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"Non aiutateci per carità", Amref cambia il racconto sull’Africa

Obiettivo della nuova campagna di comunicazione è creare una nuova, corretta e rispettosa narrazione dell’Africa, allontanando l’immagine caritatevole e drammatica che di solito se ne dà. Il lancio al Maxxi di Roma con Pif e Giobbe Covatta. Il presidente Raffaelli: "Lo sviluppo economico e sociale dell'Africa è una necessità anche per noi"

20 settembre 2018

ROMA - "Non aiutateci per carità” . Quattro parole che diventano lo slogan della nuova campagna di comunicazione di Amref, l’organizzazione sanitaria, che dal 1957 lavora nel continente africano. Obiettivo? Una nuova, corretta e rispettosa narrazione dell’Africa, continente in cammino, da sostenere negli sforzi di crescita, allontanando l’immagine caritatevole e drammatica che di solito se ne dà. “Non aiutateci perché i nostri bambini hanno poco da mangiare, aiutateci perché hanno fame di cambiamento". Si legge in uno dei passaggi chiave del Manifesto che punta a una nuova narrazione in grado di mettere in risalto le potenzialità dell'Africa, attraverso una nuova visione più realistica e meno stereotipata.

"La percezione dell’Africa negli ultimi anni si è trasformata da continente povero ma buono a terra di conflitti e invasori” dichiara Ilaria Borletti Buitoni, presidente onorario di Amref Italia - nel contempo la popolazione italiana si reputa molto più povera di 20 anni fa. Aiutare la crescita e lo sviluppo del continente africano diventa un argomento meno "importante" per gli italiani, e quindi sono sempre meno quelli disposti a sostenere il futuro dell'Africa, mentre si insinua addirittura il sentimento opposto, quello di avversione e rifiuto. Riformulare il punto di vista delle persone verso l’Africa, aiutare a guardarla da una prospettiva diversa, puntando sul suo potenziale e non sul pietismo, è l'obiettivo di Amref con "Non aiutateci per carità".

- Lo slogan, spiega Mario Raffaelli, presidente di Amref, serve a conciliare aiuto umanitario e necessità di sviluppo. "Mentre nei paesi europei la popolazione autoctona tende a decrescere (in Italia, se non ci fossero immigrati, in vent’anni saremmo ridotti a 40 milioni) e ad invecchiare, in Africa la popolazione continua ad aumentare a ritmo accelerato. Com’è noto, infatti, la popolazione africana, a tassi di crescita invariati, nel 2050 raggiungerà i due miliardi e mezzo e sarà costituita, per i due terzi, da giovani o giovanissimi. Da una parte, una popolazione invecchiata e mercati prossimi alla saturazione. Dall’altra, una popolazione sempre più giovane e mercati da costruire - aggiunge -. Lo sviluppo economico e sociale dell’Africa (con il conseguente, possibile, rallentamento del tasso demografico) è, quindi, una necessità per entrambi. Per gli africani, significa uscire dalla situazione di miseria e d’infelicità che caratterizza tanta parte del loro continente, facendo sì che l’emigrazione possa diventare un’opportunità (fra le tante) anziché essere una scelta forzata. Per noi, significa poter gestire i fenomeni migratori massimizzando gli aspetti positivi e limitando le problematicità. Contribuendo così a costruire nuovi mercati a sostegno di una crescita economica globale più dinamica e più equa. Utilizzando in modo virtuoso le ingenti riserve minerali ed energetiche, le potenzialità idriche ed agricole di quel continente". E' per sostenere quest’approccio che bisogna superare le tradizionali narrazioni dell’Africa "vista, alternativamente, o in maniera caritatevole e paternalista (il continente vittima dello sfruttamento occidentale) o come un caso senza speranza, un fastidio da rimuovere. L’Africa, invece, presenta, allo stesso tempo, rischi ed opportunità".

