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Grecia, nell'hotspot di Moria l'inferno per 11 mila persone

Sull'isola di Lesbo, con l'inverno in arrivo, la situazione è ormai insostenibile. La testimonianza dell'attivista per i diritti umani Nawal Soufi: "Sanità al collasso, qui c'è di tutto ma l'unica cura è il paracetamolo". E sullo sfondo gli equilibri fra Siria, Turchia e Unione Europea

12 ottobre 2018

Autolesionismo e tentativi di suicidio nei minori sono solo gli ultimi campanelli d’allarme che suonano nell'hotspot di Moria, sull'isola greca di Lesbo. Dove sono ospitate circa 11 mila persone. E dove la situazione, con l’inverno in arrivo, è ormai insostenibile, come testimonia Nawal Soufi, l'attivista per i diritti umani che dal 2013 diffonde gli Sos dei migranti e che aiuta a salvare persone nel Mediterraneo. «Gli sbarchi sono continui e quasi ogni giorno arrivano tanti bambini e donne, molte incinte. Sono soprattutto siriani, ma anche afghani e iracheni: ci sono gruppi di africani che sono qui a Lesbo dal 2016». E anche l’ipotesi di un trasferimento verso Atene e Salonicco, sostiene Nawal, «è una presa in giro: quando le autorità si decidono a far partire 500/600 migranti, nell'arco di una settimana sono già stati rimpiazzati da altri arrivati via mare».

In arrivo dalla Siria. Quello che più spaventa la tenuta dell’accoglienza a Lesbo è una possibile ondata di fuggitivi che potrebbe essere innescata dalla annunciata “operazione finale” su Idlib, in Siria, da parte del governo di Damasco. Secondo l’Alto commissariato per i rifugiati dell’Onu, oltre 2 milioni di persone sarebbero già pronte a dirigersi verso il confine turco.

Isola di Lesbo - Grecia - Alcuni minorenni e adulti all'interno del centro di accoglienza di Moria mi© UNICEF/UNI197532/Gilbertson VII Photo
Isola di Lesbo - Grecia - Alcuni minorenni e adulti all'interno del centro di accoglienza di Moria mi© UNICEF/UNI197532/Gilbertson VII Photo


Le conseguenze dell’accordo Ue-Turchia.
L’isola di Saffo è stata per diverso tempo un passaggio verso l’Europa (nel 2015 accolse circa 500 mila profughi, soprattutto siriani). Ma dal 20 marzo 2016 l'accordo tra Unione europea e Turchia prevede che i migranti entrati irregolarmente in Grecia siano rispediti in Turchia. E per ogni immigrato riportato indietro, in teoria, è previsto che ce ne sia un altro ammesso con i canali umanitari. A fine agosto, erano 2.224 i rifugiati rimandati in Turchia dalla Grecia, mentre i siriani ricollocati da Istanbul verso l’Europa erano 15.652.

Sanità e sicurezza al collasso. «Al campo di Moria – testimonia Nawal – c'è di tutto: malattie, eroina, marijuana imbevuta di metadone, violenze sessuali, prostituzione, liti continue nelle file per acqua e cibo. I migranti spesso rinunciano a mettersi in coda per i pasti e vivono di solo pane, più qualche cetriolo o pomodoro acquistato fuori dal centro. Nelle tende ci sono scorpioni e serpenti, abbiamo avuto diversi casi di morsi». E non è tutto. «Il campo dal punto di vista sanitario è un disastro: se stai male fai la fila per vedere un medico che alla fine, qualsiasi disturbo tu abbia, ti prescrive solo paracetamolo. La prevenzione è inesistente e non ci sarebbero nemmeno visite ginecologiche se non fosse per Medici senza frontiere».

L’articolo integrale di Federica Tourn, “Migranti Grecia: la crisi immigrazione travolge l’isola di Lesbo”, può essere letto su Osservatorio Diritti.

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