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Allarme colera a Napoli. "Infondato, i migranti non portano malattie"

Il titolo di Libero sul caso delle due persone ricoverate a Napoli riaccende i riflettori su immigrazione e salute pubblica. Giuseppe Geraci (Simm): “Negli ultimi 20 anni le condizioni di salute sono migliorate e non peggiorate in Italia". E "c’è un sistema sanitario che funziona"

04 ottobre 2018

- ROMA - “Torna il colera a Napoli, lo hanno portato gli immigrati”. Libero, il quotidiano di Vittorio Feltri, con direttore responsabile Pietro Senaldi, torna a far discutere per il titolo di apertura, con cui come già in altre occasioni, ribadisce il legame tra il fenomeno migratorio e il ritorno in Italia di malattia debellate da tempo. Nello specifico, il caso analizzato dal quotidiano riguarda due persone (mamma e figlio) che di ritorno dal Bangladesh, sono state ricoverate all’ospedale Cotugno di Napoli per colera. E’ davvero possibile parlare di allarme? C’è una possibilità reale che questa come altre malattie possano tornare in Italia? Lo abbiamo chiesto a Salvatore Geraci della Società italiana di medicina delle migrazioni (Simm), medico e responsabile dell’area sanitaria di Caritas Roma.

Creare allarme sociale per un caso come questo non serve, non ha senso e non aiuta - sottolinea Geraci - Sono anni che quotidiani come Libero escono con questi titoli ma la prova che ciò che dicono è falso sta nel fatto che negli ultimi 20 anni le condizioni di salute in Italia sono migliorate e non peggiorate. I migranti non sono portatori di malattie. Oggi abbiamo, per esempio, il minor numero in assoluto di casi di tubercolosi, altra malattia attribuita ai migranti. E’ la prova che il sistema funziona e che non c’è nessuna importazione massiva di malattie da parte degli stranieri”. Le persone si ammalano, spiega ancora Geraci, più per le condizioni di vita in cui vivono.

Ci sono poi alcune malattie cosiddette della mobilità, che riguardano tutti anche i turisti. Ma, puntualizza il medico, “c’è un sistema sanitario che funziona. Anche questo ultimo caso lo dimostra, perché è il primo caso di colera di cui abbiamo notizia negli ultimi venti anni, un successo da un punto di vista della sanità pubblica - spiega -. Nel nostro paese ci sono esperti di colera proprio perché la malattia è stata sperimentata in Italia anche in epoca moderna, negli anni 70 e 90. Tra l’altro ha un periodo di incubazione breve, se le due persone sono state prontamente ricoverate e messe sotto osservazione non ha proprio senso lanciare allarme”.

Solo due giorni fa sono state pubblicate le nuove linee guida di Carta di Roma e uno dei temi su cui si chiede ai giornalisti di fare attenzione è proprio quello che riguarda gli allarmismi in tema sanitario contro migranti e rifugiati. “I giornalisti dovrebbero sempre verificare le fonti e richiedere il parere di un esperto - conclude Geraci -. Il problema non sono le malattie, ma il cattivo giornalismo”. (Eleonora Camilli).

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