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Caporalato, Rossi: “Stop contributi alle aziende che sfruttano manodopera”

Il governatore toscano: “Non facciamo e non faremo sconti a chi non lavora nella legalità”. E dalla Cisl: “La legge 199 prevede l’istituzione in ogni provincia di sezioni della rete per il lavoro agricolo di qualità, ma in Toscana non ne è stata istituita neppure una”

14 settembre 2018

FIRENZE – Stop ai contributi comunitari per le aziende che sfruttano la manodopera. Lo ha ribadito il governatore toscano Enrico Rossi all’indomani dei tre arresti per caporalato tra Toscana, Umbria e Veneto. "Non facciamo e non faremo sconti – ha detto Rossi - a chi non lavora nella legalità e sfrutta i lavoratori. Il rispetto della dignità dei lavoratori è al centro dell'azione dell'amministrazione regionale. Nell'ottobre 2016, una decisione della giunta ha previsto la sospensione dei pagamenti degli aiuti comunitari alle imprese anche quando a carico dell'imprenditore risultano procedimenti penali in corso per i reati in materia di lavoro – dallo sfruttamento dei lavoratori in condizioni di bisogno e di necessità ad altre fattispecie di reato in materia di lavoro nero e sommerso. Per quanto riguarda il settore agricolo eravamo intervenuti alcuni mesi prima, stabilendo con una delibera l'esclusione dall'accesso ai contributi in agricoltura coloro che hanno riportato sentenze definitive di condanna per reati gravi in materia di lavoro".

Poi ha aggiunto: "Esprimo, a nome della Regione Toscana, il mio plauso al lavoro dell'Arma dei Carabinieri che ieri ha sgominato un'organizzazione criminale dedita allo sfruttamento di lavoratori nei settori dell'agricoltura e dell'edilizia in Toscana. Ricordo che la Regione ha deciso da tempo di sospendere i pagamenti dei contributi comunitari alle imprese che hanno procedimenti in corso per una serie di reati in materia di lavoro ed esclude dalle richieste di finanziamento le imprese i cui titolari hanno riportato sentenze di condanna. Se magistratura e forze dell'ordine ci forniranno l'elenco delle imprese che hanno fatto ricorso a forme di caporalato, la Regione Toscana procederà immediatamente ad agire di conseguenza".

Un apprezzamento e una replica al governatore arriva dalla Fai-Cisl: “Apprezziamo le dichiarazioni del presidente Rossi contro il caporalato e gli chiediamo di darci una mano a far attuare la legge nazionale 199, entrata in vigore da due anni e, almeno in Toscana, totalmente inattuata nella seconda parte”. A dirlo è il segretario Patrizio Giorni, che poi aggiunge: “La legge 199 contro lo sfruttamento del lavoro e per il contrasto al caporalato che siamo riusciti a far approvare a livello nazionale dopo anni di impegno e battaglie, è entrata in vigore nell’ottobre del 2016, due anni fa. Ma ha trovato attuazione, almeno in Toscana, solo nella prima parte, quella repressiva. Manca ancora invece l’impegno sull’altro e non meno importante fronte, quello della prevenzione. La legge infatti prevede l’istituzione in ogni provincia di sezioni della rete per il lavoro agricolo di qualità, con funzioni di monitoraggio e governo del mercato del lavoro in agricoltura. Ebbene in Toscana non ne è stata istituita neppure una. Noi stiamo facendo pressioni da tempo, in primo luogo sui prefetti e sugli altri enti coinvolti, perché diano vita a queste strutture, ma finora invano. Per questo chiediamo al Governatore di darci una mano in questa battaglia. Il caporalato è un’infamia che non può essere tollerata.”

 

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