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Giovane gambiano realizza il sogno di diventare calciatore: la storia di Kalifa

Dopo essere stato accolto dal Centro diaconale valdese La Noce di Palermo, entrerà nella squadra Muravera del campionato "Eccellenza" in Sardegna. "Sono arrivato dalla Libia e oggi dico grazie a tutte le persone che mi hanno aiutato"

30 settembre 2018

Kalifa - pezzo termini

PALERMO - Finalmente realizzerà il suo sogno di diventare un calciatore: Kalifa Kujabi, giovane gambiano, arrivato minorenne in Italia dalla Libia nel 2017, oggi ha 18 anni e un ingaggio. Kalifa è partito per Cagliari perché, dopo un provino è stato preso dalla squadra di calcio Muravera che gioca nel campionato "Eccellenza" del comitato regionale Sardegna. L'associazione sportiva Asd Muravera Calcio, notando le qualità sportive del giovane che ha giocato per Calcio Sicilia, ha deciso di inserirlo nella sua squadra. La stessa si impegnerà a fornirgli un alloggio.

"Potere essere una persona libera per noi africani ospitati nel vostro Paese è una grande cosa. Oggi sono molto contento e mi sento davvero fortunato di potere realizzare il desiderio più grande di fare il calciatore. Sono arrivato dalla Libia nel 2017 con una vecchia barca di legno insieme ad altre 600 persone a Pozzallo e poi a Scicli - racconta -. Dopo un mese sono stato trasferito presso la Casa dei Mirti del Centro diaconale valdese La Noce di Palermo e da quel momento mi si è aperto un mondo fatto di tante persone brave che mi hanno accolto, aiutato e hanno saputo credere in me. Dentro il centro mi hanno dato la possibilità di studiare facendomi prendere la terza media, fare tante attività e vivere come tutti i giovani di Palermo. In città ho fatto tante amicizie con italiani e africani che verrò presto a trovare". 

box "In Libia sono stato 8 mesi - continua -. Di quel Paese ho un ricordo tremendo perché le condizioni di vita sono disumane. Dentro il centro dove vivevo, c'era anche una prigione dove ho visto morire di fame e di stenti 10 persone. Chi si ribella ai libici non è più una persona, viene distrutto per le condizioni di vita durissime. Ho sofferto tanto ma sono stato fortunato, non mi è successo niente. Ora spero di potere impegnarmi nel calcio per aiutare la mia famiglia soprattutto mia madre che è in Senegal e mio fratello che è in Gambia. Sto avendo questa opportunità di migliorare la mia vita grazie a chi mi ha conosciuto. Siamo tutti uguali e il mio desiderio è quello che possano sempre essere riconosciuti i diritti di tutti". 

"In 25 anni di lavoro - afferma la direttrice del centro diaconale valdese La Noce, Anna Ponente - abbiamo avuto splendide esperienze con i giovani accolti nella nostra struttura. Al di là della narrazione legata alla sofferenza ed ai traumi che hanno subito, dobbiamo vedere la bellezza di questi ragazzi. Kalifa fin da piccolo ha avuto sempre la passione del calcio, per questo abbiamo cercato di assecondarlo facendolo giocare in una piccola squadra; è un ragazzo molto gentile con una grande volontà di studiare che è stato sempre capace di stare nella dimensione del gruppo".

"Kalifa - prosegue Ponente - attende il rinnovo del permesso di soggiorno. La preoccupazione forte in questo ultimo periodo è dettata proprio dalle situazioni di rigetto del rinnovo da parte delle questure. Partiamo sicuramente da storie positive di riscatto di questi ragazzi che riescono a fare tante cose con impegno e voglia di crescere e costruire il loro futuro ma poi dobbiamo aiutarli anche con il lavoro degli avvocati a fronteggiare il mancato rinnovo. Il problema è che per molti di loro si chiede il passaporto che non possono avere perché nei loro paesi di origine è molto difficile da ottenere. Ci preoccupiamo dello stato di precarietà che sono costretti a sopportare con tutta l'ansia che ne consegue perché la loro vita è appesa ad un foglio. Purtroppo, prima ancora del decreto sull'immigrazione, dobbiamo registrare una forte tendenza restrittiva e di forte chiusura nel rilascio di questi documenti. Ciò significa che questi ragazzi che sono davvero una grande risorsa per tutti noi, vengono bloccati dalla burocrazia mentre già sono inseriti nei progetti. Sta passando un modello di non accoglienza profondamente disumanizzante che non possiamo accettare. Chiediamo alle istituzioni competenti di regolarizzare i giovani che stanno dimostrando di impegnarsi per il nostro Paese, diversamente si contribuirà a fare riaprire in loro i traumi del passato che hanno subito. Naturalmente, ben conoscendo tutto percorso dei nostri ragazzi, lotteremo adegutamente per il riconoscimento dei loro diritti che sono uguali a quelli nostri". (set) 

© Copyright Redattore Sociale

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