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Il movimento studentesco del ’68 negli scatti di 13 celebri fotografi

Inaugura a Bologna sabato 29 settembre la mostra fotografica “1968: l’anno degli studenti” che attraverso immagini, volantini e manifesti ricostruisce il ruolo degli studenti nelle contestazioni. Gambetta (curatore): "La mostra va illustrata e spiegata, soprattutto a chi allora non c’era”

28 settembre 2018

Mostra '68 - foto 1

BOLOGNA – Tredici grandi fotografi per raccontare il ruolo degli studenti nella contestazione al sistema del 1968 e ricostruire i principali avvenimenti nelle città italiane più significative, con un’eccezione all’estero per Praga. Si chiama “1968: l’anno degli studenti” la mostra che inaugurerà sabato 29 settembre alle 18. Ospitata dalla Fondazione del Monte, è curata da Glenda Furini e Guido Gambetta con la collaborazione di Siriana Suprani. 

I curatori sono partiti da un presupposto: le pubblicazioni sul ’68 sono moltissime, ma nella maggior parte dei casi si tratta di commenti. “In questa mostra, invece, sono stati ricostruiti i fatti”, specifica Guido Gambetta. A fare da guida, “Il lungo ’68 in Italia e nel mondo” di Marco Boato e, parzialmente, “’68: Ce n’est qu’un début... Storia di un mondo in rivolta” di Paolo Brogi.

La mostra in 80 scatti ricostruisce puntualmente i fatti raccontati nei due libri attraverso le immagini scattate in diverse città: Roma, Milano, Torino, Pisa, Trento. Autori, fotografi oggi famosi che allora altro non erano che studenti che vissero i giorni delle contestazioni. Tra gli altri, Graziano Arici, Cesare Colombo, Rodrigo Pais, Giorgio Salomon, Francesco Radino e Mauro Vallinotto. 

Mostra '68 - foto 2

È presente anche una sezione dedicata alle contestazioni della cultura: la Triennale di Milano, occupata dagli artisti, che non partì nei giorni previsti; la Prima alla Scala, con il lancio delle uova contro l’elegante pubblico del teatro milanese; la Biennale dell’Arte di Venezia e la Mostra del cinema, con Pier Paolo Pasolini che entrò a Cà Foscari durante il Convegno nazionale del movimento studentesco e venne pesantemente insultato e preso a sputi per la famosa poesia scritta dopo i fatti di Valle Giulia, “Il Pci ai giovani”. 

Un’altra sezione è dedicata a Bologna. “Bologna – continua Gambetta – non fu una delle città più rilevanti nel movimento studentesco, ma ebbe una peculiarità: la contestazione avvenne soprattutto all’istituto di fisica, non nei dipartimenti letterari come altrove”. Gli studenti occuparono per oltre 70 giorni e alcuni di loro presero parte alle contestazioni anche di altre città. Tra le immagini della mostra, anche quella che testimonia l’intervento di Jean-Paul Sartre a un’assemblea studentesca presso l’Istituto di Psicologia occupato. Tra i partecipanti: Vladimir Dedijer, Gian Franco Minguzzi e Franco Basaglia. 

Conclude la mostra una selezione di volantini e manifesti prodotti durante il periodo di contestazione conservati presso la Fondazione Gramsci Emilia-Romagna. I manifesti appartengono alla banca dati online Manifestipolitici.it, progetto nato più di dieci anni fa e ancora oggi attivo e periodicamente ampliato, pensato per salvaguardare dal deperimento un materiale documentario spesso fragile e di difficile conservazione. 

Come spiega il professor Gambetta, disponibile per visite guidate per le classi delle scuole medie superiori, “la mostra va illustrata e spiegata, soprattutto a chi allora non c’era”. Il valore del 1968 è unanimemente riconosciuto, sia da chi sostenne quel movimento, sia da chi lo avversò: “Aprì all’antiautoritarismo – riassume Gambetta –. Antiautoritarismo nelle scuole, nella società, nelle fabbriche. Il 1968 fu un anno di svolta anche per i suoi risvolti mondiali, perché mentre il movimento studentesco dell’Europa occidentale contestava il sistema, il movimento studentesco dell’Europa orientale scendeva in piazza perché proprio a quel sistema, e alle libertà che portava con sé, aspirava. I due movimenti non si unirono mai, continuarono su binari paralleli. Ma, come allora disse Rudi Dutschke, uno dei rappresentanti della sinistra extraparlamentare tedesca e leader del movimento studentesco socialista, nessuno di noi aveva capito che i fatti più importanti stavano accadendo a Praga e non a Parigi”. 

Organizzata da Università di Bologna e Fondazione Gramsci, con il patrocinio dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna, “1968: l’anno degli studenti” rimarrà aperta fino al 10 novembre, dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 19. (Ambra Notari)

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