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Carcere, petizione dei reclusi per impedire il trasferimento della direttrice

Il caso nel penitenziario di Solliccianino a Firenze, dove è probabile il trasferimento di Margherita Michelini dopo 6 anni nel carcere. I detenuti le si erano affezionati. E adesso 75 su 100 chiedono all’amministrazione di ripensarci: “La nostra direttrice ha instaurato un clima empatico, praticando il buon senso oltre la norma”

18 ottobre 2018

FIRENZE – Una petizione dei detenuti per chiedere all’amministrazione di non trasferire il direttore del carcere. Succede nel penitenziario Gozzini di Firenze, comunemente chiamato Solliccianino, dove 75 detenuti su 100 complessivi hanno firmato un documento in cui si chiede di impedire il trasferimento della direttrice storica del carcere, Margherita Michelini, da sei anni responsabile dell’istituto. Una petizione, quella firmata dai reclusi, arrivata all’indomani di indiscrezioni ricevute circa l’allontanamento della direttrice (previsto dall’avvicendamento dei direttore in tutta Italia) con cui i detenuti hanno instaurato nel corso di questi anni un rapporto quasi familiare. “Vogliamo precisare la nostra contrarietà a questa decisione improvvisa e inopinata. La nostra direttrice aveva chiesto di restare nella stessa sede riscuotendo verbali assicurazioni che così sarebbe stato. Ci sorge pertanto il sospetto che possa trattasi si un colpo di mano”.

Aldilà delle congetture più o meno verosimili, i reclusi scongiurano il trasferimento visto il rapporto con la direttrice Michelini, che “ha instaurato nell’istituto un clima improntato a forte caratura empatica, ponendo sul terreno pratico il buon senso oltre la norma”. I reclusi, nella petizione, accennano anche alle precarie condizioni di salute della direttrice, da anni in lotta contro il cancro: “Da anni combatte contro pesantissime condizioni di salute che però non fanno venire meno il suo impegno lavorativo, le sue condizioni di salute sono tali da rendere impensabile un eventuale trasferimento in altre città”.

Tra le ipotesi che circolano, quella dello spostamento di Michelini alla vicedirezione del più grande carcere di Sollicciano. Su questo dicono i reclusi: “Non comprendiamo e non giustificheremo l’eventuale spostamento, in qualità di vicedirettore, al vicino carcere di Sollicciano richiedendo tale ruolo un impegno lavorativo insostenibile (viste le dimensioni del carcere)”. La lettera si chiude con un accorato appello all’amministrazione penitenziaria: “Nell’esprimere solidarietà alla nostra direttrice, ci auguriamo che il sussurrato provvedimento possa rientrare e che il clima di serenità o collaborazione possa continuare a Solliccianino”.
Una posizione, quella dei detenuti, condivisa anche da molte delle associazioni che da anni lavorano all’interno del carcere, anche loro in fase di mobilitazione per evitare il trasferimento di Michelini.

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