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Primo giorno di scuola elementare, i consigli dei papà

“Al Centro”, un progetto specializzato nel sostegno alla persona e alle famiglie, ha chiesto a tre papà di raccontare il “passaggio in prima” dei propri figli. E di dare qualche consiglio su come affrontarlo serenamente

11 settembre 2018

ROMA – Non sono solo mamme, ma sempre più papà, a tenere per mano i figli diretti a scuola o ad aspettarli all'uscita: e così anche “l'ansia da primo giorno” non è più una prerogativa solamente materna, ma tanti sono pure i papà che, in queste ore soprattutto, scorrono la lista del materiale da acquistare per riempire la cartella del primo giorno di scuola. Così, consapevole di questa nuova redistribuzione dei compiti familiare, Gianluca Banini, psicoteraoeuta coordinatore di Al Centro”, progetto operativo da alcuni anni a Centocelle, specializzato nel lavoro di sostegno psicologico e cura della persona e delle famiglie, ha deciso di chiedere proprio a tre papà qualche consiglio su come affrontare il delicato passaggio alla “scuola dei grandi”; quella in cui si legge e si scrive. E ha pubblicato sul suo blog le loro testimonianze, allo scopo di rassicurare chi, in questi giorni, vivrà la stessa emozione. 

“Ricordo che le mie tre figlie, all'inizio della scuola elementare, erano tutte entusiaste, felici di tornare a casa e fare i compiti subito – racconta Stefano - Le avevo aiutate a prepararsi a quel momento, assicurando loro che sarebbe stata un’esperienza bellissima, che avrebbero imparato a leggere e a scrivere, che avrebbero fatto tante amicizie e avrebbero iniziato ad andare a casa degli amici per fare i compiti insieme. Ho insistito nel presentare loro tutto come una scoperta, un'avventura, una nuova conoscenza. Ai genitori consiglio di ridurre al minimo le interferenze, favorite dagli immancabili gruppi WhatsApp, spesso utili a distruggere più che a costruire, a creare problemi più che a risolverli”. 

Giorgio, anche lui papà di tre figli, ricorda che “ogni inizio è stato diverso dall’altro: sono stato più preoccupato per il terzo, che essendo nato a dicembre sarebbe stato molto più piccolo degli altri e avrebbe faticato a fare questo salto. Penso che sia innanzitutto il genitore a dover gestire la propria ansia: se il papà e la mamma affronteranno il primo giorno di scuola con tranquillità, molto probabilmente saranno sereni anche i figli. Dal punto di vista pratico, penso che la preparazione del materiale sia molto importante: noi abbiamo cercato di rendere i nostri figli partecipi al massimo, comprando insieme gli 'attrezzi del mestiere' come grembiule quaderni, astuccio, ovviamente lasciando che (nel limite del possibile!) fossero loro a scegliere”. Certo, le difficoltà non possono mancare: “Di fronte alle 'paure ancestrali' che i bambini di solito hanno (e la scuola, o la maestra, è una di queste!) io cerco di sdrammatizzare:di far capire loro che l’emozione che stanno vivendo, noi la conosciamo, cioè è vicina anche a noi. I bambini difficilmente riescono a parlare delle emozioni come noi adulti, dobbiamo stare attenti a non sovrapporre la nostra interpretazione emotiva al loro reale vissuto. 

Per Francesco, papà di due figli, “il passaggio alle elementari è iniziato con la fine della materna, che era stata una specie di isola felice, in cui eravamo diventati amici anche noi genitori. Ecco, quella bella esperienziale finiva, con il piacere di andare avanti ma anche la malinconia per quello che si lasciava. Ho due immagini in testa, che per me sono l'emblema di quel passaggio: la prima è quella di mio figlio nel negozio, quando ha scelto lo zaino e lo ha abbracciato. Ho pensato che in quel momento stesse abbracciando il cambiamento che stava vivendo. La seconda immagine è quella di mio figlio con indosso il grembiule”. Un consiglio ai genitori? “Essere presenti, ma non fare le cose al posto dei figli. La scuola è il primo esperimento di vita propria e quindi è importante non interferire, ma esserci dove non ce la fanno da soli. Sicuramente poi è utile riconoscere gli stati d’animo e alcune paure del genitore rispetto alla scuola, per evitare di proiettare sul figlio ciò che non gli appartiene”.

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