amref

Il presidente di Amref ricorda il libro di "Renè Dumond, “L’Africa strangolata”, che denunciava il ruolo delle multinazionali e dei paesi europei. "Qualche anno dopo ne scrisse un altro, “Io vi accuso”, per denunciare il malgoverno e la corruzione delle classi dirigenti africane. A dimostrazione di come che lo sviluppo dell’Africa sia stato reso difficile da politiche sbagliate condotte sia in Europa sia nei paesi africani. E’ questo il circuito vizioso che va invertito - aggiunge -. Dopo la fine della “guerra fredda” si era aperta una nuova speranza e, per alcuni anni, si è potuto parlare di “rinascimento africano”. Progressivamente, molti sistemi autoritari sono stati sostituiti da processi di transizione democratica, è diminuita la percentuale della popolazione in “povertà assoluta”, in molti paesi è cresciuta una classe media e, di conseguenza, si sono anche create condizioni per la nascita di mercati interni. Da qualche anno, ormai, gli investimenti diretti esteri superano di gran lunga i cosiddetti “aiuti allo sviluppo” e, a loro volta, sono superati dalle rimesse degli emigrati. Pochi mesi fa, l’Unione Africana ha deciso di costruire progressivamente le condizioni per un mercato unico continentale, impegno ambizioso che richiederà molto tempo per diventare realtà, ma che costituisce una condizione essenziale sulla strada della crescita. Un simile obiettivo richiede, oltre alla creazione delle condizioni giuridiche necessarie, investimenti finanziari in infrastrutture di dimensioni che non sono alla portata dei paesi africani. Il supporto finanziario per il raggiungimento di quest’obiettivo dovrebbe perciò diventare una delle priorità del supporto europeo, evitando che sia solo la Cina a cimentarsi in partnership con approccio strutturale".

Questo nuovo approccio, spiega Raffaelli, stenterebbe ad essere efficace laddove permangono fattori di crisi e instabilità. "Purtroppo, infatti, dopo il periodo di speranza iniziato negli anni ’90, molte parti dell’Africa sono state segnate negativamente dalla ripresa di conflitti fra paesi o all’interno di essi. A volte in relazione a ragioni locali, a volte in connessione alla cosiddetta “guerra globale al terrorismo. Osservando la cartina del continente è facile constatare come i casi di arretratezza maggiore coincidono con le aree di conflitto. Creare le condizioni per stabilità e riconciliazione, quindi, rappresenta l’altra faccia di una corretta cooperazione allo sviluppo - aggiunge -. In questo quadro, compete alle organizzazioni non governative, come la nostra, il compito di sostenere la crescita e il rafforzamento delle istituzioni locali e della società civile africana. Con interventi tesi a migliorare le condizioni di vita della popolazione e formando, allo stesso tempo, personale africano tecnicamente preparato e, per questo, capace anche di svolgere un ruolo attivo nella società". 

La campagna è stata lanciata il 19 settembre con un evento cui hanno preso parte Pif, Giobbe Covatta, Mauro Biani, Roberto Natale (Responsabilità Sociale Rai), Alfonso Biondi e Eddie Settembrini autori di Lercio, Valerio Cataldi (Carta di Roma), Sonny Olumati (ballerino e inviato di Nemo) ed Ekutsu Mambulu (Direttore e fondatore African Summer School). Tutti protagonisti di un dibattito sulla comunicazione dell'Africa, moderato da Maria Cuffaro (Tg3), presso lo spazio Linea, al Museo Maxxi di Roma. Presentato anche un decalogo sulla comunicazione dell'Africa in Italia, con consigli dedicati al mondo dell'informazione. Il decalogo è un’attività di Amref in collaborazione con Carta di Roma, ed è redatto da Ekutsu Mambulu. La campagna è stata curata dall’agenzia Saatchi & Saatchi, l’agenzia guidata da Simone Masé.

“Dal suo punto di osservazione pienamente africano, quello della salute delle comunità ai margini, Amref guarda come l'Africa sia in cammino - sottolinea ancora l’organizzazione -. Le curve dei dati dal 2000 ad oggi parlano di un declino di molti indicatori di malattia e povertà, come la mortalità infantile o la mortalità materna. Un declino che ha un ritmo troppo lento però per raggiungere gli obiettivi di sviluppo del 2030, e che consegna ancora dati drammatici. Sostenere quel ritmo, quel cammino, senza mai sostituirsi ai veri protagonisti - gli Africani - deve essere lo scopo di governi e organizzazioni come Amref.  Lo sviluppo e il sostegno all'Africa vanno di pari passo con la comunicazione. Cuore e testa insieme, perché l'Africa deve tornare a scaldare i cuori ed essere al centro di una informazione corretta”.

 

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Tag: Africa

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