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Venezuela, l’aiuto dei vicini per fermare la grande fuga

Per l’Unhcr è un’emergenza “sempre più simile a quella del Mediterraneo”: oltre 2 milioni di persone hanno lasciato il paese negli ultimi 5 anni di presidenza Maduro. Ora i paesi vicini fanno fronte comune per facilitare gli spostamenti e migliorare l'accoglienza dei migranti

01 ottobre 2018

L’America Latina fa fronte comune per il Venezuela, dove la situazione politica e umanitaria è fuori controllo. Tanto da aver portato alla più grave crisi migratoria di sempre dell’America del Sud, che vede ormai oltre 2 milioni di profughi alla ricerca di dignità e diritti. Una fuga di massa, di cui è ritenuto primo responsabile il presidente Nicolas Maduro.

Un Paese in caduta libera da 5 anni. La situazione è così complessa che l’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr) e l’Organizzazione internazionale delle migrazioni (Oim) l’hanno definita «tanto critica da far sembrare l’emergenza venezuelana sempre più simile a quella del Mediterraneo».Tradotto in numeri, considerando il periodo che va dal 2013, ossia da quando Maduro è andato al potere: oltre 2,3 milioni di persone hanno lasciato il Paese, il Pil è crollato del 40% e l’inflazione a fine 2018 raggiungerà quota 1 milione per cento.

Geografia della migrazione. Circa il 90% dei venezuelani che hanno lasciato il Paese è restato in America Latina. Di questi, più di 1 milione è andato in Colombia, mentre da inizio 2018 altri 560 mila profughi si sono diretti in Ecuador, anche se in questo caso si tratta in gran parte di persone in transito. In tanti, per esempio, sono arrivati in Perù, dove si contano 430 mila venezuelani. Un numero superiore anche a quello del grande Brasile, che ha visto entrare in tutto 128 mila persone dalla frontiera amazzonica.

Insieme per l’accoglienza e contro la xenofobia. La tensione ha passato la soglia di guardia in diverse aree. Come dimostrano le proteste xenofobe in Brasile o i tentativi di chiusura delle frontiere di Ecuador e Perù. E così, da settembre, diversi Paesi hanno deciso di affrontare la situazione insieme. In particolare Argentina, Brasile, Cile, Colombia, Costa Rica, Ecuador, Messico, Panama, Paraguay, Perù e Uruguay hanno firmato una dichiarazione congiunta prendendosi l’impegno di «accettare documenti di viaggio scaduti come documenti di identità validi per i cittadini venezuelani», facilitare la libertà di movimento, e stimolando Caracas a intervenire.

Rischio di intervento militare. Sullo sfondo c’è la paura che la situazione possa degenerare in un intervento militare.  Un’ipotesi che diversi analisti hanno già letto in alcune dichiarazioni di Luis Almagro, segretario generale dell’Osa (Organizzazione degli stati americani), e che un’inchiesta della Cnn aveva attribuito al presidente Usa, Donald Trump.

L’articolo integrale di Luigi Spera, “Venezuela: l'America Latina cerca una soluzione alla grande crisi”, può essere letto su Osservatorio Diritti.

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