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Reddito di cittadinanza, le associazioni toscane: "Sbagliato abolire il Rei"

La posizione del Tavolo Regionale dell'Alleanza contro la Povertà: "Ripartire ogni volta da zero è una fatica inutile e costosa soprattutto perché i costi economici, sociali e anche umani vengono di nuovo scaricati sui più deboli"

19 ottobre 2018

FIRENZE - “Ripartire ogni volta da zero è una fatica inutile e costosa soprattutto perché i costi economici, sociali e anche umani vengono di nuovo scaricati sui più deboli”. È con queste parole che Giacomo Martelli, portavoce del Tavolo regionale Toscano sintetizza le conclusioni a cui è giunto l’esecutivo del Tavolo Regionale della Alleanza contro la Povertà che raggruppa 35 associazioni tra realtà associative, istituzioni (Comuni e Regione), enti di rappresentanza del terzo settore e sindacati.

- “Quest'anno era finalmente attiva una misura universale di contrasto alla povertà, il Reddito di Inclusione – spiega Martelli -, per la Toscana significava poter dare un aiuto a circa 50 mila famiglie. Eppure si è deciso di accantonare il REI per varare una nuova misura, il Reddito di Cittadinanza, tutta da costruire. In questa maniera si perderà di nuovo tempo prezioso, speriamo non inutilmente. E’ incomprensibile il tentativo di distruggere un percorso durato oltre due anni, frutto di un lavoro che ha coinvolto tutta la società civile attraverso l’Alleanza contro la povertà per varare strumenti di cui ancora non si conoscono confini precisi e obiettivi chiari."

“Dare una mano a chi ha bisogno è indispensabile – spiega Martelli - ma l'obiettivo di fondo deve essere quello di aiutare le persone non solo a rialzarsi ma anche a costruirsi un futuro, ed è questa la novità importantissima del REI. La storia del nostro Paese è piena di interventi solo assistenzialistici, che hanno sempre fallito. Non vogliamo tornare a quella logica. È fondamentale un approccio multidimensionale al bisogno ridando dignità e accompagnando le persone non solo con il sussidio economico. Certo, un nodo da sciogliere è il lavoro. A causa della crisi economica, anche in Toscana, la povertà oggi non riguarda più solo una piccola parte della popolazione, ma, come ha certificato Irpet, è un problema più diffuso”.

Il portavoce ricorda che in Toscana ci soo 53 mila famiglie e 120 mila individui da considerare poveri in senso assoluto, cioè 21 mila nuclei familiari e 54 mila individui in più rispetto agli anni prima della crisi del 2008. A queste persone si aggiungono quelle a rischio di povertà o esclusione sociale che erano il 15,2% nel 2008 e oggi sono salite al 16,9% pari a 615 mila persone cioè ben 44 mila in più rispetto al 2008.

“Ecco perché la prima e principale preoccupazione di chi ci governa deve essere creare occupazione. E per riuscirci servono ovviamente investimenti, ma anche strumenti di inclusione che aiutino le persone più svantaggiate a entrare e rimanere nel mondo del lavoro. Un compito questo che quotidianamente svolgono tanti soggetti del terzo settore. Su questi temi chiederemo subito un incontro ai rappresentanti politici eletti in Toscana, come occasione di confronto e di proposta”, conclude Martelli.

 

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