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Ebola, le testimonianze dei sopravvissuti per contrastare la malattia

Nella Repubblica democratica del Congo, dallo scoppio dell’epidemia ad agosto, sono sopravvissute al virus dell’Ebola 43 persone. Ora stanno collaborando con l'Unicef condividendo le loro storie durante eventi pubblici e via radio

30 settembre 2018

ROMA - Gli ultimi sopravvissuti al virus Ebola stanno collaborando con l’Unicef per aiutare a prevenire ulteriori trasmissioni di questa malattia mortale nella Repubblica Democratica del Congo orientale. Come parte di questo impegno, i sopravvissuti stanno condividendo le loro storie nelle comunità colpite durante eventi pubblici e via radio. Dallo scoppio dell’epidemia ad agosto sono sopravvissute al virus dell’Ebola 43 persone.

box “I sopravvissuti sono la prova vivente che è possibile guarire dall’Ebola, soprattutto se identificata e curata in tempo,” ha dichiarato Gianfranco Rotigliano, rappresentante Unicef in Repubblica Democratica del Congo. “Le testimonianze dei sopravvissuti ci aiutano a ridurre la paura nelle comunità e ad incoraggiare le persone con sintomi simili a quelli dell’Ebola a cercare cure tempestivamente, così da evitare il rischio di ulteriori contagi”.

La mancanza di consapevolezza sulle misure di prevenzione e cura della malattia tra la popolazione aumenta il rischio di ulteriori contagi, come dimostrato dai nuovi casi di Ebola confermati nella zona sanitaria di Tchomia. Per affrontare questi casi, l’Unicef ha impiegato una squadra sul campo per sostenere la risposta all’Ebola messa in atto dal Governo e adesso ha diverse squadre che stanno lavorando a Mangina, Beni, Butembo e Tchomia.

Le testimonianze dei sopravvissuti a Mangina, la zona sanitaria più colpita dall’epidemia in corso, hanno già avuto effetti positivi. Grazie ad una maggiore fiducia nei centri per la cura dell’Ebola, una migliore comprensione dell’importanza di una diagnosi tempestiva, al monitoraggio dei casi sospetti e ad una migliore conoscenza delle misure di prevenzione, nell’area si è verificata una sensibile riduzione del tasso di nuovi casi di Ebola confermati. L’Unicef sta anche iniziando a lavorare con i primi sopravvissuti all’Ebola di Ndindi, quartiere della città di Beni, altro epicentro dell’epidemia.

“Dare ai sopravvissuti all’Ebola l’opportunità di condividere pubblicamente le loro esperienze contribuisce anche a ridurre lo stigma”, ha dichiarato Rotigliano. “Dà ai sopravvissuti un ruolo positivo nelle loro comunità e li aiuta a superare l’impatto di essere stati colpiti dal virus”. L’Unicef e i suoi partner continuano a garantire ai sopravvissuti all’Ebola assistenza psicosociale e materiale, oltre al supporto fornito alle famiglie e ai bambini colpiti dalla malattia.

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