:::

Inserisci le tue credenziali per accedere ai servizi per gli abbonati

   
Ricordami

Password dimenticata?

Oppure scopri come abbonarti »

Stampa Stampa

78 clan, metà dei quali legati alla ‘ndrangheta. Così la mafia entra in Toscana

Rapporto della Normale di Pisa su commissione della Regione. Il procuratore Creazzo: “Le cosche considerano la Toscana come terra di conquista dove c'è spazio per tutti”

21 settembre 2018

FIRENZE - La criminalità organizzata ha imparato a fare squadra in Toscana. E' una della conclusioni a cui arriva il secondo rapporto annuale sui fenomeni di criminalità organizzata e corruzione nella regione: un'analisi, condotta anche stavolta dalla Scuola Normale di Pisa su commissione della Regione, che approfondisce i contenuti della prima edizione presentata nel 2017 e traccia i contorni assunti in Toscana da mafie e corruzione, dando conto delle nuove dinamiche di espansione. Dati statistici si incrociano ad analisi di episodi puntuali. C'è anche uno studio dedicato all'area di Prato, contesto particolarissimo dove dinamiche nazionali di migrazione criminale delle mafie storiche si incrociano con altre transnazionali, in un meccanismo di riproduzione e colonizzazione simile. E poi c'è un focus sull'azione della società civile e sull'impegno ‘dal basso', perché le mafie si combattono non solo nelle aule di giustizia o nei tribunali ma anche a scuola.

Le mafie in Toscana, secondo il rapporto della Normale e a guardare le carte dei tribunali, non sembrano manifestarsi con una presenza stabile e organizzata sul territorio. Pochi e sporadici casi insomma da articolo 416 bis, anche nel 2017, ma ben più numerose attività criminali a sostegno di associazioni di stampo mafioso. "Mancano evidenze probatorie di un controllo esclusivo del territorio - chiarisce il procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo, intervenendo alla presentazione - Le cosche considerano la Toscana come terra di conquista dove c'è spazio per tutti. Non si registrano per questo guerre di mafie". Ma si tratta comunque di una presenza da non sottovalutare. Se negli ultimi quindici anni il numero di condannati in Toscana per associazione resta così molto limitato, diverso è il caso per i reati di favoreggiamento di organizzazioni criminali di stampo mafioso. Negli ultimi tre anni il distretto toscano è infatti il primo in Italia, dopo le tre regioni a presenza storica delle mafie (ovvero Campania, Calabria e Sicilia) per arresti o denunce con questa aggravante: 223 le persone coinvolte, oltre il 30 per cento del totale nazionale al netto delle tre regioni.

Quattro sarebbero le province toscane a più elevato rischio di penetrazione criminale: Grosseto, Livorno, Prato e Massa Carrara, l'unica peraltro che registra un aumento dei fenomeni di intimidazione e violenza criminale. Crescono nella regione, negli ultimi anni, anche i danneggiamenti a seguito di incendio, gli attentati e le rapine in banca (queste ultime soprattutto in provincia). Per denunce di estorsione Livorno è tra le prime in Italia per tasso di crescita annuale. Prato svetta invece in assoluto per riciclaggio.

"L'emergenza oggi è sicuramente la 'ndrangheta - richiama l'attenzione il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho, presente anche lui a Firenze -  E' un'organizzazione trasnazionale di una forza economica incredibile, presente in Europa come in America Latina, presenti nel porto di Livorno come in quello di Genova o Rotterdam, in modo stabile". "Hanno denaro a fiumi e investono ovunque - aggiunge -. La guidano avvocati, commercialisti e laureati, camaleontica e capace di mimetizzarsi".

La Scuola Normale ha provato a tracciare una mappa della presenza in Toscana delle quattro mafie tradizionali che hanno sviluppato attività e scambi di tipo economico in Toscana, in mercati illeciti o meno. Ha contato 78 clan: il 48 per cento legato appunto a gruppi della ‘ndrangheta calabrese, il 41 per cento affiliati alla camorra e il resto, con il 5 per cento ciascuno, a Cosa Nostra e Sacra Corona Unita pugliese. Otto sarebbero di origine prevalentemente autoctona, in cinque casi riconducibili ad una matrice campana e negli altri tre calabrese. Mercato degli stupefacenti (23%), estorsioni (13%), sfruttamento della prostituzione e riciclaggio (11%), contraffazione e usura (6%) risultano le loro attività più frequenti, assieme al traffico di rifiuti. Nello spaccio della droga gli stranieri arrestati doppia nel 2016 quello degli italiani.

 

© Copyright Redattore Sociale

Stampa Stampa