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Migranti, Conte sulla Diciotti: “Non più disponibili ad accoglienza indiscriminata”

Il premier in Senato ha ripercorso le tappe della vicenda che ha creato un caso diplomatico. E che ha fatto aprire un’indagine per sequestro di persona aggravato a carico del ministro dell’Interno. "Senza l'intervento concreto e diretto della Guardia Costiera italiana, molte di queste persone sarebbero morte"

12 settembre 2018

ROMA - "Quello che è cambiato rispetto al passato è che l'Italia non è più disponibile ad accogliere indiscriminatamente i migranti, contribuendo, seppure involontariamente, a incrementare il traffico di esseri umani e supplendo alla responsabilità che spetta all'Unione europea, ottundendo il vincolo di solidarietà che grava su ciascuno Stato membro". Lo ha detto il presidente del consiglio Giuseppe Conte, riferendo in Senato sul caso della nave Diciotti. Il premier nel suo discorso ha ripercorso le tappe della vicenda, che ha creato un vero e proprio caso diplomatico. E che ha fatto aprire un’indagine per sequestro di persona aggravato a carico del ministro dell’Interno Matteo Salvini. "Senza l'intervento concreto e diretto della Guardia Costiera italiana, molte di queste persone sarebbero morte", ha sottolineato Conte che poi ha ripercorso le tappe del salvataggio delle 190 persone che si trovavano su un barcone vicino alla zona Sar italiana.

- La competenza era di  Malta. Secondo il presidente del consiglio la competenza del soccorso era però di Malta. "Le Autorità maltesi, pur avendo assunto formalmente sin dall'inizio la responsabilità del coordinamento dell'intervento" di salvataggio dei migranti, "con il trascorrere delle ore hanno dimostrato il non intendimento a procedere alle operazioni di soccorso limitandosi ad indicare ai migranti, anche scortandoli, nella direzione dell'area Sar di competenza italiana". Conte ha poi aggiunto che "si continuava a chiedere a Malta, senza ottenere alcuna risposta, di indicare il porto di sbarco. Infatti, nonostante la situazione di grave pericolo per le persone - evidenziata dallo stato di precarietà del barcone inabissatosi nelle ore successive - avesse reso necessario l'intervento delle unità navali italiane, era evidente che permaneva la competenza maltese nella definizione delle operazioni". Il premier ribadisce che "constatata l'inerzia delle autorità maltesi, il nostro comando generale valutava come probabile la necessità di intervento di soccorso per trasferire su altra unità tutti gli occupanti, o una parte, del barcone a largo delle coste di Lampedusa".

Il trasferimento sulla Diciotti. In seguito “a causa dell'elevato numero di persone soccorse che, a fine operazione risulteranno essere 190, per il peggioramento delle condizioni meteorologiche e l'impossibilità di utilizzare l'hotspot di Lampedusa, i naufraghi venivano suddivisi tra le due motovedette intervenute e successivamente trasferiti su nave Diciotti, nel frattempo avvicinatasi in zona, sulla quale era imbarcato un team sanitario e mediatori culturali in grado di fornire assistenza. Nelle ore seguenti, sulla base del triage sanitario effettuato a bordo dal personale medico imbarcato, veniva effettuata l'evacuazione medica a favore di 13 migranti su Lampedusa (7 infermi e 6 accompagnatori)". Conte sottolinea che alle prime luci del giorno 16, "il Comando Generale delle Capitanerie disponeva un sorvolo di un velivolo della Guardia Costiera, già impegnato in attività di sorveglianza marittima per una ricognizione della zona, rilevando l'assenza del barcone ma riscontrando chiare tracce di un affondamento quali iridescenze da idrocarburi, diversi giubbotti di salvataggio ed elementi strutturali di un'imbarcazione riconducibili al barcone in parola. Questi ultimi ci inducono a concludere che senza l'intervento concreto e diretto della Guardia Costiera italiana, molte di queste persone sarebbero morte".

Non è stata una bella pagina per l’Europa. Il presidente del Consiglio ha poi ricordato la mancanza di solidarietà europea. "Va comunque precisato che nei giorni in cui la nave 'Diciotti' è stata ormeggiata nel porto etneo è stata costantemente assicurata ogni necessaria assistenza ai migranti. Non è stata, invece, una bella pagina per l'Europa: che ha perso l'occasione per dare concretezza a quei principi di solidarietà e responsabilità che vengono costantemente evocati a destra e a manca come valori fondamentali dell'ordinamento europeo". Per questo, ha spiegato, il governo italiano "sta ribadendo agli altri Stati Membri dell'UE e alle Istituzioni europee la ferma convinzione che sia improcrastinabile l'avvio della definizione di un meccanismo stabile e sostenibile per la gestione complessiva delle fasi di sbarco, redistribuzione, rimpatrio". Qualche segnale di avvicinamento si sta registrando - dice - “La nostra politica sulla migrazione la si ritrova in specifici documenti e nelle posizioni ufficiali che abbiamo sostenuto nei vari consessi europei. È una politica che muove dal riconoscimento e dalla tutela dei diritti fondamentali di tutti coloro che hanno diritto all'asilo e alla protezione umanitaria e mira ad adottare iniziativa di tutela di questi migranti già dai Paesi di origine e anche nei paesi di transito". Il presidente del consiglio ha poi concluso: "Quello che è cambiato rispetto al passato è che l'Italia non è più disponibile ad accogliere indiscriminatamente i migranti, contribuendo seppure involontariamente a incrementare il traffico di esseri umani e supplendo alla responsabilità che spetta all'Unione europea, ottundendo il vincolo di solidarietà che grava su ciascuno Stato membro".

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