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I primi 40 anni dell’ambulatorio Biavati: “La nostra è sanità umana”

Nato nel 1978 per offrire assistenza medica ai senzatetto italiani, dal 1990 cura anche gli immigrati irregolari. Medici generici e specialistici curano, gratuitamente, oltre 2.500 persone ogni anno. Cevenini (Confraternita della Misericordia): “Contribuiamo alla pace sociale”

24 ottobre 2018

BOLOGNA – Quarantamila persone accolte in quarant’anni, al ritmo – negli ultimi anni – di 2.500 l’anno. Sono i numeri dell’ambulatorio Irnerio Biavati, nato nel 1978 per curare i senzatetto italiani, primo ambulatorio in Italia a essere specializzato in malattie della povertà e dell’emarginazione. “Siamo cresciuti e nel Novanta l’azienda sanitaria locale ci ha chiesto di estendere la nostra assistenza anche agli immigrati irregolari”, ricorda Marco Cevenini, presidente della Confraternita della Misericordia, fondatrice della struttura.

L’ambulatorio è aperto tutti i giorni – Natale, Capodanno, Pasqua, Ferragosto compresi – dalle 17.30 alle 19. Ogni sera arrivano 70-75 persone. Si tratta nella maggior parte dei casi di persone tra i 25 e i 65 anni, nel 65 per cento dei casi sono maschi. “Nel 2017 abbiamo visto crescere gli ingressi della fascia 15-25 anni, dobbiamo ancora capirne le ragioni”, specifica Carlo Lesi, responsabile dell’ambulatorio. In più della metà dei casi si tratta di persone che hanno o malattie della pelle, malattie dell’apparato locomotore, malattie dell’apparato digerente, malattie dell’apparato respiratorio. “Sono persone che camminano molto durante il giorno e la notte spesso dormono all’addiaccio – continua Lesi –. Hanno problemi a schiena, collo, ginocchia. I problemi respiratori aumentano d’inverno. Le loro, di norma, sono polipatologie”.

Nel 2017 i pazienti sono stati 2.945 (2.392 nel 2016) e hanno richiesto 3.859 visite, di cui 481 specialistiche in sede. In oltre il 90 per cento dei casi si tratta di persone di origine straniera: Romania, Marocco, Paesi del Maghreb (Tunisia, Algeria), Asia meridionale (Pakistan, Bangladesh). “Queste persone si ammalano qui, non portano malattie dai loro Paesi d’origine – ribadisce Cevenini –. La causa sono le condizioni ambientali, il fatto che nella stragrande maggioranza dei casi non abbiano una casa è il primo fattore di rischio”.

Sono una ventina i medici che orbitano attorno alla struttura, tra generici e specialisti (che variano in base alla disponibilità). Tutti lavorano gratuitamente: si tratta di medici in pensione o di giovani. Se si tratta di laureandi, “fanno affiancamento, ci portano le novità e ci aiutano con la gestione informatizzata”, sorride Lesi. Chi invece ha già fatto l’esame di abilitazione dopo un primo periodo di affiancamento lavora in autonomia. Ci sono anche 3 farmacisti (la farmacia è composta da medicinali forniti dall’Ospedale Maggiore, da medicinali ceduti da privati e controllati dai farmacisti e, una volta all’anno, da medicinali provenienti dal Banco farmaceutico), un’infermiera che si occupa delle medicazioni e tanti operatori volontari. Gli ambulatori in totale sono 5: a disposizione, anche un ecografo di ultima generazione. Da febbraio 2017 sono attive 2 nuove collaborazioni: una con Ant e una con alcuni dentisti. Quest’ultima si chiama “Togli il dolore al dente”: “Non facciamo impianti, ma alleviamo il dolore. Abbiamo già inviato ai dentisti circa 40 pazienti”, continua Lesi.

“È importante sottolineare come da noi i pazienti non trovino solo un consiglio medico, ma anche una risorsa umana, pronta ad ascoltarli e a dar loro conforto – specifica Cevenini –. Questo è il nostro plus: da noi i pazienti si sentono accolti come uomini. Così, anche chi ha un atteggiamento aggressivo, prova a riconciliarsi con il mondo che l’ha emarginato. È quella che si chiama ‘sanità umana’”.

E proprio la sanità umana sarà uno dei temi su cui verterà il convegno “L’ambulatorio Biavati e la salute degli esclusi” in calendario sabato 27 ottobre dalle 8.45 in Cappella Farnese a Palazzo d’Accursio, organizzato proprio per celebrare i primi 40 anni di questa realtà bolognese. Ma si parlerà anche della necessità di trovare alloggi adeguati, “che auspichiamo torni al centro delle scelte politiche. La casa è la medicina preventiva per la salute della popolazione”, ammonisce Cevenini.

L’ambulatorio Biavati ricopre anche un ruolo chiave in termini di sicurezza pubblica, termine molto in voga ultimamente – ricorda il presidente –. Perché chi viene accolto non delinque, non nutre sentimenti di ritorsione, ma di riconoscenza. Accogliere dignitosamente è una scelta efficace: lo dimostra la nostra storia lunga 40 anni. Tra le 40 mila persone che abbiamo incontrato, una sola ha dato vita a una situazione pericolosa di delinquenza, la ricordiamo bene. Con tutti gli altri non è mai successo nulla. La nostra opera porta un beneficio diretto, certo, ma anche uno indiretto sulla sanità pubblica. Abbiamo una funzione di pace sociale: è questo il nostro contributo alla città”.

Quarant’anni fa eravamo tutti molto giovani – ricorda Paolo Mengoli della Confraternita –. Oggi vogliamo ringraziare il dottor Gian Lorenzo Massa e l’anatomopatologo Antonmaria Mancini che diedero vita a questo ambulatorio; tutti i medici che, a titolo volontario, ci permettono di aprire tutti i giorni; a chi ci ha sostenuto e continua a sostenerci economicamente, come Irnerio Biavati a cui è stata intitolata la struttura. Grazie anche a Gavino, il nostro primo paziente, a cui nel 1978 Mancini diagnosticò la pellagra”. (Ambra Notari)

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