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Quando partire non risolve i problemi: tanti italiani tra i senza dimora londinesi

Rapporto della Fondazione Migrantes. Partono anche i nuovi italiani: 25 mila in 4 anni. Cresce la mobilità studentesca. La nazionalità italiana è al quarto posto tra quelle europee presenti a Londra tra i senza dimora. La metà ha un problema di salute mentale, seguito da situazioni di difficoltà causate da alcol e droga

24 ottobre 2018

ROMA - Tra il 2012 e il 2016 circa 25 mila persone naturalizzate in Italia si sono poi trasferite in altri Paesi e risultano compresi tra gli italiani che si sono cancellati per l'estero (più di 114 mila nel 2016). “Chi ha compiuto un primo spostamento migratorio ha una maggiore facilità a spostarsi sul territorio - si legge nel Rapporto della Fondazione Migrantes, presentato oggi a Roma -. Inoltre, alcune comunità hanno una maggiore propensione a migrare dopo aver acquisito la cittadinanza, un fenomeno che inizia ad assumere numeri significativi”. Ad esempio, le comunità del subcontinente indiano hanno una maggiore propensione a spostarsi: il Bangladesh con più di 16 emigrazioni ogni 100 acquisizioni di cittadinanza, il Pakistan con il 9% e l'India con il 6,3% sono ai primi posti tra i 10 Paesi con la frequenza maggiore di nuovi italiani emigrati all'estero. Quota elevata anche per il Brasile (14 ogni 100) mentre le collettività che emigrano meno sono albanese e marocchina: rispettivamente 4 e 1 ogni 100. La propensione alla mobilità è maggiore tra i giovani, più del 75% di chi è emigrato si è diretto verso un altro Paese Ue.

Mobilità studentesca. Solitamente riservata a pochi studenti, a partire dagli anni Duemila è cresciuta anche grazie al sostegno di documenti nazionali che la incoraggiano. Nel 2016 gli studenti italiani all'estero con un programma annuale, semestrale o trimestrale erano 7.400: l'aumento tra 2009 e 2016 è del 111% (Indagine Osservatorio nazionale sull'internazionalizzazione delle scuole e la mobilità studentesca). I licei sono le scuole da cui parte il maggior numero di studenti (il 70% in calo dal 76%), ma crescono gli istituti di istruzione superiore: nel 2016 il 62% ha avuto studenti in mobilità (+9% sul 2014). Per quanto riguarda la distribuzione geografica degli studenti in partenza, permane e aumenta la distanza tra Nord/Centro Italia e Sud. Le mete preferite? Stati Uniti, Regno Unito, Australia, Canada e Irlanda. Dall'indagine risulta però che molte scuole si stanno attrezzando per una “scalata alla Grande Muraglia”: nel 2017 sono 279 gli istituti a livello nazionale che hanno attivato l'insegnamento del cinese (l'8% delle scuole superiori) con il coinvolgimento di circa 17.500 studenti.

Mobilità e difficoltà. Tra gennaio e luglio 2018 sono stati 3.800 gli interventi realizzati dall’Ufficio servizi sociali del Consolato generale di Londra (21 al giorno) per diverse tipologie di aiuto a residenti e turisti, incluso chi è vittima di furti, ha problemi di salute o di cui è segnalata la scomparsa. “Sulla base dell'esperienza che abbiamo – afferma il console generale Marco Villani – c'è stato un incremento dei senzatetto così come c'è stato un incremento dei connazionali ricoverati nei centri di salute mentale”. Sono almeno 126 gli italiani che vivono in povertà estrema a Londra. La nazionalità italiana è al quarto posto tra quelle europee presenti nella capitale inglese tra i senza dimora. Solo nel 15% dei casi si tratta di donne. La metà ha un problema di salute mentale, seguito da situazioni di difficoltà causate da alcol e droga.

Tra il 2010 e il 2017, 422 cittadini italiani sono stati portati in centri di detenzione per immigrati irregolari in Australia, a giugno 2017 erano 10 quelli ancora rinchiusi in tali strutture. Il gruppo maggiore riguarda gli arrivi non autorizzati, persone a cui è stato rifiuto l'ingresso all'aeroporto di transito o arrivo, seguono quelli che non lasciano l'Australia dopo la scadenza del visto temporaneo e vi rimangono illegalmente. Il terzo gruppo riguarda le cancellazioni di visti, mentre il quarto è rappresentato dagli arrivi irregolari via mare in un porto marittimo (1 caso tra il 2016 e il 2017). (lp)

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