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Sicurezza stradale: gli anziani vittime "designate" del traffico

È quanto emerge dalla ricerca della Fondazione Unipolis “Cambiamo strade”. Ancora troppe le vittime di incidenti stradali, soprattutto nei centri urbani. Gli over 80 sono i più colpiti: se non si interverrà, nel 2050 il numero raddoppierà. Le soluzioni? Mobilità e città sostenibili

19 settembre 2018

BOLOGNA – Sono gli uomini di 80 anni e oltre le vittime “designate” del traffico: 224 per milione di abitanti. Senza interventi legislativi, strutturali e culturali in tema di sicurezza, nel 2050 il numero dei morti e dei feriti a causa di incidenti stradali anziché diminuire sarà più alto di quello attuale: si passerà dai 3.283 di oggi (dato aggiornato al 2016) ai 3.358 previsti per il 2050. Non solo: raddoppieranno gli ultra 80enni vittime di incidenti sulle strade. È quanto emerge da “Cambiamo strade”, la ricerca nazionale della Fondazione Unipolis sulla mobilità e sicurezza degli anziani sulla strada, in rapporto alle altre fasce d’età, con una proiezione dei dati fino al 2050. La ricerca, presentata questa mattina a Bologna all’interno dell’omonimo workshop in occasione della Settimana europea della mobilità, è parte del progetto più ampio Sicurstrada – avviato da Unipolis nel 2014 – legato ai temi della sicurezza stradale delle persone anziane.

- Più longevi, più fragili. Nel 2050 rispetto a oggi in Italia raddoppieranno gli ultra ottantenni (saranno 8 milioni) e caleranno del 20 per cento i cittadini con meno di 65 anni: fotografia di un Paese longevo, ma c’è un risvolto della medaglia, e riguarda, tra le altre cose, la sicurezza stradale. In questi ultimi anni la sicurezza stradale è aumentata, ma le persone anziane, specie se pedoni e ciclisti (soprattutto uomini) continuano a essere le vittime “predestinate” negli incidenti sulle strade. I dati della ricerca confermano che, se non si interverrà in maniera decisa e profonda, l’Italia, con oltre il 34 per cento di persone anziane, nel 2050 sarà il Paese europeo con il maggior numero di morti e feriti in incidenti stradali fra gli over 65.  

Il tasso di mortalità. Secondo i dati Istat, il tasso di mortalità stradale in Italia è superiore a quello della media dei Paesi europei: 54,2 (numero di morti per ogni milione di abitanti) rispetto a 50,6. Ma il bilancio in assoluto è in positivo. Come visto, nel 2016 i morti sono stati 3.283 (di cui il 31,8 per cento con almeno 65 anni): in calo del 20,2 per cento rispetto al 2010, più alto del valore medio europeo (-18,6). Per quanto riguarda il numero di under 24 morti o feriti in incidenti stradali si registra un significativo miglioramento (nonostante l’incidentalità stradale sia la principale causa di morte dei giovani). Lo stesso discorso non vale per gli over 65: la variazione è quasi inesistente. Si è passati dai 1.059 morti del 2010 ai 1.045 del 2016.

La motorizzazione. Tra i dati da sottolineare, quello che riguarda la motorizzazione: l’Italia ha il più alto tasso di autoveicoli. Sono più di 700 ogni mille abitanti e si contano 38 milioni di auto. A questi dati si aggiunge quello inerente i motocicli: ben 6,6 milioni di mezzi nel 2016, in aumento dell’1,6 per cento sul 2012.

Obiettivo zero vittime? Come abbiamo visto, nel 2016, a metà del programma europeo “Orizzonte 2020” (2011-2020) si è registrato un calo del 20,2 per cento rispetto al 2010. Tuttavia, siamo lontano dall’obiettivo fissato per il 2020 dalla strategia europea, che prevede una riduzione del 50 per cento dei morti. “Nelle condizioni attuali di incidentalità stradale, nel 2050 i morti sulle strade non solo non saranno azzerati, ma aumenteranno, sia in termini assoluti, 75 in più, sia in termini percentuali, +2,3 per cento”, spiega Unipolis. Il dato riguarda in particolare le persone con più di 65 anni. Infatti, tra gli under 65 i morti e i feriti diminuiranno (-19,6 per cento); per gli over 65 il rischio stradale, invece, aumenterà del 50 per cento, mentre le persone uccise sulle strade con almeno 80 anni raddoppieranno, passando dai 423 morti del 2016 agli 810 del 2050.

Quali soluzioni? Secondo le previsioni delle Nazioni Unite e di studi recenti, nel 2050 le città saranno abitate da quasi la metà della popolazione mondiale. “La mobilità urbana sarà, quindi, ancora di più un fattore decisivo per garantire sicurezza. Attualmente, in Italia, nelle aree urbane si verificano i tre quarti degli incidenti stradali, che provocano più del 40 per cento dei morti sul numero totale”, spiega la Fondazione. Come intervenire, allora? Tra le risposte individuate da Unipolis, va ripensata l’organizzazione degli spazi nei centri urbani. E ancora: meno auto private, auto meno inquinanti, più strade a velocità limitata, più spazi verdi, più piste pedonali e ciclabili protette. E ancora: servizi di trasporto pubblico più estesi, più moderni e più efficienti, misure per favorire il car pooling, car sharing e bike sharing. “Auto elettriche sempre più diffuse, insieme a sistemi di connessione fra auto, strade e sistemi di regolamentazione del traffico già oggi sono in grado di garantire minor rischio per chi guida”, sottolinea la ricerca. La tecnologia, certo, ma la necessità più urgente è che la mobilità urbana diventi sinonimo di mobilità sostenibile, a partire da una trasformazione delle aree urbane. Si tratta di un impegno che l’Italia ha preso sottoscrivendo l’Agenda 2030 dell’Onu per lo sviluppo sostenibile. Uno degli obiettivi è, entro il 2030, “fornire l’accesso a sistemi di trasporto sicuri, sostenibili e convenienti per tutti, migliorando la sicurezza stradale, in particolare ampliando i mezzi pubblici, con particolare attenzione alle esigenze di chi è in situazioni vulnerabili, alle donne, ai bambini, alle persone con disabilità e agli anziani”.

Sabato 22 settembre, sempre in occasione della Settimana europea della mobilità, piazza Maggiore ospiterà la Mobility Arena dalle 10 alle 19: una galleria multimediale con i progetti (manifesti, video, canzoni) che hanno partecipato alla prima edizione del contest “La sicurezza si fa strada”, rivolto ai giovani dai 14 ai 20 anni. (Ambra Notari)

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