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Ventimiglia, gara per salvare il bar di Delia. “Spinta ad andare avanti”

Con la raccolta fondi lanciata per salvare bar Hobbit simbolo di solidarietà ed accoglienza sono stati raccolti 12mila euro in pochi giorni. L’obiettivo è arrivare a 20mila. Delia: “E' un piccolo miracolo, esiste un’altra Italia che ha ancora un cuore che batte".

18 settembre 2018

ROMA - “Un piccolo miracolo, che mi dà la spinta ad andare avanti. Tanta generosità va ripagata”. Commenta così Delia Buonomo, la proprietaria del bar Hobbit di Ventimiglia, la raccolta fondi lanciata per salvare il suo locale simbolo di solidarietà ed accoglienza. In pochi giorni sono stati raccolti 12mila euro. L’obiettivo è arrivare a 20mila. “Questo risultato per me significa che esiste un’altra Italia, diversa da quella che viene descritta o fatta vedere in tv - dice Delia a Redattore sociale - vuol dire che c’è un’altra Italia che ha ancora il cuore che batte e che non va dietro alle battute infelici di Salvini”.

Delia, "Mamma Africa"

Delia non nasconde lo stupore nell’aver scoperto tante persone sodali con la sua causa. “Quello che sta accadendo mi fa enormemente piacere - aggiunge -. Ci dicono che dobbiamo salvare il pianeta, di preoccuparci dell’estinzione delle specie animali e poi ci portano a voltarci dall’altra parte quando vediamo morire la gente in mare. Io so che mezza Italia non la pensa così”. Il bar Hobbit di Ventimiglia da anni è simbolo di solidarietà e accoglienza. Qui i migranti possono avere un pasto caldo, la possibilità  di ricaricare il cellulare e di usare il bagno (attrezzato di spazzolini, dentifricio, sapone, pannolini, assorbenti e fasciatoio) senza obbligo di consumazione. I bambini hanno un angolo tutto loro, che Delia ha creato raccogliendo giocattoli usati. Il bar è spesso l’unico rifugio per i più vulnerabili, donne incinte, minori, vittime di tratta. Per questo Delia è diventata un punto di riferimento per i transitanti ma anche per i volontari e le organizzazioni solidali che nel suo bar oggi distribuiscono vestiti e scarpe, decifrano documenti, si cercano alloggi temporanei. Nel tempo, però il bar è stato anche preso di mira da chi è contrario all’accoglienza e il locale è messo al bando dai residenti, che lo boicottano e che lo hanno ribattezzato “il bar dei neri”. Nei mesi scorsi sono stati tanti anche gli insulti, le aggressioni e gli atti vandalici ai danni del bar. Per questo si era reso sempre più difficile sostenere economicamente l’attività ed era stata lanciata una raccolta fondi su GoFundMe.

Nonostante l’eco mediatica di questi giorni, i concittadini sono ancora reticenti a entrare nel suo bar. “Ogni tanto si affaccia qualche curioso che ha letto la mia storia su un giornale - spiega -. Ma gli altri si tengono a distanza, questo continua ad amareggiarmi”. Tanti invece sono i volontari e solidali di Ventimiglia e dintorni . C’è anche un fitto via vai di documentaristi, giornalisti e fotografi. “La risposta della gente comune - spiega - la prendo come un piccolo miracolo, farò di tutto per ripagare chi si sta mostrando così generoso con me”. (ec)

 

 

 

 

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