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Biblioteche in carcere. A Roma sono 17, con 50 mila libri e 1.500 prestiti al mese

Secondo Antigone, su 89 istituti penitenziari visitati in tutta Italia, solo 2 non hanno uno spazio adibito a biblioteca. La Capitale è pioniera in questa esperienza. Oltre 30 persone l'anno inserite nel circuito delle Biblioteche del comune di Roma per l'esecuzione penale esterna

20 settembre 2018

ROMA – Diciassette biblioteche (di reparto e di sezione) nei 5 plessi penitenziari (Regina Coeli, Rebibbia nuovo complesso. Rebibbia Casa di reclusione, Rebibbia femminile, Rebibbia Terza casa), un patrimonio complessivo di quasi 50mila libri, oltre 1.500 prestiti al mese: sono i numeri delle biblioteche carcerarie a Roma, una realtà pulsante e “di importanza fondamentale”, come è stato più volte rimarcato questa mattina, durante l'incontro “Biblioteche in carcere: una riflessione tra esperienza e futuro” , promosso da Biblioteche di Roma e Aib, nell'ambito delle iniziative del “Biblio Pride". 

. Roma è pioniera, in questo campo: era il 1999 quando fu siglata la Convenzione tra il comune di Roma e il dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria, finalizzato proprio a rendere organica e ampliare, rafforzandola, un'esperienza partita già alcuni anni prima, all'interno del carcere di Rebibbia. “Era il 1990, quando due operatrici bibliotecarie offrirono la propria disponibilità a lavorare all'interno del penitenziario – ha ricordato Cinzia Calandrino, provveditora dell'Amministrazione penitenziaria per Lazio, Abruzzo e Molise – Iniziò così un'esperienza che, con la nascita di Biblioteche di Roma nel 1996 e la firma della Convenzione nel 1999, ha riconosciuto e formalizzato l'importanza fondamentale delle biblioteche all'interno degli istituti penitenziari, come antidoto all'appiattimento e occasione di apertura e di piena libertà nella scelta, ma anche come eventuale attività lavorativa, sia all'interno che all'esterno del carcere”. Attualmente, infatti, oltre 30 persone l'anno vengono inserite nel circuito delle Biblioteche del comune di Roma per l'esecuzione penale esterna. 

Proprio sulla traccia della Convezione siglata tra Campidoglio e Dap si è arrivati, nel 2013, al Protocollo d'intesa nazionale, che ha portato alla crescita – quantitativa ma anche qualitativa – delle biblioteche penitenziarie in tutta Italia. “Secondo i dati forniti dall'associazione Antigone, su 89 istituti visitati, solo 2 non hanno uno spazio adibito a biblioteca – ha riferito Francesca Cadeddu, dell'Associazione italiana biblioteche (Comitato esecutivo nazionale – referente Gruppod i studio sulle biblioteche carcerarie) – Mancano però, purtroppo, dati sul funzionamento delle biblioteche stesse, che sarebbero fondamentali anche per stimolare e incoraggiare sponsor e quindi finanziamenti, oggi quanto mai necessari. Molte biblioteche penitenziarie sono gestite dal volontariato – ha precisato – mentre poche sono ancora quelle frutto di convenzione tra istituti penitenziari e istituzioni bibliotecarie. Una differenza sostanziale – ha spiegato Cadeddu – perché solo la convenzione permette un servizio qualificato e professionalità del personale”. 

Un elemento, quest'ultimo, evidenziato anche da Fabio De Grossi, responsabile del Servizio Biblioteche in carcere dell'istituzione Biblioteche di Roma, il quale ha rivolto anche un “pensiero alla tragedia che si è consumata in questi giorni a Rebibbia”. E' proprio in contesti così complessi e spesso drammatici, che la qualità dei servizi e la professionalità del personale fanno la differenza. “Numerosi studi hanno dimostrato che tutte le istituzioni totali, il carcere in prima linea, producono deresponsabilizzazione e una sorta di regressione infantile, proprio per lo scarso esercizio della facoltà decisionale. La biblioteca in carcere ha una funzione in questo senso unica, tanto da somigliare alla realtà esterna: qui infatti il detenuto diventa utente e come tale viene trattato dagli operatori. Ed è chiamato a decidere: decidere di entrare in biblioteca, innanzitutto, ma anche decidere quale libro leggere, confrontandosi e consigliandosi con gli operatori e con gli altri detenuti. La biblioteca in carcere è uno spazio libero e adulto, che risponde non solo a un'esigenza di svago, ma anche un bisogno di formazione, come dimostra la frequente richiesta di testi giuridici. E' vero che non abbiamo dati sul funzionamento – ha precisato – ma abbiamo un dato significativo sul gradimento: i detenuti a Roma erano, al 31 agosto scorso, 3.188. I prestiti mensili registrati oscillano tra 1.300 e 1.500: una circolazione di volumi che non ha eguali nel sistema bibliotecario comunale. Certamente molto si può ancora fare, per potenziare questo servizio: non solo aumentare gli spazi e il tempo, realizzando anche sale per la lettura, oltre che per la consultazione e il prestito. E' poi urgente che in carcere arrivi finalmente internet, tramite un accesso controllato almeno ad alcuni siti, come quello, appunto, del sistema bibliotecario. A tal proposito – ha concluso De Grossi – sollecito l'amministrazione penitenziaria ad approvare il progetto che abbiamo presentato tempo fa e per il quale attendiamo una risposta”. 

Un piccolo “assaggio” di ciò che la biblioteca rappresenta all'interno del carcere è offerto dal video “Le biblioteche in carcere a Roma”, presentato in occasione dell'incontro e realizzato da Biblioteche di Roma. Qui la parola è data a diversi utenti, oltre che ad alcuni operatori del servizio. “Qui non c'è l'odore della, c'è il profumo dei libri e delle scaffalature in legno. Sembra di stare fuori”, assicura un utente. “Le ragazze si vestono bene per venire in biblioteca – riferisce una detenuta, utente ma anche operatrice all'interno della biblioteca penitenziaria – E arrivano preparate, con appunti e biglietti”. Tra i testi più richiesti, ci sono quelli di Ken Folleth e Wilbur Smith, ma “vanno molto anche le poesie d'amore, che in tanti copiano nelle mail e nei messaggi che inviano a mogli e fidanzate”, da sapere un altro operatore detenuto. “Ci sono detenuti che leggono 5 o 6 ore al giorno – fa sapere un utente . Se leggo, non sto qua”. Perché “siamo rinchiusi – riprende la detenuta che lavora in biblioteca – ma la mente non ce la tiene chiusa nessuno”. Il video si chiude con una poesia, composta da un giovane utente. “Io non sono più le cose che ho fatto e che mi hanno portato qui dentro: sono i mille libri che ho letto. Matricola 1312”. (cl)

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