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Salute mentale degli adolescenti, "spesso l'aiuto arriva troppo tardi"

È quanto emerge da un documento voluto dalla Garante per l’infanzia e l’adolescenza. Cismai: “Il ruolo degli adulti è in crisi, ma è fondamentale garantire il dialogo con i ragazzi”. Msna e minori autori di reato i più a rischio per la salute mentale

25 settembre 2018

BOLOGNA – Un documento per riflettere sul tema della salute mentale degli adolescenti e fare il punto sulle risposte che i territori offrono. Si chiama “La salute mentale degli adolescenti” ed è stato elaborato dal gruppo di lavoro attivato all’interno della Consulta delle associazioni e delle organizzazioni istituita e presieduta dalla Garante per l’infanzia e l’adolescenza Filomena Albano. Sarà presentato questo pomeriggio all’Opificio Golinelli di Bologna, iniziativa curata da Aismi, Associazione italiana per la salute mentale infantile, e Cismai, Coordinamento italiano servizi contro maltrattamento e abuso all’infanzia. La ricerca è stata condotta attraverso focus group territoriali, per fotografare la realtà. 

La prevenzione. “L’adolescenza è un’età complessa – spiega Gloria Soavi, presidente di Cismai –. Certo porta con sé fragilità tipiche, che possono però trasformarsi anche in un disagio vero e proprio, che come tale deve essere preventivamente intercettato e affrontato”. Come riporta il documento, la prima necessità su cui lavorare è la prevenzione: “Non è un termine molto di moda, ma è fondamentale. Il disagio mentale fisiologico va distinto da un disagio più strutturato. E prima lo si fa meglio è”. 

L’ascolto e gli adulti. Le ricerche condotte per redigere il documento confermano quanto emerso da una ricerca del Cismai del 2015: i ragazzi con problemi arrivano all’attenzione dei professionisti tra gli 11 e i 16 anni. “Spesso è troppo tardi, e le difficoltà aumentano”. Il perché di questo ritardo va ricercato anche in una scarsa attenzione da parte degli adulti: “È necessario che il canale di comunicazione adulti-adolescenti rimanga aperto perché il ragazzo si senta libero di chiedere aiuto. Ci sono fattori di rischio: maltrattamenti, abusi, certo. Ma anche una delle nuove forme di violenza è quella sul web. Se ignorato, il  malessere del giovane può condurre anche a qualcosa di più grave: una dipendenza, l’abbandono scolastico. La depressione, il rischio suicidario, solo per fare qualche esempio”. Dalla mappatura emerge che il ruolo degli adulti stia vivendo un momento di crisi. Scuola e famiglia si sentono in difficoltà e chiedono aiuto. “Va garantito un dialogo integrato e gli adulti devono essere competenti. Spesso è stata riscontrata una difficoltà a reperire personale con esperienza specifica nel campo”. 

Msna e minori autori di reato i più a rischio. In più di un gruppo sono emerse problematiche nella gestione e nella presa in carico delle persone migranti di minore età, che richiedono approfondimenti specifici e percorsi mirati. Il disagio psichico e i disturbi psichiatrici sono inoltre particolarmente presenti tra le persone di minore età coinvolte in fatti con rilevanza penale. Si riscontrano, in questo ambito, assenza di protocolli specifici, difficoltà di relazione con l’autorità giudiziaria, difficoltà a condividere una “flessibilità” di intervento, in modo che i tempi dei provvedimenti dell’autorità giudiziaria minorile tengano conto dei tempi di crescita e di sviluppo del minorenne con disagio psichico. “Complessivamente il documento evidenzia come gli adolescenti a maggior rischio per la salute mentale (adottivi, migranti, utenti del penale ecc.) siano paradossalmente quelli per i quali le risposte sono maggiormente insufficienti e aspecifiche, pur esistendo alcune buone pratiche locali meritevoli di diffusione”, continua Soavi. 

I tempi della presa in carico. Tra le altre criticità emerse dal protocollo, anche i tempi della presa in carico, spesso non adeguati alle esigenze del ragazzo e della famiglia. “È cosa nota la situazione di criticità che il welfare sta affrontando in questi anni, ma ci sono anche molte buone prassi”, continua Soavi. Tra di esse, la multidisciplinarietà con cui si affrontano i casi (a livello sanitario, sociale e scolastico), le competenze e i saperi specifici. “In alcune zone ci sono servizi di consulenza immediata per decodificare il problema, ci sono modelli di screening per gli adottivi. Ma non basta: per funzionare davvero, tutto ciò deve essere messo a sistema”. 

Le raccomandazioni. Il documento si conclude con una serie di raccomandazioni. In primis, è fondamentale rispettare i principi di specificità, partecipazione, continuità e autonomia. Da evitare, il ricovero di minorenni con disturbi psichiatrici in strutture dedicate agli adulti. Occorrono poi investimenti in prossimità e lavoro qualificato in rete, oltre che una visione complessiva che valorizzi l’apporto di ciascuna professionalità (assistente sociale, pediatra, pedagogista, educatore, psicologo). Va garantita la continuità dei percorsi intrapresi in ambito sociale ed educativo; serve un sistema di monitoraggio della salute mentale di bambini e adolescenti, l’integrazione della rete educativa e sociale con la rete specialistica e dedicata. Infine, è necessario lavorare per fornire risposte flessibili e rapidamente attivabili. “Questo documento è un punto di arrivo, certo – conclude Soavi –, ma anche di partenza: ora è necessario ridiscuterlo nei territori e spostare l’attenzione su questi temi”. 

Gli adolescenti e i bambini saranno al centro anche del convegno “La cassetta degli attrezzi: tecniche e strumenti per la prevenzione e la cura della violenza all’infanzia” organizzato da Cismai il 5 e il 6 ottobre a Milano per festeggiare i primi 25 anni dell’associazione. (Ambra Notari)

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