di manipolarvi per ottenere qualcosa (che sia anche solo attenzione), ma non prendetela sul personale: quello è il loro modo di testare i vostri limiti e di capire se siete interessati a stare con loro. Mettetevi in gioco, sfidate le vostre convinzioni continuamente e divertitevi a ideare nuovi modi per stare con gli altri ed essere utili al servizio. Con il tempo, vi ritroverete ad essere parte integrante del gruppo e a condividere giochi e risate con tutti. Diventerete dei 'tuttofare': passerete dal fare l’aiuto-compiti al cuoco, dall’imbianchino al traslocatore, all’amico, all’educatore… Ogni cosa troverà il suo senso nel lavorare tutti per degli obiettivi comuni: stare bene insieme e aiutare dei ragazzi che hanno avuto esperienze difficili ad essere autonomi e ad integrarsi”. 

Il coinvolgimento emotivo. “Per quanto si parta con il buon proposito di mantenere dei limiti e di non farsi troppo coinvolgere a livello personale, questo sarà il compito più difficile da portare avanti nel corso dell’anno di servizio civile. Vi arrabbierete, sarete tristi, felici, proverete affetto, delusione, preoccupazione, paura, e a volte sarà difficile non portarsi a casa queste emozioni e lasciarle 'sul posto di lavoro'. Queste emozioni sono il segno che state costruendo relazioni vere e significative con i ragazzi e questo è fondamentale perché anche loro possano crescere insieme a voi e sapere che non state lì solo perché dovete. Tuttavia è importante tutelarsi e non farsi travolgere da queste emozioni, imparate a riconoscere i vostri limiti e fare in modo che siano rispettati dagli altri. Anche questo fa parte della reciproca conoscenza ed è utile metterli in chiaro fin da subito”. 

Lavorare in équipe. “Entrerete a far parte di un’équipe di lavoro: prendere insieme le decisioni e discutere su proposte e sull’andamento dei ragazzi è un aspetto fondamentale affinché il servizio sia efficiente e coerente nei suoi obiettivi. Ogni dubbio che avrete su come gestire una situazione e ogni difficoltà che incontrerete, ricordatevi che non siete soli in questo percorso, ma che avete accanto a voi sia gli altri colleghi del servizio civile sia un gruppo di lavoro esperto con cui confrontarvi e supportarvi. Ogni cosa nuova che imparate sui ragazzi trattatela come un’informazione utile per tutti. Il vantaggio di avere “occhi nuovi” è quello di cogliere aspetti che per stanchezza o pregiudizi dovuti ad esperienze passate si tendono a non notare, ma che col tempo potrebbero tornare utili”.

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