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Montagnaterapia: 5 giorni di trekking sulle Dolomiti per combattere le dipendenze

Terza edizione per il progetto di trekking terapeutico promosso da Passaggio Chiave e rivolto a persone con dipendenze da alcol, sostanze e gioco. Uno degli educatori della cooperativa Arca: “Per i nostri ragazzi è un'occasione per responsabilizzarsi e diventare più autonomi”

17 settembre 2018

COMO - Parte oggi la terza edizione del progetto di trekking terapeutico sulle Dolomiti “per combattere le dipendenze”, promosso da Passaggio Chiave, Rete per le Dipendenze e la Montagnaterapia. Sono 5 giorni di camminate, di rifugio in rifugio, per persone che stanno seguendo un percorso di uscita dalle dipendenze patologiche, secondo gli intenti della Rete che è nata nel 2013 proprio per coordinare servizi e istituzioni che in Lombardia usano la montagna come strumento educativo “nel lavoro con persone dipendenti da sostanze stupefacenti legali e illegali”. L'edizione di quest'anno si chiama “Sentieri di guerra, sentieri di pace: camminando tra le trincee della Prima Guerra mondiale” e coinvolge operatori e pazienti di alcuni servizi sanitari pubblici e alcune cooperative sociali della Lombardia. Fra queste ultime, anche l'Arca di Como, con un educatore e 8 ragazzi di età media intorno ai 35 anni. Per loro è il momento conclusivo dell'anno alpinistico, visto che da marzo a luglio con la scuola Alpiteam, fondatrice della rete, fanno uscite ogni 2 settimane, l'ultima delle quali li ha portati oltre i 4 mila metri in Val d'Aosta.

Il corso “interno” coinvolge 25 dei 90 ragazzi attualmente ospiti della comunità Arca, che segue persone con tutti i tipi di dipendenze, in particolare alcolismo, tossicodipendenze e gioco d'azzardo. “Ci sono tante connessioni tra l'alpinismo e un percorso terapeutico”, spiega Piergiuseppe Perlasca, educatore dei gruppi maschili. Dal 1986 Arca e Alpiteam collaborano per portare in vetta gli ospiti della comunità maschile e stanno realizzando un percorso analogo anche per le donne. “L'obiettivo è portare la montagna dentro la comunità”, spiega Perlasca, che indica i parallelismi fra le due esperienze: sperimentare la fatica e la soddisfazione di raggiungere l'obiettivo, sviluppare il senso del limite e il rispetto per un sistema di regole condiviso. “È tutto un allenamento al vivere insieme – prosegue – poi c'è la questione del riappropriarsi delle proprie emozioni, che l'uso delle sostanze aveva annullato. Si deve fare squadra, lavorare insieme in una situazione in cui bisogna mettersi alla pari”. “L'aspetto fondamentale per i ragazzi è l'opportunità di crescita personale, hanno la possibilità di responsabilizzarsi, diventare più autonomi, coraggiosi, comunque alla fine dell'esperienza sono persone migliori. E questo accadrebbe a chiunque, comprese le persone che non vivono in comunità”.

Ancora una volta l’esperienza che andremo a fare unisce il tema della salute e del benessere agli aspetti simbolici racchiusi nei luoghi che verranno attraversati”, ha detto la dottoressa Rosa Maria Tortorella del dipartimento Igiene e prevenzione sanitaria dell'Agenzia di tutela della salute della Brianza presentando l'edizione 2018 del trekking. “Quest'anno si è scelto di camminare su alcune delle montagne segnate più drammaticamente dal primo conflitto mondiale, dove la guerra di trincea si è mescolata a storie di grande alpinismo”.

I temi del cammino riprendono, dal punto di vista simbolico, questioni care al processo terapeutico – ha aggiunto il direttore sanitario di Ats Brianza Silavo Lopez -, l'attraversamento dei luoghi ignoti, pieni di storia, che favorisce la scoperta di nuove possibilità; la meta, punto di arrivo verso il quale volgere lo sguardo, da condividere con nuovi compagni con i quali affrontare fatiche e obiettivi; la vetta che permette di allargare lo sguardo, cambiare il punto di vista e aprirsi a nuove possibilità; la memoria che ci dice che è possibile ricominciare ricostruendo un'altra storia fatta di legami nuovi e relazioni recuperate e che 'insieme si può fare'”. (Benedetta Aledda)

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