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Firenze, 4 ambulatori per assistere le donne con tumore al seno

Il progetto, finanziato da Corri la vita, in questa prima fase di durata triennale prevede ambulatori che saranno complementari ai servizi dell'azienda sanitaria Toscana

15 ottobre 2018

- FIRENZE - Dal tumore al seno si guarisce sempre di più. Ma per le donne operate al seno emergono nuovi problemi relativi agli effetti collaterali delle cure oncologiche. Per questo è nato il progetto Eva, messo a punto e finanziato dall'associazione Corri la vita onlus, in collaborazione con Lilt (Lega italiana per la lotta contro i tumori, sezione di Firenze), con il sostegno della Regione Toscana e il patrocinio della Camera di Commercio di Firenze. Obiettivo del progetto Eva, sostenere le donne malate di tumore rispetto alle problematiche legate alle conseguenze delle terapie.

Il progetto, in questa prima fase di durata triennale, prevede ambulatori che saranno complementari ai servizi dell'azienda sanitaria Toscana centro e saranno disponibili gratuitamente nei centri di senologia di Firenze (ospedale S. Maria Annunziata a Ponte a Niccheri), Prato(ospedale Santo Stefano), Empoli (ospedale San Giuseppe) e Pistoia (ospedale San Jacopo). La Aou di Careggi collabora come Centro di riferimento per la fertilità. Le donne, guidate dal medico che le ha in cura, potranno essere assistite da specialisti dedicati, ricevendo in tempi rapidi l'assistenza necessaria e soprattutto mirata alle singole necessità.

Quattro le tematiche individuate come più sentite e importanti, sulle quali convergeranno i servizi ambulatoriali: Definizione del rischio genetico: riguarda la definizione delle cure migliori per ogni singola paziente ma anche per eventuali provvedimenti per consanguinei considerati a rischio; Preservazione della fertilità: molto importante soprattutto per le giovani pazienti che si preoccupano ragionevolmente che i trattamenti oncologici possano precludere loro la possibilità di future gravidanze; Trattamento dell'osteoporosi: anche l'osteoporosi indotta dalle terapie richiede una presa in carico dedicata e specialistica: sono numerose oggi le opzioni terapeutiche per il suo trattamento, pertanto è importante valutare ogni singolo caso e definire una strategia su misura;

Il progetto Eva è stata presentato stamani dall'assessore al diritto alla salute Stefania Saccardi, assieme a Bona Frescobaldi, presidente di Corri la vita onlus, e al dottor Angelo Di Leo, coordinatore del progetto Eva. "I tassi di guarigione da tumore al seno sono in aumento grazie ad una maggiore precocità della diagnosi ed a cure sempre più efficaci- spiega Angelo Di Leo,  del Comitato Scientifico di Corri la vita e oncologo ricercatore di fama internazionale per la cura dei tumori al seno -, ma nuovi problemi emergono, legati essenzialmente all'induzione di effetti collaterali provocati dalle cure oncologiche e a nuove conoscenze di genetica medica". "In Toscana l'adesione allo screening mammografico è molto alta. E grazie agli screening, che consentono di individuare il tumore al seno in una fase sempre più precoce, e alle terapie sempre più avanzate ed efficaci, le donne che hanno questa patologia guariscono con sempre maggiore frequenza - commenta l'assessore Stefania Saccardi - Questo progetto di Corri la vita, che si integra con i servizi offerti dalle nostre strutture pubbliche, vuole sostenere e assistere le donne per tutti quei problemi legati alle cure. Un grazie a Corri la vita e alla Lilt per aver ideato questo progetto, che va ad affiancarsi ai tradizionali servizi oncologici diffusi capillarmente su tutto il territorio della Toscana".

"La nostra è una scelta coerente con la nostra missione, che ci vede in prima fila per aiutare le donne che combattono contro il tumore, ma in modo estremamente collaborativo e aperto nei confronti di tutta la comunità - dice Bona Frescobaldi, presidente dell'associazione Corri la vita - Le nostre azioni vogliono sempre avere una valenza molteplice: innanzitutto l'aiuto pratico verso chi ha bisogno, ma senza prescindere dal coinvolgimento di tutti i cittadini. La partecipazione attiva alla soluzione dei problemi è, a nostro avviso, un modo di cementificare il tessuto sociale, includendo chi sta combattendo per la propria salute nella vita quotidiana di tutti, senza confinare i malati, ma anzi rendendoli parte attiva della nostra vita".

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