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Povertà, il modello di welfare toscano ai raggi X

Seminari di Regione e Caritas per evidenziare elementi positivi e criticità del sistema. Nell’area fiorentina, la presenza del privato sociale si rivela una risorsa fondamentale. Tra le criticità, permangono difficoltà di comunicazione e coordinamento tra pubblico e privato

17 settembre 2018

- FIRENZE - Povertà ed esclusione sociale, in Toscana Regione e Caritas hanno stretto una collaborazione per gestire, supportare e valorizzare una serie di attività legate a percorsi innovativi e sperimentali legati a questi due temi attraverso seminari e gruppi di lavoro per evidenziare elementi positivi e criticità. E’ stato un primo report che presenta il percorso intrapreso e i primi risultati emersi dal confronto tra operatori del pubblico e del privato; l’obiettivo è quello di proseguire su questa strada per offrire agli operatori dei territori toscani la possibilità di raccontare il proprio punto di vista e favorire modalità di studio e approfondimento che, a partire dai dati e dalle conoscenza disponibili, offrano un contributo per riorientare sistemi, percorsi e azioni volti a fronteggiare i nuovi rischi e bisogni sociali.

Per quanto riguarda l’area vasta della Toscana centrale, che riguarda le zone di Firenze, Pistoia e Prato, sono stati costituiti 4 gruppi di lavoro. Le tracce di lavoro da cui sono partite le discussioni riguardavano principalmente il contesto operativo in cui i servizi si trovano ad agire e le criticità e potenzialità nelle esperienze territoriali di presa in carico per il contrasto alla povertà.

Tra gli elementi positivi, la presenza di una stretta rete di relazioni tra operatori pubblici e privati – di tipo informale ma a volte anche formalizzata in accordi e protocolli - è stata identificata come uno dei punti di forza del sistema locale. Per le istituzioni la presenza del privato sociale è una risorsa fondamentale: si evidenzia tra l’altro che le organizzazioni del terzo settore riescono ad intercettare persone che di norma non si rivolgono ai servizi sociali.

Tra le criticità, permangono difficoltà di comunicazione e coordinamento tra pubblico e privato, anche per quanto riguarda i rapporti con i Centri per l’Impiego. Queste difficoltà comunicative emergono anche nel rapporto con l’utenza: spesso le persone non sono a conoscenza degli strumenti esistenti. Non aiuta la carenza di risorse finanziarie e di personale che tutti – privati o pubblici – si trovano ad affrontare: si ricorre a contratti temporanei che minano però la continuità dei servizi oppure gli operatori si trovano a seguire un numero eccessivo di persone. A volte il Terzo Settore si sente caricato di responsabilità molto pesanti. I progetti regionali sono interessanti ma spesso è difficile calarli nella realtà (per esempio non è facile trovare soluzioni per le marginalità estreme). Orientamento e incentivi dovrebbero essere semplificati per agevolarne l’utilizzo.

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