:::

Inserisci le tue credenziali per accedere ai servizi per gli abbonati

   
Ricordami

Password dimenticata?

Oppure scopri come abbonarti »

Stampa Stampa

Mozambico, l'Oficina de arte accoglie 4 bambini sordi: impareranno a danzare

Hanno dai 13 ai 15 anni, sono nati con un disturbo dell'udito e parlano la Lingua dei segni. Sono Guinildo, Joaquina, Ausse e Tito, i nuovi alunni del corso di danza dell'officina della ong Gvc nel Paese. “Studiata per loro una forma di arte teatro che consente di esprimersi con il corpo”

06 ottobre 2018

Mozambico. Pemba, aspettando il bus per andare all'Oficina de arte di Muxara di Gvc
Oficina Mozambico 2

BOLOGNA – Si chiamano Guinildo, Joaquina, Ausse e Tito. Hanno tra i 13 e i 15 anni, sono nati con un disturbo dell'udito e parlano la Lingua dei segni. Sono i 4 nuovi alunni della Oficina de arte di Muxara in Mozambico, la scuola aperta dalla ong bolognese Gvc dove gli studenti possono studiare poesia, arte, musica e danza. “I ragazzi sono subito scesi in pista perché amano ballare”, ha spiegato Stefania della Fondazione Sementes de Esperança che da poco ha iniziato a collaborare con Gvc per offrire la possibilità di vivere nuove esperienze di integrazione a chi ha una disabilità e di imparare insieme agli altri bambini. In Mozambico, infatti, i bambini con una disabilità sono spesso isolati e abbandonano la scuola perché bullizzati o per le difficoltà di apprendimento dovute dalla mancanza di strumenti adatti. Ora grazie alla Oficina de arte, i 4 ragazzini impareranno a danzare.

Nella Oficina de arte gli insegnanti sono artisti mozambicani e i bambini possono scegliere corsi diversi: arte, musica, danza, teatro, poesia. “Un modo per insegnare loro a scoprire e credere nelle proprie capacità e aiutarli a superare la difficile fase di accettazione della loro disabilità tra i coetanei e nella società in cui vivono”. Guinildo frequenta la quarta elementare, “l'anno scorso ha partecipato alle olimpiadi scolastiche, spostandosi in altre province e dormendo fuori casa per due settimane. Questo ha rafforzato la sua autostima”, racconta Stefania. Joaquina invece è in quinta. “Per lei è ancora difficile convivere con la sua disabilità. È entrata nell'adolescenza, con tutto ciò che può significare. È dura e scontrosa ma quando sorride si illumina ed è brava a scuola. Da quando la formatrice le ha insegnato la lingua dei segni, però, sta cambiando: per lei è importante avere un punto di riferimento perché la incoraggia a immaginare il futuro”.

Guinildo frequenta la quarta elementare e contemporaeamente prende parte ai laboratori dell'Oficina
Oficina Mozambico 1

“Le scuole nella zona sono molto affollate, con 70/80 alunni per classe. E non c'è niente altro che una lavagna”, dice Stefania. Un problema ancora più grave per chi ha necessità specifiche di apprendimento come Ausse, Tito, Guinildo e Joaquina. “La disabilità è ancora una condizione vissuta come una vergogna. I bambini disabili vivono in un contesto di emarginazione, trascorrono gran parte delle loro giornate in casa senza alcun tipo di stimolazione e accudimento – continua – Il personale locale della fondazione lavora con i servizi sociali per la loro inclusione, per promuovere l'educazione, sensibilizzare la famiglia e stimolare le abilità”. La Fondazione lavora anche nelle scuole del quartiere Mahate con attività ludiche, didattiche e formative volte all'integrazione. “Speriamo che i bambini sordi e disabili in Mozambico possano avere sempre più possibilità di vivere esperienze importanti come quella della Oficina de arte”, dice Dina Taddia, presidente di Gvc.

Gli insegnanti della Oficina de arte stanno frequentando corsi di formazione per acquisire competenze di pedagogia, scrittura di progetti e di report sull'inclusione dei disabili. “Tutti gli insegnanti sono molto entusiasti di aver sperimentato questo momento di inclusione e ritengono che sia importante sia per chi ha una disabilità sia per i bambini che già da tempo frequentano la nostra Oficina”, spiega Mauricio Bisol, cooperante di Gvc a Pemba. (lp)

© Copyright Redattore Sociale

Stampa Stampa