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Sicurezza sul lavoro, a Firenze tavolo interistituzionale in prefettura

L’obiettivo dell’incontro è stato quello di individuare una linea di lavoro comune per orientare meglio l’azione di tutti gli attori in campo nell’area provinciale

20 settembre 2018

FIRENZE - Individuare una linea di lavoro comune per orientare meglio l’azione di tutti gli attori in campo nell’area provinciale. Questo l’obiettivo dell’incontro che il prefetto Laura Lega ha avuto ieri con forze di polizia, enti istituzionali, associazioni di categoria, organizzazioni sindacali datoriali e dei lavoratori, ordini professionali. 

In apertura del vertice, sono stati esaminati alcuni dati sull’incidentalità forniti da Inail. In provincia di Firenze è pressoché stabile l’andamento delle denunce di malattie professionali, passate dalle 561 del 2013 alle 602 del 2017, mentre nei primi sette mesi del 2018, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, è stato registrato un calo (dieci denunce in meno). Per quanto riguarda gli infortuni mortali, se ne sono verificati 17 nel 2013 e 19 nel 2017 e un decremento viene segnalato anche tra gennaio/luglio 2017 (12) e lo stesso periodo di quest’anno (7). 

“Siamo in un territorio di eccellenza dove in materia di sicurezza sul lavoro si è fatto già molto - spiega il prefetto - raggiungendo livelli elevati grazie all’attenzione dedicata al riguardo dalla Regione e dalle asl, dall’ispettorato del lavoro e da tutti gli enti preposti. Intensificare questa azione senza creare peraltro sovrapposizioni e duplicazioni è l’obiettivo da perseguire per implementare la capacità complessiva di risposta ai rischi in materia di sicurezza sul lavoro. Dobbiamo raggiungere capillarmente tutte le imprese, prosegue Lega, soprattutto quelle più piccole che non vanno lasciate sole, ma vanno accompagnate in un percorso di legalità. Fare squadra in questa direzione è fondamentale”. Il prefetto si riferisce a quella realtà produttiva fatta di micro aziende che caratterizzano il tessuto economico fiorentino, nei cui confronti i soli controlli non bastano, ma occorre puntare molto sulla prevenzione. 

Come primo strumento operativo, è stato proposto un protocollo che costituisce la cornice di riferimento per un lavoro integrato, nel cui ambito verranno messe a fattor comune tutte le singole competenze e specificità professionali. “Dobbiamo mirare a una partnership pubblico/privato. Incalzare sulla formazione, magari pensando a un sistema premiale per le aziende virtuose. E’ una questione di legalità e dovrebbe essere interesse delle imprese in regola portare le altre a buoni livelli di sicurezza. Si tratta anche di concorrenza sleale, troppo facile dribblare sulle norme”.


Il protocollo delinea un modello di contrasto degli infortuni sul lavoro che valorizza il contributo di ciascun ente sottoscrittore, si avvale delle rispettive banche dati e potenzia l’attività di informazione/formazione sui rischi professionali presenti nelle diverse tipologie produttive. Uno degli obiettivi più importanti è proprio quello di accrescere la percezione del rischio per stimolare, sia i datori di lavoro che gli operatori, ad essere più responsabili della propria e altrui salute, soprattutto nei settori più a rischio. Una promozione della cultura della sicurezza che verrà svolta anche in ambito scolastico per accrescere la consapevolezza dei giovani che entrano nella fase di alternanza scuola/lavoro.

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