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Marcia PerugiAssisi. "Candidiamo modello Riace a Nobel per la pace"

L’appello lanciato oggi durante la manifestazione organizzata dai movimenti per la Pace. Migliaia di persone in cammino, nonostante le condizioni meteo avverse. “Costruiamo un argine alla violenza diffusa, al razzismo, alle discriminazioni, al bullismo, alle parole dell’odio”. Lotti:"Basta attaccare chi salva le vite in mare e chi accoglie"

07 ottobre 2018

ROMA - "Se c’è un motivo per cui oggi siamo qui è perché quello che sta succedendo attorno a noi è insopportabile. Ci vergogniamo. Siamo venuti qui per dire basta alla violenza e anche alla cattiveria, basta a questo attacco alla dignità e ai diritti fondamentali delle persone, basta attaccare chi salva le vite in mare, basta attaccare chi accoglie. Al modello Riace noi chiediamo che venga dato il Nobel per la Pace". È questo il messaggio lanciato oggi da Flavio Lotti, coordinatore della Marcia PerugiAssisi per la Pace iniziata questa mattina alle 9 sotto sotto un cielo coperto e qualche goccia di pioggia che tuttavia non ha fermato le decine di migliaia di partecipanti. La manifestazione si chiuderà alle 15 con la tappa conclusiva sul palco della Rocca Maggiore di Assisi dove sono previsti interventi istituzionali e dei coordinatori della Marcia. 

“Nessuno deve essere lasciato solo, prendiamoci cura gli uni degli altri”. È quanto chiedono i due Manifesti della PerugiAssisi presentati oggi durante l'evento. “Grandi incertezze, molta solitudine, molta insicurezza, molte paure, aumento delle povertà e delle disuguaglianze , perdita del lavoro e mancanza di prospettive stanno togliendo la pace a molte persone - si legge nei testi diffusi in queste ore -. I problemi sono tanti e complessi. Diciamo basta all’individualismo e alla competizione che ci impediscono di rispondere ai bisogni fondamentali delle persone”. “Prendiamoci cura di tutti, senza distinzioni - continuano i documento -, a cominciare dai più vulnerabili. Rimettiamo al centro della nostra comunità, della nostra società le persone, tutte le persone, la loro dignità e i loro diritti umani fondamentali”.

L’appello lanciato dagli organizzatori della Marcia della Pace è anche quello di costruire “un argine alla violenza diffusa, al razzismo, alle discriminazioni, al bullismo, alle parole dell’odio” e di riaffermare “il dovere umano di assicurare ad ogni persona dignità e rispetto”, ma anche “il principio universale di uguaglianza e di giustizia” e “il dovere di proteggere ovunque tutte le persone minacciate da violenze, guerre, persecuzioni, sfruttamento e sistematiche violazioni dei diritti umani”. “Costruiamo sicurezza sociale per tutti - si legge ancora in uno dei due manifesti -. Diamo a tutti un lavoro dignitoso. Prendiamoci cura di chi non ce l’ha. Rifiutiamo l’economia che uccide, sfrutta e distrugge. Facciamo crescere l’economia della fraternità. Smettiamo di fare e alimentare le guerre”.

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Non è mancata la partecipazione del mondo politico alla manifestazione di oggi, rilanciata sui profili social dei diversi esponenti. "Alla Marcia Perugia-Assisi. Tantissimi giovani e un grande segno di speranza - scrive su twitter Maurizio Martina, segretario Pd - . Serve un nuovo impegno per la pace e per l'Europa dei popoli. Contro i seminatori d'odio, per una nuova stagione che batta egoismi e nazionalismi”. Sempre su Twitter, Pietro Grasso di Leu scrive: "In marcia con migliaia di persone che non si arrendono di fronte all'egoismo e alle disuguaglianze. Ci siamo oggi e ci saremo ogni giorno in cui servirà difendere la pace e la fratellanza”. A descrivere la Marcia come un “bel segnale dell'Italia che rifiuta l’odio" è invece Nicola Zingaretti, presidente della Regione Lazio, ancora una volta sui social.

Di “giornata speciale” ha parlato il segretario generale aggiunto della Cisl, Luigi Sbarra. “Un popolo in marcia per la pace, per la democrazia, per l’accoglienza, l’integrazione, un grande popolo per il lavoro - ha detto Sbarra -. È con il lavoro che vive la pace. contro le diseguaglianze la povertà, l’esclusione sociale”. Tra gli interventi anche quello del segretario della Cgil, Susanna Camusso, rivolto direttamente al leader della Lega, Matteo Salvini. “Vogliamo dire al ministro degli Interni, che dopo il porti vuole chiudere gli aeroporti, che noi non vogliamo diventare un recinto dove non si vive e non si ha la possibilità di far parte del mondo”. Tra i sindacati, anche la Federazione Lavoratori della Conoscenza della Cgil che in una nota parla di “guerra e povertà” che “diventano una colpa nelle scelte del nostro governo - aggiunge la nota -, che alimenta il clima di xenofobia e avversione nei confronti dei migranti, già a livelli allarmanti, mettendo a rischio il profilo democratico ed inclusivo del nostro Paese".

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