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Migranti senza istruzione? Il curriculum di Andrew, che oggi chiede l'elemosina

Il sindaco di Milano dice che “i migranti africani non hanno istruzione e professionalità”. Uno di loro lavorava per Eni, Saipem e società del petrolio in Nigeria. Fra le cause della migrazione il prezzo del greggio, che nel 2016 arrivò a 30 dollari al barile

23 ottobre 2018

MILANO - “Conosci Saipem?”. Lavorava per loro, per la società controllata da Eni e con partecipazioni di Cassa Depositi e Prestiti specializzata in perforazioni e infrastrutture per la ricerca di giacimenti di idrocarburi. Lui è Andrew (nome di fantasia) e conosce Saipem da quando viveva in Nigeria. Ora chiede l'elemosina, tutte le settimane alla stessa ora, fuori da un bar della circonvallazione di Milano. È uno dei migranti africani giunti in Italia negli ultimi anni che, secondo quanto affermato dal sindaco di Milano, Giuseppe Sala, in un'intervista al quotidiano La Verità e poi ribadito sul suo profilo facebook nel tentativo di sedare le polemiche: “hanno spesso un livello di istruzione bassissimo e tanti non hanno alcuna professionalità lavorativa”. Andrew ci consegna il curriculum e chiede la classica monetina. L'uomo africano nato nel 1982 nell'Edo State dal 2006 al 2008 ha lavorato per la Delta Steel Company Ltd, gigante locale citato anche da Bloomberg nel settore acciai alle prese da anni con problemi finanziari e societari, dove Andrew operava nel settore “manutenzione pompe, compressori, turbine, sistemi di raffreddamento dell'aria e motori”. Dal 2008 al 2009 lavora come assistente per l'applicazione dei Sistemi di gestione integrata (HSE) proprio per conto di Naoc Nigeria: è la Nigerian Agip Oil Company, una delle joint venture di Eni nella nazione più popolosa d'Africa.

Dal 2009 al 2011 l'immigrato, che si trova in Italia da ottobre 2016 con permesso di soggiorno valido, torna ad occuparsi di impianti per le raffinerie, manutenzione e riparazione, controllo e verifica della conformità e del rispetto delle norme sulla sicurezza sul posto di lavoro. Lo fa per la Warri Refining & Petrochemical Co.Ltd, costituitasi nel 1988 dalla fusione fra la raffineria Warri – la prima raffineria di proprietà del governo nigeriano nel 1978 – e gli impianti petrolchimici Ekpan. Dal 2012 al 2016 l'uomo che oggi ha il berretto in mano fuori da un bar di Milano si è occupato anche di sicurezza sul lavoro per la Cico Construction & Leasing Co.Ltd: costruzioni civili e servizi di ingegneria con 130 dipendenti e 5.5 milioni di dollari a bilancio per gli ex datori di lavoro di Andrew.

Per fare tutto il ciò il migrante nigeriano ha conseguito due diplomi (National Diploma, Higher National Diploma) in “ingegneria meccanica tecnologica” presso il Politecnico di Auchi, la seconda città dell'Edo State dopo Benin City, ha frequentato corsi di salute, sicurezza e ambiente e uno di pronto soccorso con certificato presso Saipem Nigeria. In Italia da più di due anni invece ha conseguito la licenza di scuola media e l'abilitazione come magazziniere, un corso di abilitazione all'uso di carrelli elevatori industriali nel giugno 2018 e due corsi di alfabetizzazione lingua italiana di livello A1 e A2.

Secondo i dati dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), quella  nigeriana rappresenta stabilmente una delle nazionalità preponderanti della migrazione africana via mare e verso l'Europa negli ultimi anni. Sia per ragioni di popolosità, di vittime di tratta e persecuzioni religiose ma sopratutto per ragioni economiche. Uno dei motivi meno raccontati di queste partenze alla ricerca di fortuna è proprio l'andamento del prezzo del petrolio, che regge interi comparti delle economie locali fra occupazione diretta e indotto: nel 2016, anno di maggiore afflusso di migranti verso l'Europa, con 181mila arrivi solo in Italia e oltre 5mila morti in mare, il greggio ha toccato il minimo di 30 dollari al barile sui mercati internazionali. Una quotazione che obbliga i Paesi produttori e le società, se l'economia globale non cresce a ritmi sostenuti, a una sola scelta per far risalire il prezzo: tagliare la produzione di barili e quindi l'occupazione. Nulla di tutto ciò dipende da Beppe Sala, ma anche per il sindaco-manager è utile saperlo. (Francesco Floris)

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