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Carcere: più lavoro retribuito ma le misure alternative restano al palo

Approvati dal Consiglio dei ministri di ieri 5 decreti legislativi in attuazione della riforma del Codice penale, di procedura penale e dell’ordinamento penitenziario. Maggiori tutele su salute e diritti dei detenuti, valorizzato il volontariato e il lavoro fuori e dentro gli istituti di pena, ma il governo frena sulle misure alternative

28 settembre 2018

ROMA -  Più lavoro retribuito fuori e dentro il carcere, più attività di volontariato, ma nessun potenziamento delle misure alternative alla detenzione, come aveva auspicato invece la riforma penitenziaria avviata nella scorsa legislatura. Non c’è solo la Nota di aggiornamento al documento di economia e finanza 2018 tra questioni affrontare ieri nel Consiglio dei ministri numero 21 dell’attuale legislatura. Tra i vari provvedimenti ci sono anche quelli che riguardano l’ordinamento penitenziale.  Il Consiglio dei ministri, infatti, su proposta del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, ha approvato, in esame definitivo cinque decreti legislativi che, in attuazione della legge delega per la riforma del Codice penale, del Codice di procedura penale e dell’ordinamento penitenziario (legge 23 giugno 2017, n. 103), introducono nuove disposizioni relative all’ordinamento penitenziario, alla disciplina del casellario giudiziale, a quella delle spese di giustizia funzionali alle operazioni di intercettazione e all’esecuzione delle pene nei confronti dei condannati minorenni.

Misure alternative, restano così come sono.  Il primo dei cinque decreti, spiega una nota di Palazzo Chigi, “fa seguito ai pareri contrari espressi dalle competenti Commissioni parlamentari circa il precedente assetto complessivo della riforma - specifica la nota del Cdm - ed è contrassegnato, in particolare, dalla scelta di mancata attuazione della delega nella parte volta alla facilitazione dell’accesso alle misure alternative e alla eliminazione di automatismi preclusivi alle misure alternative alla detenzione in carcere”. Il governo, quindi, ha deciso di non favorire le misure alternative come chiesto invece dal percorso di riforma avviato nella passata legislatura. Un segnale forte, quello del governo, in linea con la posizione da sempre dichiarata sul tema carcere e sulla stessa riforma. 

In tema di assistenza sanitaria in carcere, invece, lo stesso decreto “tiene conto dell’esigenza di risposta alle nuove necessità di tutela della salute e afferma in modo chiaro il diritto di detenuti e internati a prestazioni sanitarie tempestive e appropriate”. Con lo stesso testo, inoltre, “si introducono specifiche norme volte a rafforzare i diritti di detenuti e internati - si legge nella nota -, con particolare riguardo al principio di imparzialità dell’amministrazione carceraria e al contrasto a ogni forma di discriminazione, ivi comprese le discriminazioni dovute al genere o all’orientamento sessuale".

Un secondo decreto legislativo, invece, punta “all’incremento delle opportunità di lavoro retribuito, sia intramurario sia esterno - spiega il testo -, nonché di attività di volontariato individuale e di reinserimento sociale dei condannati, anche attraverso il potenziamento del ricorso al lavoro domestico e a quello con committenza esterna, aggiornando quanto il detenuto deve a titolo di mantenimento, nonché alla maggiore valorizzazione del volontariato, sia all’interno del carcere sia in collaborazione con gli uffici di esecuzione penale esterna; al miglioramento della vita carceraria, attraverso la previsione di norme volte al rispetto della dignità umana mediante la responsabilizzazione dei detenuti, la massima conformità della vita penitenziaria a quella esterna”. 

Tra i cinque decreti che riguardano l’ordinamento penale c’è anche il tema dell’esecuzione delle pene nei confronti dei condannati minorenni.  Secondo quanto riportato dalla nota diffusa al termine del Cdm, il decreto “riforma l’ordinamento penitenziario per le parti relative all’esecuzione della pena nei confronti dei condannati minorenni e dei giovani adulti (al di sotto dei 25 anni), con particolare riferimento al peculiare percorso educativo e di reinserimento sociale”. In particolare, aggiunge la nota, il testo “introduce elementi innovativi in merito alle misure penali di comunità e un modello penitenziario che guardi all’individualizzazione del trattamento, con l’obiettivo di delineare un’esecuzione penale che ricorra alla detenzione nei casi in cui non è possibile contemperare le esistenze di sicurezza e sanzionatorie con le istanze pedagogiche”.

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