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Al carcere della Dozza l'esordio della squadra di pallavolo femminile

L'esordio della squadra, composta da 17 detenute, contro una società sportiva "di fuori", formata da mamme. L'allenatrice è Valentina Finarelli, studentessa in tirocinio, che da volontaria ha messo a frutto la sua esperienza agonistica nella pallavolo. La scommessa e' aiutare le detenute a ri-socializzare attraverso lo sport

13 ottobre 2018

BOLOGNA - Hanno visto i campioni del loro sport fare tappa a Bologna per i mondiali. Li hanno guardati in tv, pero', perche' la loro squadra, per il momento, non fa trasferte. Sono le giocatrici di pallavolo del carcere della Dozza, una esperienza nata da pochi mesi che ora chiede piu' spazio e piu' liberta', almeno a livello sportivo. E soprattutto un trattamento per lo meno simile a quello dei maschi.

Il primo traguardo, comunque, e' gia' stato raggiunto, in un sabato pomeriggio di pioggia. Dopo un anno di allenamenti, prima solo uno a settimana poi, col crescere dell'entusiasmo e della partecipazione, due, le ragazze della Dozza hanno esordito il 6 ottobre, con una societa' sportiva 'di fuori', la Spartacus, un gruppo di mamme che gioca dopo cena alle scuole Irnerio. E' stata la prima partita in assoluto per le 17 detenute che formano il gruppo, la primissima esperienza di questo tipo nella sezione femminile del carcere.

"Una vera attivita' sportiva al femminile non c'e' mai stata alla Dozza. Allora mi sono chiesta perche' non creare una squadra di pallavolo in carcere", racconta l'allenatrice, Valentina Finarelli, studentessa in criminologia, arrivata l'anno scorso nel carcere bolognese con un tirocinio. Da volontaria, ha trovato modo di mettere a frutto anche la sua esperienza agonistica nella pallavolo. La scommessa e' aiutare le detenute a ri-socializzare attraverso lo sport, ponendo le basi per il 'dopo' migliore quando usciranno. Il progetto, che si chiama "Mani e fuori", e' partito nel settembre 2017 ed e' stato capace di coinvolgere una ventina delle circa 80 detenute della sezione femminile.

Il problema si e' posto alle prime giornate fredde: l'unico spazio a disposizione per le ragazze e' lo spiazzo all'aperto dove le detenute trascorrono l'ora d'aria. "Noi una palestra non ce l'abbiamo. O meglio, c'e' uno spazio, piccolissimo, con attrezzi sgarruppati. Impossibile giocare li'". Decisamente complicato anche, per le rigide regole carcerarie, sfruttare la palestra dei maschi, che avrebbe dimensioni adeguate. Ma il sogno di giocare una partita e chissa', magari un giorno un campionato, e' stato piu' forte. Attraverso la Uisp sono state contattate altre squadre femminili, sono comparse le divise (lo sponsor e' un negozio di abbigliamento di Borgo Panigale) e sono stati donati palloni. Ora l'esordio e' gia' alle spalle, insieme all'emozione di vedere le righe del campo di gioco tracciate per la prima volta, invece della sola rete. La seconda verra' disputata il 20 ottobre.

Il nuovo traguardo e' percorrere fino in fondo la strada dei detenuti maschi, che con la loro squadra di rugby di ottimo livello (giocano un campionato di serie C) vengono autorizzati anche a giocare fuori dal penitenziario. Resta pero' in alto mare la questione palestra, condizione indispensabile per partecipare ai tornei. L'idea e' quella di una copertura permamente su un altro spiazzo all'aperto, per il momento pero' nulla si muove o sembra muoversi. "I fondi non ci sono- sospira l'allenatrice parlando con la 'Dire'- ma io sto ancora aspettando che si trovi una soluzione per poterci iscrivere il prossimo anno ad un campionato Uisp". (DIRE)

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