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Accoglienza migranti, italiani poco disponibili? "E' sfiducia nelle istituzioni"

I risultati di una ricerca della rivista Il Regno e Caritas. "Molti italiani considerano l'immigrazione un problema e non un'opportunità. Non per lo stato dell'economia o per una percezione distorta del fenomeno ma perché ritengono che lo Stato non sia in grado di governarlo"

12 ottobre 2018

ROMA – Un problema più che un'opportunità. È l'opinione degli italiani verso l'immigrazione. Opinione che più che essere correlata con lo stato dell'economia o l'accuratezza della conoscenza del fenomeno da parte dell'opinione pubblica, appare associata con la fiducia verso il proprio Paese: molti italiani considerano fragili le istituzioni e non ritengono che siano in grado di governare il fenomeno migratorio. È quanto emerge da una ricerca realizzata dalla rivista Il Regno e da Caritas italiana sulla conoscenza dei temi dell'immigrazione e la propensione all'accoglienza da parte degli italiani. “Quando l'effetto complessivo della globalizzazione fa saltare i meccanismi di riconoscimento comunitario allora l'effetto di sfiducia diventa sfiducia nelle istituzioni – dice Gianfranco Brunelli, direttore di Il Regno – Lo Stato italiano ha un problema storico di solidità delle istituzioni, in particolare la sfiducia nelle istituzioni che, da sempre, caratterizza gli italiani fa percepire il fenomeno migratorio come minaccia ingovernabile”.

Sono 3 gli ambiti di analisi dell'indagine: valutare se il numero di europei che considera l'immigrazione da Paesi extraUe un problema più che un'opportunità sia collegabile al livello di conoscenza dell'entità effettiva del fenomeno o alle condizioni economiche del proprio Paese o al grado di fiducia in esso; analizzare se e quanto è cambiata la disponibilità all'accoglienza degli italiani negli ultimi anni in particolare rispetto a minaccia culturale, economica e di sicurezza; esaminare come è cambiata negli ultimi 10 anni l'influenza sulla disponibilità ad accogliere immigrati. “Abbiamo scelto di condividere con la rivista Il Regno un'indagine sul tema dell'atteggiamento degli italiani sul fenomeno migratorio per fornire uno strumento di comprensione delle tendenze in atto e avviare una riflessione a livello nazionale e locale che superi la mera dimensione della contrapposizione – spiega don Francesco Soddu, direttore di Caritas italiana – Forse c'è stato un deficit di comprensione di quanto nel Paese stava avvenendo, le ferite aperte da una crisi economica tardivamente affrontata, con i suoi esiti di impoverimento e incertezza, hanno probabilmente accelerato processi di ripiegamento, di evaporazione delle reti sociali, di isolamento individuale e di enfatizzazione del sentimento della paura dell'altro”. 

Percezione distorta. Nel 2017 l'Italia era il Paese nel quale la distanza tra percezione su quanti siano i migranti legali e la realtà è più grande (dati Ocse – Eurostat), “un dato molto inferiore rispetto a quello di molti Paesi dell'Europa dell'Est ma più alto di altre opinioni pubbliche occidentali”. La percezione è più distorta per quanto riguarda gli immigrati irregolari: a ottobre 2017 il 47% degli italiani era convinto che la maggioranza di immigrati fosse costituita da illegali (Fondazione Ismu). “I dati analizzati mostrano che né lo stato dell'economia del 2017 né lo scostamento tra percezione e realtà del fenomeno migratorio influiscono significativamente sul livello di opinione dell'immigrazione come problema – si legge nel report – Invece, la convinzione che il proprio Paese, e quindi le sue istituzioni, siano gravate dalla corruzione ha un impatto decisivo”. Nei Paesi in cui la stragrande maggioranza degli intervistati ritiene che la corruzione sia un fenomeno diffuso (come in Italia, Spagna e Portogallo), la probabilità di considerare l'immigrazione un problema più che un'opportunità è di 24 punti percentuali superiore rispetto ai Paesi dove la corruzione è un fenomeno meno sentito (come Danimarca e Finlandia).

L'effetto della crisi economica. La percentuale di intervistati che percepiscono l'immigrazione come una minaccia di natura culturale è meno del 40% (in calo rispetto al 2001), sono invece in crescita gli italiani che vedono gli immigrati come una minaccia di natura economica. “Circa il 55% degli intervistati percepisce l'impatto dell'immigrazione sull'economia italiana come negativo con un aumento di 10 punti percentuali rispetto al 2001 – si legge nel report – I timori più diffusi però riguardano la sicurezza: nel 2018 come nel 2001, il 60% degli intervistati esprime questo tipo di preoccupazioni, condizionate anche dalla pratica religiosa, dall'orientamento politico e dal livello di istruzione”. In particolare, è il livello di istruzione a prevalere rispetto agli altri 2 nel determinare la propensione o meno ad accogliere: “I più preoccupati sono i meno istruiti, con una differenza tra coloro che hanno finito la scuola dell'obbligo e i laureati di 30 punti percentuali”. Inoltre, il peso politico-ideologico è cresciuto nel 2018 rispetto al 2001 ma gli effetti dell'istruzione rimangono comunque maggiori. “Ci sono elettori di istruzione modesta che si dichiarano di sinistra perché votano partiti di sinistra, ma su alcuni temi la pensano come gli elettori di destra. Ciò rende i partiti di sinistra più vulnerabili di quelli di destra, in particolare se ci sono le condizioni per uno shock politico, come la crisi dei migranti che, dal 2015, ha messo l'immigrazione al centro del dibattito politico nazionale e internazionale”.

Accoglienza limitata. Dall'indagine risulta che nella propensione all'accoglienza è determinante l'orientamento degli italiani rispetto alla propria identità nazionale. “La disponibilità ad accogliere è aumentata negli ultimi 10 anni in Italia e in Francia quando l'immigrato viene descritto animato dalla volontà di integrarsi – si legge nell'indagine – Il che indica che per un certo numero di italiani e francesi l'immigrato non è accettato incondizionatamente, deve dimostrare di volersi integrare”. Coloro che vivono in modo spiccato la propria identità in senso etno-culturale, però, non sono disponibili ad accogliere anche quando l'immigrato viene descritto come una persona che vuole integrarsi, lo stesso accade per coloro che tendono ad avere pregiudizi etnici. “Gli atteggiamenti xenofobi sono dunque diffusi solo in una minoranza di italiani, ma è altrettanto vero che la maggioranza di italiani non è per un'accoglienza incondizionata”. (lp)

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