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Case famiglia, appello a Mattarella: "Le risorse non bastano"

Lettera di Casa al Plurale, coordinamento delle case famiglia per persone con disabilità, minori in difficoltà e donna con bambino di Roma e Lazio. "Uno Stato, che intende essere fedele all’articolo 3 della Costituzione, deve trovare le risorse per fare fronte ai bisogni dei suoi cittadini"

25 settembre 2018

ROMA – Il bisogno è altissimo, le risorse troppo scarse: per le persone con disabilità, i minori e le donne in difficoltà, la casa famiglia è spesso la soluzione migliore, ma il sostegno che queste strutture ricevono è del tutto inadeguato. Lo dice da tempo Casa al Plurale, coordinamento delle case famiglia per persone con disabilità, minori in difficoltà e donna con bambino di Roma e Lazio, che ha calcolato i costi di gestione di ciascuna di queste tipologie di Casa. E torna a dirlo oggi, appellandosi stavolta direttamente alla più alta carica dello Stato, il presidente della Repubblica. “Per dare cittadinanza piena alle persone con disabilità che vivono in casa famiglia – scrive il coordinamento in una lettera - sono necessari educatori preparati e premurosi, 24 ore su 24, tutti i giorni dell’anno, ma tutto questo ha un costo. Uno Stato, che intende essere fedele all’articolo 3 della Costituzione, deve trovare le risorse per fare fronte ai bisogni dei suoi cittadini. Al momento i fondi stanziati sono totalmente insufficienti”. 

Foto: Spes contra Spem
Casa famiglia in estate 2

La richiesta è dunque di “intervenire presso tutti gli organi istituzionali, affinché le persone in casa famiglia ricevano l’assistenza di cui hanno bisogno”. Ad oggi il Comune di Roma e la Regione Lazio stanziano per l’assistenza, compresi gli educatori professionali che lavorano in casa famiglia, cifre insufficienti come dimostra appunto il dossier realizzato da Casa al Plurale e pubblicato online .

Luigi Vittorio Berliri, presidente di Casa al Plurale, si appella alla sensibilità dimostrata anche recentemente dal presidente Mattarella nei confronti della disabilità: “Venerdì scorso, all’evento a Castel Porziano, hanno partecipato tante persone con disabilità. Lei ha fatto un gesto significativo, non solo perché ha offerto la possibilità di godere di una delle tenute più belle d’Italia a tante persone con disabilità che vivono nelle case famiglia di Roma, ma perché col suo gesto ha detto: 'Apro le porte' (che espressione complicata di questi tempi!) ai mie concittadini, li metto al posto d’onore, riconoscendo loro piena cittadinanza. Non pietà o carità, ma cittadinanza - scrive ancora Berliri - Mi farebbe piacere – conclude - incontrarla con una piccola rappresentanza delle case famiglia. Molti auspicano che si possano aprire ancora tante case famiglia, ma se continua così, invece di aprirne di nuove, saremo costretti a chiudere quelle esistenti”.

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