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Tensioni e incertezza, il Brasile sceglie il presidente

Incerta la corsa elettorale alla presidenza, con il "Trump brasiliano" in testa ai sondaggi. Un clima teso in cui spuntano atteggiamenti di odio e intolleranza. Un'analisi dei programmi dei principali candidati su alcuni dei temi più sensibili

05 ottobre 2018

Domenica 7 ottobre il Brasile sceglierà il prossimo presidente della Repubblica (il secondo turno, se necessario, sarà il 28). Ma cosa propongono i cinque principali candidati? Le questioni aperte sono tante: aborto, Lgbti, diritto alla terra di indigeni e afrodiscendenti, fino ad arrivare all’ambiente e alla creazione di un Sistema Nazionale di Diritti Umani. In un clima elettorale immerso in atteggiamenti di odio e intolleranza, fare chiarezza su questi punti aiuta a capirci qualcosa.

Due schieramenti, cinque candidatiOsservatorio Diritti ha analizzato le proposte politiche pubblicate nel sito della Giustizia Elettorale da quelli che l’ultimo sondaggio Ibope, l’Istat brasiliano, indica come i cinque principali candidati. Tre di loro, con sfumature diverse, si presentano come rappresentanti della sinistra: Marina Silva (partito Rete); Ciro Gomes (Partito Democratico Laburista); Fernando Haddad (ex sindaco di San Paolo, Partito dei Lavoratori), che ha preso il posto di Lula dopo la condanna di quest’ultimo per corruzione e riciclaggio. Dall’altro parte dello schieramento ci sono il centrista Geraldo Alckmin, del Partito della Sociale Democrazia Brasiliana, e il tanto discusso candidato dell’estrema destra, Jair Bolsonaro, del Partito Social-Liberale, conosciuto come il “Trump del Brasile”.

L'analisi. Nei programmi elettorali l'attenzione si rivolge a numerosi temi. C'è quello relativo al diritto alla terra, con la necessità di regolare e risolvere i conflitti nella demarcazione delle terre alle popolazioni indigene e agli quilombolas (gli afrodiscendenti). Si discute di politiche ambientali e di sviluppo sostenibile, ma anche della condizione delle persone Lgbti, a proposito delle quali quattro candidati su cinque hanno proposto delle politiche specifiche. Tutti tranne Bolsonaro, che non ha citato la parola Lgbti nel suo programma. E ha affermato che "un figlio è gay per mancanza di botte". 

Altro tema sentito è quello dell'interruzione volontaria della gravidanza. In Brasile l'aborto è reato ed è consentito in soli tre casi. La maggioranza dei candidati è contraria alla legalizzazione. Lo è sicuramente Bolsonaro, mentre Marina propone che sia un plebiscito popolare a decidere. Ciro Gomes vorrebbe concedere condizioni legali e risorse per la cessazione della gravidanza quando si verifica in modo legale e vorrebbe incoraggiare, dall’altra parte, il parto naturale. Haddad propone "la promozione della salute integrale delle donne per il pieno esercizio dei diritti sessuali e riproduttivi e rafforzeremo una prospettiva inclusiva, non sessista, non razzista e non discriminatoria".

L’articolo integrale di Janaina César, “Elezioni Brasile 2018: sondaggi e candidati alla prova dei diritti umani”, pubblicato oggi su Osservatorio Diritti, contiene l'analisi completa relativa ai temi qui accennati (aborto, Lgbti, diritto alla terra, politiche ambientali, sviluppo sostenibile).

 

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