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Tragedia a Rebibbia, "bambini siano accolti nelle case famiglia protette"

"Mai più bambini in carcere". E' unanime il coro delle reazioni. La Garante Albano: "troppo poche le strutture per madri detenute con figli piccoli". Papa Giovanni XXIII: "Esistono case famiglia adeguate". Il Garante Palma: "Necessario poter vivere in un ambiente non detentivo”. Isola solidale: "Puntare sulle pene alternative"

19 settembre 2018

- ROMA - "Mai più bambini in carcere". E' unanime il coro delle reazioni dopo la tragedia di ieri a Rebibbia in cui una mamma ha ucciso il figlio e ferito l'altro gravemente.
"Sono troppo poche in Italia le strutture per madri detenute con figli piccoli: solo cinque gli istituti a custodia attenuata e addirittura solo due le case famiglia protette. Non possiamo attendere che si ripetano episodi drammatici come quello accaduto ieri a Rebibbia, ne' possiamo accettare l'idea che dei bambini continuino a vivere dietro le sbarre, in ambienti che non sono adatti a una crescita sana e a un armonioso sviluppo. Bisogna aprire quanto prima altre case famiglia protette: basta bambini in carcere". Cosi' l'Autorita' garante per l'infanzia e l'adolescenza, Filomena Albano, che questa mattina ha incontrato Fulvio Baldi, capo di Gabinetto del Ministro della Giustizia e tra due giorni vedra' il capo Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria Francesco Basentini. Al centro degli incontri il rinnovo del protocollo "Carta dei figli dei genitori detenuti". "Le case famiglia protette- prosegue Filomena Albano- rappresentano un contesto piu' adatto degli istituti di detenzione ad accogliere bambini in fase di crescita. Occorre comunque investire nel sostegno delle competenze genitoriali e nell'aggiornamento professionale del personale. Vanno monitorate le situazioni di maggiore fragilita' e sostenute le madri attraverso percorsi di educazione alla genitorialita': questo e' piu' semplice in un contesto circoscritto e controllato come quello della casa famiglia. In attesa di raggiungere l'obiettivo di evitare la permanenza di persone di minore eta' negli istituti penitenziari- conclude la Garante Albano- mettiamo al centro le esigenze specifiche dei figli di persone in stato di detenzione. In particolare, assicurando ai bambini che vivono con i genitori in una struttura detentiva libero accesso alle aree all'aperto, ai nidi, alle scuole, ad adeguate strutture educative e di assistenza, preferibilmente esterne. Il superiore interesse dei minori prima di tutto".

Sulla tragedia interviene anche il garante dei detenuti Mauro Palma: “E’ successo un dramma imprevedibile”, ha detto in un’intervista del Tg2000. “Una detenuta in carcere da poco meno di un mese – ha spiegato Palma - nel rientrare dal giardino nella sezione nido ha buttato giù i due bambini piccolissimi provocando la morte di uno e il ferimento grave dell’altro. È stata una situazione imprevedibile, non c’erano elementi relativi a questa persona che lasciassero supporre un comportamento del genere. Non è un caso in cui si possono individuare responsabilità se non il fatto che rimane sempre il problema dei bambini dietro le sbarre”. “La legge ci dice – ha proseguito Palma - che il carcere dovrebbe essere veramente la soluzione estrema. Ci si chiede se sia realmente necessario, soprattutto quando parliamo di custodia cautelare, se non si possano trovare altre soluzioni che impegnino anche le comunità locali”. “Dobbiamo partire dall’idea – ha concluso il Garante - che il bisogno e il diritto di un bambino che deve evolvere e sviluppare la sua vita deve essere prevalente anche alle nostre esigenze di punizione rispetto al genitore. A partire da questo le amministrazioni locali devono predisporre le strutture che garantendo la sicurezza all’esterno offrano case famiglia protette e la possibilità di vivere in un ambiente non detentivo”.

“I recenti fatti di cronaca riportano all’attenzione la grave situazione dei bambini in carcere al seguito delle madri detenute", sottolinea Unicef che chede "che nessun bambino sia privato della propria libertà e della possibilità di vivere in un ambiente a misura di bambino e favorevole ad un sano sviluppo fisico e psicologico". Unicef chiede "la piena attuazione della legge 62 del 2011 che prevede che le madri detenute e i loro bambini trovino accoglienza nelle case famiglia protette.”

"Sono troppi i bambini che continuano a vivere dietro le sbarre con le loro mamme. Gli Icam, istituti a custodia attenuata, sono una soluzione intermedia ma non rispondono al bisogno fondamentale di un bambino di crescere in un ambiente familiare, con le stesse opportunità di crescita dei coetanei. Esistono case famiglia adeguate per accogliere i bambini con le loro mamme". Questo il commento di Giovanni Paolo Ramonda presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII . La comunità di Don Benzi ha in questi anni accolto numerose mamme con bambini nelle sue case famiglia. "Anche nell'ultima campagna elettorale abbiamo proposto ai politici di togliere questi piccoli senza alcuna colpa dal carcere. Tutti gli psicologi concordano che i primi tre anni di vita del bambino sono fondamentali per la sua crescita equilibrata. Non occorre essere esperti per comprendere che il carcere non è il luogo idoneo in cui crescere i bambini, dunque chiediamo che le mamme con bambini più piccoli di 3 anni siano accolti presso le case famiglia".

"Una tragedia che ci coinvolge tutti. Due piccoli innocenti ai quali è stata offerta solo una vita in carcere. Sabato celebreremo la santa messa in memoria del piccolo che non c'è più e per il suo fratellino che lotta per la vita. I nostri stessi ospiti ci hanno chiesto di fermarci a pregare per questi due piccoli angeli". E' quanto dichiara Alessandro Pinna, presidente dell'Isola solidale, una struttura nata oltre 50 anni fa a Roma e che accoglie i detenuti (grazie alle leggi 266/91, 460/97 e 328/2000) che hanno commesso reati per i quali sono stati condannati, che si trovano agli arresti domiciliari, in permesso premio o che, giunti a fine pena, si ritrovano privi di riferimenti familiari e in stato di difficoltà economica. "Occorre - aggiunge - puntare di più sulle pene alternative soprattutto in presenza di minori innocenti. Il carcere ha valore solo in un'ottica di riabilitazione e di formazione senza le quali non si può pensare ad una riscatto umano e sociale per i detenuti".

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