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Riace. “La chiusura dello Sprar è decisione politica e irragionevole”

Gianfranco Schiavone, vicepresidente di Asgi commenta la revoca del progetto. "Il ministero non ha tenuto in nessun conto le controdeduzioni, non ha dato nessun termine entro cui adeguarsi, ha rimandato le stesse osservazioni. E’ difficile non vedervi un atteggiamento pregiudizialmente ostile"

16 ottobre 2018

ROMA - Una decisione sproporzionata, dettata da un approccio pregiudiziale e dalla natura spiccatamente politica. Non usa mezzi termini Gianfranco Schiavone, vicepresidente di Asgi, consulente legale del comune di Riace e persona che ha largamente contribuito alla stessa nascita del sistema Sprar nel 2002, nel commentare la decisione del ministero dell’Interno di revocare il progetto Sprar di Riace.

Dottor Schiavone, la dirigente del Servizio centrale Daniela Di Capua ha raccontato su Redattore sociale come si è arrivati alla decisione di revoca. Si parla di diverse irregolarità a cui non si è posto rimedio e di un interlocuzione tra servizio centrale e Comune andata avanti per oltre due anni senza esito positivo.
Innanzitutto un’osservazione di metodo: il Servizio centrale è un organo tecnico che effettua monitoraggi e produce relativi report ma non prende decisioni sull'applicazione o meno di penalità ai progetti, decisione spettante al solo Ministero. Quindi l’adesione e la condivisione manifestata verso la decisione assunta dal Dipartimento, specie in questa occasione,la ritengo inopportuna. Nel merito va sottolineato un punto fondamentale: nel progetto di Riace sono state rilevate alcune indubbie carenze di carattere procedurale e amministrativo ma esse non inficiano in nessun modo l’efficienza del progetto, il rispetto sostanziale degli standard di accoglienza e in ultima analisi il raggiungimento dell'obiettivo stesso del progetto Sprar che è quello di prendere in carico le persone e accompagnarle verso un percorso di autonomia. Si tratta cioè di irregolarità cheeventualmente possono dare luogo ad alcune penalità ma non certo così elevate da giungere alla soglia che determina l'applicazione della misura della revoca del progetto.  Questo tipo di penalità va applicata quando le carenze sostanziali sono tali da comportare la mancata erogazione di parti essenziali dei servizi che andavano assicurati ovvero quando le persone ospitate sono abbandonate a se stesse. Visto che a Riace la situazione non è questa perché il progetto ha assistito in modo adeguato i richiedenti asilo e i rifugiati c'è  un’evidente sproporzione tra le penalità assegnate e la realtà dei fatti. Se l'amministrazione centrale riteneva che si dovessero applicare delle sanzioni esse dovevano essere adeguate, proporzionali e progressive.  Nessuno fino ad adesso si è permesso di dire che le situazione delle persone accolte a Riace è simile a ciò che avviene in decine di luoghi di mala accoglienza in Italia, compresa la Calabria. Luoghi in cui le persone sono abbandonate a se stesse, grandi e piccoli centri e strutture nei confronti dei quali sono state aperte tante inchieste senza arrivare mai alla loro doverosa chiusura. A Riace invece si applica la massima durezza possibile. Nel caso di Riace si contesta persino una sorta di eccesso di assistenza ovvero la prolungata permanenza di alcuni ospiti ma le relazioni che accusano l'amministrazione omettono sia  di ricordare che si tratta di pochi casi sul numero complessivo, sia che si trattava di persone vulnerabili, di famiglie con minori.  l modo con il quale l'esperienza di Riace viene trattata solleva non pochi dubbi di eticità

Si parla di diverse visite a Riace per adeguare il progetto agli standard degli Sprar e, di contro, di un continuo nulla di fatto, quasi un’ostinazione da parte di Lucano di voler andare avanti secondo le sue regole.
Questo non cambia la sostanza della questione e cioè che l’applicazione delle penalità assolutamente sproporzionata. Le problematiche, se ci sono, vanno riconosciute, ma anche vero che nel corso dell’ultimo anno ci sono stati adeguamenti alle indicazioni date e cambiamenti migliorativi.

Il Comune di Riace era stato informato dell’avvio della procedura di revoca dello Sprar?
Il provvedimento di revoca arriva dopo un avviso di avvio di procedimento di revoca inviato il 31 luglio scorso, a cui il Comune di riace ha risposto il 9 agosto con le sue controdeduzioni. In queste controdeduzioni molte cose cose sono state chiarite, e alcune carenze riconosciute ed affrontate. Il ministero però irragionevolmente non ha tenuto in nessun conto quelle controdeduzioni, non ha dato nessun termine entro cui adeguarsi, come prevede la norma, e si è limitato a confermare la propria visione. E’ difficile non vedervi un atteggiamento pregiudizialmente ostile.

Che cosa succede ora?
Il Comune di Riace intende impugnare il provvedimento, presentando ricorso al Tar. Ci saranno delle valutazioni sul merito e sulla eventuale sospensiva del provvedimento. In attesa di sapere cosa deciderà il Tar, rispetto ad un eventuale alleggerimento delle presenze a Riace, spero che si usi la ragionevolezza tenendo in prioritaria considerazione le necessità degli ospiti che hanno già avviato un percorso di integrazione e che hanno un radicamento con il territorio.

La decisione di revocare lo Sprar ha indubbie ripercussioni sul modello di integrazione portato avanti a Riace e al suo messaggio di accoglienza.
Si vuole attaccare chi, come il Sindaco Lucano, ha dedicato la propria vita agli altri diventando persino più povero di quello che già era, risollevando le sorti di un paese che era semi abbandonato, in mano alla criminalità organizzata. Chi dimentica queste cose, rincorrendo in maniera ossessiva solo le eventuali carenze formali prende delle grandi responsabilità etiche e politiche. Il messaggio politico è chiaramente contro questo tipo di approccio accogliente. Il modello Riace è nato insieme al sistema Sprar, nel 2002, è uno dei suoi più antichi progetti. Oggi è come se lo Sprar uccidesse una parte di se stesso. Tutto ciò avviene proprio in un momento in cui il Governo, con il Dl 113/2018 ministero sta di fatto sopprimendo lo Sprar. Una storia italiana che ha dell'incredibile e che fa riflettere. (Eleonora Camilli)

Leggi anche l'intervista a Daniela Di Capua, responsabile del servizio centrale Sprar

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